Terzigno, ?litiga con un compagno: 14enne arriva a scuola con un coltello nello zaino
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L’ambiente nuovo, gli orari da imparare, i compagni di banco con cui tessere rapporti e amicizie: il quattordicenne che giovedì mattina al liceo scientifico di Terzigno, il plesso in via Avini dell’Istituto Superiore “Striano-Terzigno”, è stato trovato con un coltello nello zaino, è alle prese, da giorni, con le stesse dinamiche di tutti i ragazzi della sua età, quando prende il via il nuovo anno scolastico.
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LA SCOPERTA
Niente grilli per la testa, poche preoccupazioni, apparentemente. Piuttosto, un rapporto burrascoso con un suo coetaneo: liti nell’ora di ricreazione, qualche spintone, una rivalità conclamata. Ed è proprio per «risolvere» questo conflitto che al ragazzo è venuta una cattiva, pessima idea: portare in classe un coltello, uno di quelli da cucina, con una lama da diciotto centimetri. Il quattordicenne lo ha nascosto nello zaino, ma il nascondiglio è stato scoperto molto presto. A notare qualcosa di anomalo è stato un insegnante, la cui segnalazione ha spinto la dirigente scolastica Rosaria Murano a controllare lo zaino e a trovare l’arma. È lei, secondo la ricostruzione dei carabinieri, ad aver allertato la stazione dell’Arma di Terzigno.
LE PRIME INDAGINI
I militari sono arrivati a scuola, hanno sequestrato il coltello e atteso l'arrivo della madre del ragazzo. Poi i primi accertamenti, con la ricostruzione dell’acceso diverbio con un compagno di classe: un dettaglio che gli investigatori considerano centrale per capire il contesto del gesto. Il ragazzo, va detto, non ha provato a nascondere l’arma né a negare l'evidenza: ha collaborato fin da subito con chi lo interrogava. È stato comunque denunciato per porto abusivo di arma, ma della vicenda ora si occuperanno il Tribunale dei Minori e gli assistenti sociali.
I PRECEDENTI
Quello di Terzigno è solo l'ultimo episodio di un fenomeno nelle scuole che la Prefettura di Napoli osserva da mesi con crescente attenzione. Dal primo gennaio ad agosto, i carabinieri del comando provinciale hanno sequestrato 150 armi improprie, tra lame e tirapugni, e 78 armi da fuoco. Sono 44 le persone arrestate per porto e detenzione abusiva di armi, 138 quelle denunciate. Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, legge nella vicenda la conferma di un metodo che vorrebbe estendere a tutto il territorio metropolitano. «Il dirigente scolastico ha svolto pienamente il proprio ruolo», osserva, ricordando che la prevenzione nasce anche dalla capacità di «fare rete e di intercettare tempestivamente» le situazioni a rischio. Nei prossimi giorni saranno intensificati i controlli davanti agli istituti scolastici, «con una particolare attenzione alla prevenzione del possesso di armi», anche attraverso l'uso di metal-detector nei limiti previsti dalla normativa vigente. Ma per il prefetto la sola repressione non basta: «La sicurezza dei giovani non può essere affidata esclusivamente all’attività repressiva», e serve un’azione costante di educazione alla legalità, ascolto e prevenzione, costruita insieme a dirigenti, docenti, famiglie e istituzioni locali, perché nessun segnale, la prossima volta, resti inosservato.
LE REAZIONI
Intanto a Terzigno, comunità di meno di 20mila abitanti, dove ci si conosce quasi tutti per nome, la vicenda ha scosso non poco. La dirigente scolastica Murano (il liceo scientifico fa parte dell'Isis “Striano-Terzigno” che comprende anche un alberghiero a Striano) rivendica per il suo liceo un profilo diverso da quello che l’episodio, preso da solo, potrebbe suggerire: un istituto che investe su progetti, collabora con le associazioni del territorio, costruisce percorsi con la comunità. «La tempestività con cui la scuola è intervenuta testimonia quanto i docenti e il personale siano attenti alla prevenzione e alla vigilanza», scrive la preside in una nota, ribadendo che si è trattato di «un caso isolato», che non rispecchia il clima quotidiano di un liceo che descrive come «sereno, accogliente, sicuro e gioioso», dove centinaia di studenti crescono e si formano ogni giorno con serietà e impegno. «La scuola - aggiunge - vive di relazioni positive, un corpo docente attento e famiglie collaborative, e proprio dalla capacità di fare rete con enti locali, associazioni e forze dell'ordine trae la possibilità di intervenire prima che una situazione di disagio degeneri». «Non giudica né etichetta», scrive ancora Murano: uno dei punti di forza dell'istituto è l'essere inclusivi, con ogni studente in difficoltà accompagnato, mai lasciato solo. La sicurezza dei ragazzi, ne è convinta, passa soprattutto dall'educazione alla legalità e dalla cura delle relazioni, prima ancora che dai controlli. La preside chiude ringraziando i carabinieri per la collaborazione e le famiglie per la fiducia che ripongono ogni giorno nella scuola.