Napoli, esclusa dal progetto sanitario perché adulta: stop al centro diurno per 52enne disabile
«Appena si sveglia, si prepara e si mette vicino alla finestra. Aspetta il pulmino che dovrebbe portarla al centro diurno per disabili. Ma lei lì non andrà mai più...
«Appena si sveglia, si prepara e si mette vicino alla finestra. Aspetta il pulmino che dovrebbe portarla al centro diurno per disabili. Ma lei lì non andrà mai più perché non le è stato rinnovato il progetto». La chiamiamo Anna. È la sorella di Rosa (altro nome di fantasia), una donna di 52 anni cerebrolesa che soffre di epilessia. Dal 1 ottobre non le è stato rinnovato dall’Asl Napoli distretto 32 il “contributo” per andare a svolgere attività all’istituto don Orione. Dal 1 ottobre è a casa, con la sorella, con il cognato o con i nipoti adolescenti, qualche volta da qualche amica di famiglia che può farle compagnia perché in casa sua tutti lavorano e i ragazzi vanno a scuola.
IL RACCONTO
«Da quando i nostri genitori sono scomparsi, sedici anni fa, mia sorella è con me - racconta Anna- All’epoca lei frequentava il centro Ester che poi ha chiuso. Abbiamo capito come muoverci e dalla fine del 2011 è stata presa in carico al centro Don Orione che ha frequentato ininterrottamente perché altre alternative di inserimento non ci sono, soprattutto per quanto riguarda la riabilitazione. È l’unico posto dove ha potuto fare riabilitazione, fisioterapia, ginnastica frequentare persone». La procedura per il rinnovo del progetto, ci spiega la sorella, è sempre lo stesso: attraverso la Porta Unica di accesso per l’assistenza territoriale, il paziente viene sottoposto ad una valutazione multidimensionale, perché fatta da più professionisti: medico curante, neurologo dell’Asl, dirigenti Asl, Comune di Napoli. Dopo la valutazione viene redatto un progetto, chiamato Pai, che si conclude con l’autorizzazione da parte dell’Asl all’attivazione del servizio regime semiresidenziale. «Questo avviene tutti gli anni - spiega ancora Anna - Ogni anno viene rinnovato, e già questo per me è un’anomalia perché mia sorella non potrà mai migliorare: la terapia l’aiuta ad avere una vita più dignitosa. È come una bambina...». E continua: «Anche quest’anno il 30 settembre è scaduto il progetto del 2025. Stranamente, però, a giugno sono stata convocata dall'assistente sociale, che mi dice che mia sorella risultava scoperta da gennaio perché c’era stato un adeguamento delle tariffe. Altra cosa strana, l’assistente mi dice la valutazione si è già svolta. Ma io, in quanto tutrice ed unico familiare non sono stata convocata. Così ho riattivato di nuovo la procedura ma la convocazione non è mai arrivata. Il 17 settembre il mio avvocato ha presentato una diffida per chiedere la convocazione dell'incontro ma ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta. Non so neanche perché mia sorella non è stata ripresa al centro».
L’ASL
Al distretto 32 nessuno è autorizzato a parlare. Ma qualche informazione viene data. In effetti, secondo l’Asl, che copre i territori di Barra, San Giovanni e Ponticelli, dopo 13 anni di presa in carico della paziente da un punto di vista sanitario sono stato raggiunti ampiamente gli obiettivi. Questa, almeno, l’esito della valutazione multidimensionale pertanto, vista anche l’età della paziente, 52 anni, è stato predisposto per lei un “progetto di vita”. In cosa consiste il “progetto di vita”? In un percorso di formazione attivato in base alle attitudini della paziente. Perché per Rosa, 52 anni, secondo l’Asl si è fatto tutto il possibile.
LA MUNICIPALITÀ
La giunta della Municipalità, presieduta da Sandro Fucito, nei giorni scorsi ha deliberato una verifica tecnica della posizione sanitari a di Rosa e ha lanciato anche un censimento per verificare quante altre famiglie si trovino in queste condizioni.