L'intervista al ministro Andrea Abodi: «Coppa America modello di crescita: spazio ai giovani»
Andrea Abodi - Ministro per lo Sport e i Giovani - cominciamo dall'inizio: perché il Governo ha scelto Napoli per ospitare la coppa America? «Napoli è stata...
Andrea Abodi - Ministro per lo Sport e i Giovani - cominciamo dall'inizio: perché il Governo ha scelto Napoli per ospitare la coppa America?
«Napoli è stata riconosciuta, a partire da Team New Zealand vincitore dell’ultima edizione, come il luogo naturale per la 38a America’s Cup. Ha il mare e il vento, la scenografia e il paesaggio, la passione sportiva e un rapporto unico con il Mediterraneo ma, soprattutto, ci ha offerto l’opportunità di legare un grande evento internazionale a progetti concreti di sviluppo sostenibile: dalla rigenerazione di Bagnoli al rafforzamento dell’economia del mare. Vogliamo che il mondo apprezzi Napoli e che questa meravigliosa città ne esca più forte, rafforzando tutto il sud e l’Italia intera».
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Scelta lungimirante, a Napoli dal giorno in cui è stata ufficializzato l’arrivo delle regate è scoppiata la febbre da America’s Cup: la legacy di questo evento globale cosa può lasciare alla città?
«Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha una visione chiara e lo ha dimostrato anche con i Giochi del Mediterraneo appena terminati e, prima ancora, con le Olimpiadi e Paraolimpiadi invernali di Milano Cortina. La vera eredità dell’America’s Cup non sarà una fotografia del 2027, ma ciò che resterà quando i team avranno lasciato il Golfo, magari nel 2029. Penso a Bagnoli che tornerà a vivere, agli spazi dedicati alla cittadinanza, a nuove competenze, a una maggiore consapevolezza della forza dell’economia del mare e nuove opportunità che continuino a produrre valore per la comunità. L’America’s Cup è un acceleratore, non una parentesi, il vento di questo straordinario evento continuerà a soffiare anche dopo la Coppa».
Lei è il ministro per i Giovani, in che modo i ragazzi di Napoli possono trarre opportunità di lavoro da questa manifestazione?
«Un evento come questo non porta soltanto visitatori, ma anche nuove opportunità soprattutto per i giovani. La sfida è fare in modo che proprio loro siano protagonisti, non semplici spettatori. Dalla nautica alla tecnologia, dall’accoglienza alla comunicazione, dalla logistica ai nuovi mestieri del mare, ci sono filiere da costruire, professionalità da formare e nuovi spazi lavorativi da mettere a disposizione. L’America’s Cup può diventare un’aula a cielo aperto, dove la passione diventa competenze che incontrano il lavoro, alimentando sinergie con la scuola, l’università e le imprese. Per questo con il Ministro Valditara abbiamo voluto legare questo evento ai Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento delle scuole superiori, per trasformare un grande evento in esperienza formativa e di orientamento».
Tra 3 giorni iniziano le preregate della Louis Vuitton e a Napoli sono attesi oltre 600mila turisti, la città è strapiena di visitatori, cosa bisogna fare per trattenerli?
«Le preregate sono il motivo per arrivare a Napoli, ma non l’unico per restare. Dobbiamo trasformare la curiosità per la competizione in desiderio di conoscere la città e la Campania: cultura, natura, arte e storia, enogastronomia, borghi, isole e territorio. Il vero obiettivo è trasformare il visitatore dell’America’s Cup in un ambasciatore di Napoli. Se parte con la voglia di tornare, abbiamo già costruito una parte importante della eredità che auspichiamo».
Napoli “Capitale europea dello sport” ha mostrato un volto nuovo non solo al Paese ma c'è carenza atavica di palazzetti dello sport, di infrastrutture. Come si può far crescere la città da questo punto di vista?
«Napoli Capitale europea dello Sport, uno status per molti obiettivi: più luoghi accessibili e gratuiti dove bambini, adolescenti e famiglie possano praticare sport vicino casa. È esattamente la filosofia di Sport Illumina, un progetto che abbiamo affidato alla nostra società «Sport e salute» e stiamo sviluppando in 85 città, con spazi sportivi aperti, di tutti e per tutti. Solo in Campania ne sono previsti otto tra i quali spicca sicuramente Caivano, ma anche Casalnuovo, in località Licignano, inaugurato proprio ieri, e Casoria che apriremo giovedì nella Villa Comunale di Arpino. A questi poi seguiranno Napoli nel Parco “Salvatore Costantino”, Aversa, Torre del Greco, Salerno e Benevento. Se Napoli vuole crescere attraverso lo sport, la vera eredità devono essere le palestre scolastiche e più spazi sicuri, gratuiti e accessibili dove ragazzi e ragazze possano praticarlo vicino casa. È così che un grande evento diventa parte delle politiche pubbliche e lascia un’eredità concreta alla città».
La sinergia Istituzionale Governo-Comune ha portato in dote 1,2 miliardi per la rinascita di Bagnoli – ferma da 30 anni - che sarà la base operativa dell'evento America’s Cup: è un modello replicabile?
«Stiamo dimostrando che, quando l’obiettivo è il bene comune, le istituzioni possono lavorare insieme anche partendo da posizioni diverse. Bagnoli ne è un esempio: dopo trent’anni di attesa, grazie a una visione condivisa, risorse adeguate e responsabilità chiare, questo luogo può diventare un laboratorio di rigenerazione urbana, ambientale e sociale. L’America’s Cup è un’opportunità per accelerare questo percorso. È questo il modello che il Governo vuole affermare: fare sistema e trasformare una grande occasione in un progetto concreto di sviluppo».
Lo sport declinato come “grandi eventi” è motore di sviluppo funziona: dalla blue economy all’altissima tecnologia, è un modello che può essere stabilizzato?
«Assolutamente sì, e questa è la vera sfida: fare in modo che ciò che un grande evento genera diventi strutturale. L’America’s Cup può rafforzare il rapporto di Napoli con il mare e valorizzare la filiera della blue economy, dalla nautica alla cantieristica, dalla ricerca all’innovazione, fino al turismo, creando nuove competenze e opportunità per i giovani. L’eredità deve tradursi in infrastrutture, relazioni, e capacità di attrarre investimenti. Così l’evento diventa un acceleratore della crescita e della proiezione internazionale di Napoli e del Mezzogiorno. Senza mai dimenticare di parlare alla comunità e di saperla ascoltare».