Bonus mamme, al Sud «salvadanaio familiare» fino a 720 euro l?anno
Il Mattino

Bonus mamme, al Sud «salvadanaio familiare» fino a 720 euro l?anno

Mercoledì 26 agosto 2026
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Il cantiere della manovra economica non è stato ancora aperto ufficialmente. Ma nel menù degli interventi un posto quasi sicuro è quello riservato al cosiddetto ?bonus...

Il cantiere della manovra economica non è stato ancora aperto ufficialmente. Ma nel menù degli interventi un posto quasi sicuro è quello riservato al cosiddetto “bonus mamme”. Una misura che costerebbe, secondo le stime degli uffici del Parlamento, circa 640 milioni di euro e che potrebbe avere un effetto significativo soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’occupazione femminile e, in particolare, quella delle madri continua a viaggiare molto al di sotto dei livelli del Centro-Nord. A indicare quanto il sostegno sia rilevante per le regioni meridionali basta scorrere i dati dell’Inps sui pagamenti effettuati aggiornati a luglio del 2026. Su 650.098 lavoratrici che hanno percepito il bonus mensile allora fissato a 40 euro, 201.974 risiedevano nel Sud e nelle Isole, il 31,1% del totale nazionale. Una quota nettamente superiore a quella registrata dal Mezzogiorno per l’altra forma di sostegno alle madri, l’esonero contributivo riservato alle lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli: in questo caso le beneficiarie meridionali sono state 36.255, il 20,2% delle 179.169 complessive.

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LA CAMPANIA

La Campania è la regione del Sud con il maggior numero di beneficiarie del bonus mensile: 53.407, pari all’8,2% del totale italiano e a oltre un quarto dell’intera platea meridionale. Seguono la Puglia con 44.913 lavoratrici, la Sicilia con 43.333, la Calabria con 23.171, l’Abruzzo con 15.251 e la Sardegna con 12.994. In Campania si aggiungono inoltre 9.637 madri che nel 2025 hanno usufruito dell’esonero contributivo. Complessivamente, dunque, le due misure hanno interessato oltre 63 mila lavoratrici campane. La partita della proroga del Bonus mamma è, ovviamente, ancora da giocare, bisognerà verificare gli effettivi margini finanziari a disposizione del governo e, soprattutto, misure le risorse a disposizione con i vincoli europei.

LA MANOVRA

Secondo le prime indicazioni, la manovra del 2027 dovrebbe viaggiare fra i 35 e i 40 miliardi di euro. Una dota sensibilmente superiore rispetto a quella degli ultimi anni. E dal Parlamento è già arrivata la richiesta di confermare il sostegno destinato alle lavoratrici con figli. A spingere per la proroga è stato, tra gli altri, il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, che ha inserito il bonus mamme fra le misure da confermare insieme alla detassazione degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, ai bonus per i nuovi nati e agli incentivi per gli asili nido. Sul fronte del lavoro, intanto, la ministra Marina Calderone punta a blindare i circa 2 miliardi già previsti per il 2026, destinandoli agli incentivi per le assunzioni e alla formazione, con particolare attenzione a giovani, donne e categorie più deboli. Il bonus mamme riconosce alle lavoratrici madri dipendenti, con l’esclusione del lavoro domestico, e alle autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie un contributo mensile di 60 euro, fino a un massimo di 720 euro l’anno. Per accedere al beneficio occorre avere un reddito da lavoro non superiore a 40 mila euro annui. Nel caso delle madri con due figli, il contributo spetta fino al compimento dei dieci anni del più piccolo; per quelle con tre o più figli che non beneficiano dell’esonero contributivo, il limite sale a 18 anni. La somma, erogata dall’Inps su domanda, non concorre alla formazione del reddito imponibile e non incide sull’Isee. La manovra 2026 ha già rafforzato il sostegno, portandolo da 40 a 60 euro al mese. Ma è nel Mezzogiorno che il bonus assume un significato particolare.

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Non tanto, o non soltanto, per il valore economico del contributo, quanto perché interviene in un’area dove la distanza rispetto al resto del Paese sul lavoro femminile resta molto ampia. Secondo i dati Istat il tasso di occupazione delle madri con figli minori nel Sud si ferma intorno al 42%. Un livello che fotografa una fragilità strutturale: molte donne, soprattutto dopo la nascita dei figli, restano fuori dal mercato del lavoro oppure finiscono per rinunciare all’occupazione. Tra le madri con due figli interessate dall’agevolazione il 56,9% risiedeva nelle regioni settentrionali. Inoltre, il 41% delle beneficiarie lavorava part-time, un altro indicatore della difficoltà di conciliare occupazione e carichi familiari. Oltre l’83% aveva un’età compresa tra 35 e 49 anni. Dal 2027 dovrebbe poi entrare a regime il nuovo esonero contributivo strutturale previsto dalla legge di Bilancio 2025 e successivamente rinviato. Riguarderà le madri lavoratrici con almeno due figli, entro determinati limiti di reddito, comprese le autonome non forfettarie, ma modalità operative e misura effettiva dovranno essere definite dai provvedimenti attuativi. La prossima legge di Bilancio dovrà quindi sciogliere un nodo non secondario: come raccordare il bonus da 60 euro con il nuovo sistema di decontribuzione.

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