L?intervista Chiara Braga: «Ok alle primarie ma senza lacerazioni modello Napoli per governare il Paese»
Chiara Braga, capogruppo alla Camera del Partito democratico, due giorni fa ospite alla Festa dell'Unità provinciale di Caserta, affronta tutti i nodi che attraversano il centrosinistra...
Chiara Braga, capogruppo alla Camera del Partito democratico, due giorni fa ospite alla Festa dell'Unità provinciale di Caserta, affronta tutti i nodi che attraversano il centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche: dalle primarie ai rapporti con il Movimento 5 Stelle e le forze centriste, fino al giudizio sull’operato del governo Meloni. E guarda anche al modello Napoli e Campania, dove una coalizione larga ha trovato un punto di sintesi attorno all’amministrazione Manfredi.
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Il Pd è pronto a sostenere le primarie e Schlein ha già detto di essere in campo. Ma con quali regole e soprattutto con quali alleati si dovrebbe arrivare alle primarie del centrosinistra?
«Decideremo con le altre forze della coalizione che stiamo costruendo, ma ora la priorità è stringere su un programma chiaro e condiviso che metta al centro i problemi che affrontano le persone ogni giorno e su cui la destra ha fallito: lavoro, sanità e scuola pubbliche, costo dell’energia».
Giuseppe Conte sembra intenzionato a misurarsi nelle primarie. È possibile immaginare una competizione Schlein-Conte senza trasformarla in uno scontro interno che lasci ferite nella coalizione?
«Se la strada scelta sarà quella delle primarie sono certa che saranno una grande prova di democrazia e di mobilitazione del popolo del centrosinistra, senza lacerazioni».
Se le primarie dovessero essere il passaggio per scegliere il candidato premier, il Pd è disposto ad accettare qualsiasi esito e a sostenere fino in fondo chi uscirà vincitore dalla consultazione?
«Le primarie sono parte del nostro Dna. Ma soprattutto abbiamo ben chiaro che non possiamo commettere gli stessi errori di quattro anni fa quando ci siamo divisi. L’obiettivo è chiaro: stare uniti su un programma condiviso per battere questa destra».
Pd, M5s, Avs e le forze centriste possono davvero stare dentro lo stesso progetto?
«Con questa stessa coalizione abbiamo già vinto appuntamenti elettorali importanti e governiamo insieme e bene in tanti territori. Noi crediamo che costruire una coalizione larga e inclusiva, con le forze politiche alternative alla destra e aperta alle tante energie che ci sono nella società, è la strada giusta per proporre al Paese un progetto chiaro di governo».
Italia Viva con Renzi può essere parte del progetto?
«Sì. Del resto con Italia viva in Parlamento abbiamo già contrastato tante scelte del Governo e trovato una convergenza su molte proposte condivise anche con i nostri alleati del M5s e Avs».
A un anno circa dalle elezioni politiche, qual è il giudizio politico che il Pd vuole sottoporre agli elettori sull’operato del governo?
«Meloni si ostina a raccontare un Paese che non c’è e gli italiani stanno peggio di come stavano 4 anni fa. Il loro fallimento è soprattutto sul terreno economico e sociale - le liste d’attesa che non si riducono, i salari che sono i più bassi d’Europa mentre il costo dell’energia pesa in modo insostenibile sui bilanci di famiglie e imprese. Ma la loro propaganda li ha portati a fallire anche sulla sicurezza, che cercano strumentalmente di scaricare sui sindaci».
Qual è la proposta concreta che dovrebbe caratterizzare l’alternativa a Meloni?
«In questi anni abbiamo costruito tante proposte concrete che delineano un’altra idea di Paese: portare gli investimenti nel servizio sanitario nazionale alla media europea, rilanciare le politiche industriali per tornare a crescere, difendere la dignità del lavoro con l’introduzione del salario minimo legale e un congedo paritario obbligatorio per entrambi i genitori. Perché per noi le donne sono una risorsa straordinaria e non quello stereotipo vergognoso di madri e mogli fedeli con la gonna lunga che ha in testa Tajani».
A Napoli il centrosinistra ha costruito con Manfredi una coalizione molto ampia, poi riproposta anche in Regione. Quel modello, fatto di Pd, M5S, forze progressiste, civiche e centriste, può funzionare anche a livello nazionale?
«Napoli e la Campania sono la dimostrazione che il centrosinistra unito sa stare insieme su un progetto condiviso e sa governare bene. Lo faremo anche nel Paese, perché non vogliamo lasciare a questa destra il destino dell’Italia e dell’Europa».