Navi giganti, chiesti al Mit piani e fondi straordinari per la sicurezza del porto
Il Mattino

Navi giganti, chiesti al Mit piani e fondi straordinari per la sicurezza del porto

Martedì 22 settembre 2026
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È stato messo in sicurezza in tempi record il molo Angioino del porto di Napoli, per tre fossi che si erano formati al di sotto dei cassoni cellulari delle banchine. Un intervento delicato...

È stato messo in sicurezza in tempi record il molo Angioino del porto di Napoli, per tre fossi che si erano formati al di sotto dei cassoni cellulari delle banchine. Un intervento delicato e silenzioso che ha evitato il blocco delle attività sulla infrastruttura più importante del porto di Napoli. Il molo Angioino è infatti quello dove attraccano le navi da crociera, settore che quest’anno si avvia a toccare un altro record. Ma il tema di fondo rimane sempre lo stesso: la necessità di consolidare strutture che sono sempre più stressate dal gigantismo navale. E questo, naturalmente, richiede investimenti sulle infrastrutture che non possono più attendere.

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Le tecnologie

Le grandi navi da crociera che solcano i mari e approdano al porto di Napoli hanno raggiunto ormai dimensioni che solo venti anni fa sembravano impensabili. Le navi di ultima generazione, pur essendo dotate di strumentazioni sofisticatissime, hanno motorizzazioni prodiere e poppiere che in fase di ormeggio e disormeggio generano flussi di acqua così potenti da compromettere al stabilità dei fondali e delle banchine. A lanciare l’allarme è la Port Authority che nei giorni scorsi si è vista costretta a chiedere finanziamenti straordinari alla direzione generale del ministero dei Trasporti per adeguare le banchine del molo Angioino, cioè quello a ridosso di piazza Municipio che ospita la Stazione Marittima, realizzata nel primo ventennio del secolo scorso su progetto di Cesare Bazani e che assicura, con oltre un chilometro di banchine, l’ormeggio delle navi da crociera: un traffico in costante crescita che quest’anno ha superato 1,8 milioni di passeggeri all’anno. Ad oggi il molo Angioino funziona regolarmente e le banchine sono pienamente operative. Tanti gli interventi straordinari nel tempo ma il gigantismo navale pone problemi che richiedono attività radicali.

Gli interventi

A luglio scorso Port Authority e Terminal Napoli sono state costrette a intervenire con urgenza per tre fossi posti che si sono formati al di sotto dei cassoni cellulari delle banchine. Uno di questi fossi aveva raggiunto, per la propulsione delle eliche in fase di manovra, un’ampiezza di oltre 2 metri dalla quota di imbasamento. In poche parole i nuclei subacquei intervenuti riuscivano agevolmente a penetrare al di sotto del piano di appoggio delle strutture portanti, restando in piedi sul fondale. Lavorando h24, Port Authority e Terminal Napoli, in accordo con la Capitaneria di Porto di Napoli che ha sempre garantito una piena e pronta assistenza, hanno realizzato un ambizioso intervento di ripristino riempiendo i fossi con materiale arido di scogliera e pompando calcestruzzo nelle cavità che si erano formate. Un intervento che ha richiesto oltre mille tonnellate di materiale di cave e oltre 250 metri cubi di calcestruzzo, oltre alla formazione di un confinamento verso mare con oltre 1.200 sacchi di juta riempiti con sabbia e cemento. Il tutto compiuto con lavorazioni anche notturne che hanno consentito di rinunciare solo a pochissimi accosti, ripristinando già il 7 agosto scorso le condizioni di sicurezza. Ad oggi in atto solo locali interventi di ripristino superficiale degli impianti che erano stati danneggiati. La formazione di una nuova piattaforma su pali con una bitta da 200 tonnellate posta in radice alla banchina ha garantito ulteriormente la sicurezza dello scalo.

Dal punto di vista tecnico, i maggiori danni alle banchine sono provocati da navi che montano propulsori Azipod. Gruppi poppieri di spinta che possono ruotare di 360 gradi. Vengono azionati proprio per spinte contro le banchine quando la nave deve allargare la poppa. Poi ci sono i trust, le eliche trasversali, che pure spingono flussi di acqua contro le banchine. E sono questi gli impianti che, man mano che le navi aumentano di dimensione, provocano maggiori danni alle infrastrutture.

Le banchine del molo Beverello, pur conservando la loro efficienza, necessitano di consistenti interventi per approfondire i fondali e soprattutto per garantire che nessun fenomeno analogo a quello rilevato nell’estate scorsa possa ripetersi. Ma soprattutto per garantire la piena funzionalità di questa importante infrastruttura che è individuata nei piani di emergenza del rischio Vesuvio e del rischio Campi Flegrei come area di incontro e possibile allontanamento a mezzo nave. Una questione rilevantissima che è sul tavolo del direttore generale del Mit che interessa un bacino di utenza di oltre 630mila abitanti della zona rossa. Insomma, tutti impegnati a garantire nel prossimo futuro un’infrastruttura solida e priva di fragilità anche in situazioni di emergenza, proprio in un momento in cui il Governo sta valutando un commissariamento straordinario per il Campi Flegrei.

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