Domenico Caliendo, tocca ai legali del chirurgo interdetto: «Scagionato da una foto»
Un confronto sugli orari, o meglio, sulla scansione cronologica dell?intervento di espianto del cuore nativo di Domenico Caliendo. È il leit motiv dell?udienza dinanzi al...
Un confronto sugli orari, o meglio, sulla scansione cronologica dell’intervento di espianto del cuore nativo di Domenico Caliendo. È il leit motiv dell’udienza dinanzi al Tribunale del Riesame, che deve decidere sulla condizione dei due medici che hanno espiantato il cuore di Domenico. Come è noto, sono sospesi dalla professione sia il chirurgo Guido Oppido sia la sua vice Emma Bergonzoni. Entrambi rivendicano la correttezza del proprio lavoro in quei concitati minuti dello scorso 23 dicembra, quando - nella sala operatoria del Monaldi - arrivò un cuore donato a Bolzano ma compromesso dall’uso di ghiaccio sintetico. Aula 721, a porte chiuse, dinanzi ai giudici si discute l’accusa di falso, ipotesi a parte rispetto al filone principale di omicidio colposo. Dunque, restiamo all’ipotesi di falso, in relazione a quanto scritto nella cartella clinica due giorni dopo l’intervento di espianto-trapianto al Monaldi.
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Secondo il pm Giuseppe Tittaferrante (aggiunto Antonio Ricci) Oppido e la sua vice avrebbero cambiato tre volte versione nella definizione della cartella clinica. Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfrdo Sorge, ieri Guido Oppido era in aula. Ed è toccato ai due avvocati fare leva su alcuni punti in particolare: la maxiperizia (al termine di un incidente probatorio durato mesi) che stabilisce la correttezza dell’intervento di espianto effettuato sul piccolo paziente; ma anche una serie di screenshot ricavati da un video acquisito dalla memoria del cellulare di una infermiera presente in sala operatoria. Sono immagini che ridefiniscono - secondo la difesa di Oppido - la scansione cronologica dell’intervento. Spiegano gli avvocati Manes e Sorge: «Alle 14.26 il box frigo con il cuore donato a Bolzano è sicuramente in sala operatoria; alle 14.31 un operatore sta estraendo il cuore o tentando di estrarre l’organo donato a Bolzano, che - come sappiamo - era compromesso da ghiaccio secco; alle 14.34, il cuore di Domenico è ancora pulsante sul tavolo operatorio». Dunque - insistono i legali - si tratta di un’operazione di espianto avvenuta nel mentre si procedeva ad aprire il box frigo, anche se «in mancanza di una segnalazione di allarme da parte di chi era in sala operatoria, su cui si dovrà fare chiarezza».
Il video
Si tratta di una scansione cronologica che nasce dall’analisi di questi nuovi documenti (video e screenshot) recuperati dagli atti messi a disposizione delle parti dalla Procura. Ora il Riesame dovrà esprimersi sulla richiesta di revoca della sospensione di Oppido e della stessa Bergonzoni. Stessa determinazione nel replicare all’accusa di falso in cartella clinica da parte della vice di Oppido, difesa dal professor Vincenzo Maiello, la cui posizione è stata discussa la scorsa settimana. Ora tocca al Riesame valutare le conclusioni di accusa e difesa.
In aula
Secondo la Procura di Napoli, il processo di cannulazione, di clampaggio della aorta e di avvio della circolazione extracorporea ha avuto inizio quando non era stato ancora aperto il box frigo e nessuno aveva preso coscienza delle condizioni del cuore deteriorato dal ghiaccio secco. Difesi dall’avvocato Francesco Petruzzi, i genitori di Domenico chiedono giustizia, anche sulla scorta della maxi perizia depositata la scorsa settimana al termine dell’incidente probatorio. Anzi, la difesa dei coniugi Antonio e Patrizia Caliendo insistono su un punto: «Va valutata l’accusa di omicidio volontario, con il dolo eventuale nella gestione del post intervento».
Ma torniamo all’incidente probatorio. Nominati dal gip Mariano Sorrentino, i tre consulenti hanno precisato alcuni punti: l’intervento di espianto del cuore di Domenico è stato svolto dai chirurghi Oppido e Bergonzoni in modo corretto, rispecchiando le linee guida che prevedono - in estrema sintesi - anche la possibilità di anticipare un espianto; ci sarebbe stato invece un errore nella fase successiva, perché non è stata valutata la possibilità di usare il cuore artificiale ma si è fatto ricorso all’Ecmo che ha deteriorato gli organi del piccolo.
La fornitura
Pesanti critiche nella maxiperizia anche su quanto avvenuto a Bolzano, dove è stato fornito il ghiaccio secco che ha bruciato l’organo donato, dando inizio a una probabile catena di errori. Non si esclude che la Procura di Napoli svolga verifiche su chi a Bolzano ha autorizzato l’uso di ghiaccio secco, senza neppure premurarsi di capire cosa stesse autorizzando.