Caivano, blitz antidroga: una casalinga custodiva 3 milioni sotto la doccia
Il Mattino

Caivano, blitz antidroga: una casalinga custodiva 3 milioni sotto la doccia

Martedì 22 settembre 2026
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Più che un cruccio, una missione di vita. Sorveglianza h24, con tanto di turnazione ?familiare?, e un sacrificio totale. Persino nel momento in cui il figlio spegneva le sue...

Più che un cruccio, una missione di vita. Sorveglianza h24, con tanto di turnazione “familiare”, e un sacrificio totale. Persino nel momento in cui il figlio spegneva le sue prime diciotto candeline la moglie dell’emergente ras, casalinga quasi al di sopra di ogni sospetto, aveva in testa un solo pensiero: proteggere il tesoro del clan. Sull’agenda della Dda, però, compare all’improvviso una data cerchiata in rosso: 4 luglio 2025. È il giorno in cui il narcos Giovanni Barra, appena transitato tra le fila dei collaboratori di giustizia, mette a verbale un’informazione chiave: «È Carmela Maugeri a vigilare sul denaro che nasconde in casa. Non lascia mai l’immobile e ad aiutarla è anche la figlia quindicenne, che ha un telefono per avvertirla in caso di pericolo». Poche ore più tardi i carabinieri assediano l’appartamento di via Atellana, rione Bronx di Caivano, e diverse picconate dopo mettono le mani su un patrimonio di 3,3 milioni di euro e undici Rolex dal valore di oltre 127mila euro. Il ritrovamento di quel tesoro nascosto tra il piatto doccia e il battiscopa della cucina innesca l’accelerazione definitiva. Il punto di svolta all’alba di ieri. Trentaquattro arresti e una cosca decapitata, quella degli Angelino, che dopo la cattura dei vecchi capi aveva - in tempi record - riallungato i tentacoli sul business della droga e del racket.

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L'operazione

C’è mezzo codice penale tra le oltre mille pagine dell’ordinanza firmata dal gip Lucia De Micco. Inchiesta dei pm Francesca De Renzis, Ilaria Sasso Del Verme e Giorgia De Ponte, che sotto il coordinamento dell’aggiunto Sergio Ferrigno e del procuratore Nicola Gratteri hanno elaborato una pesantissima sequenza di accuse: dall’associazione mafiosa a quella finalizzata al traffico di stupefacenti; in mezzo decine di episodi di spaccio e armi, oltre all’immancabile baratro del racket, il marchio di fabbrica del clan Angelino. Le indagini condotte negli ultimi tre anni dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e delle Sezioni operative delle compagnie di Caivano e Casoria hanno infatti tolto il velo dal pressing asfissiante esercitato dalla cosca con base nel Bronx. Nel mirino soprattutto i costruttori edili, costretti a versare la tangente della tranquillità con la consueta, macabra cadenza: Natale, Pasqua e Ferragosto. Sullo sfondo, un dato che non fa sconti: un solo imprenditore ha trovato la forza di chiedere aiuto allo Stato, denunciando le minacce, con tanto di pistola in vista, subite dagli operai impegnati nel cantiere di via Impastato: «Smettete di lavorare e andate da chi di dovere». Un’incursione spietata, messa a segno nonostante «dal primo giorno fosse esposto il cartello che indicava l’appartenenza all’associazione antiracket».

Sfoggio social

Al vertice c’era Raffaele Zambella, che dal carcere manteneva imperterrito le redini del clan. Al suo fianco il fedelissimo nipote Roberto Maugeri, incaricato di eseguire gli ordini e garantire il sostentamento degli affiliati detenuti, compreso lo storico boss Antonio Angelino “Tibiuccio”. Un’organizzazione capace di muovere quantitativi colossali di stupefacenti. La droga arrivava direttamente da Spagna e Sud America, alimentando le piazze di spaccio dove la cocaina veniva spesso consumata direttamente sul posto, in aree blindate con la videosorveglianza clandestina. Ma oltre al denaro cash, la cosca puntava forte sul valore simbolico del lusso: gli undici Rolex custoditi dalla moglie del reggente Zambella non erano solo un bene di rifugio, per il quale è scattata l’ipotesi di autoriciclaggio, ma anche uno strumento di ostentazione da esibire sui social. Secondo il pentito Barra, i preziosi venivano acquistati «a rate tramite un intermediario che li faceva comprare da un certo Domenico dei Sette Palazzi». I proventi venivano poi accumulati in contanti nascosti tra le pareti di casa. Per gli inquirenti, il sequestro da 3,3 milioni di euro sarebbe però solo la punta di un iceberg stimato in almeno 10 milioni di euro. Intanto è scattata la custodia in carcere per Raffaele Zambella, Roberto Alfio Maugeri, Giuseppe Tammaro, Mario Marzaiuolo, Gianfranco Bervicato, Amilcare Cervo, Gennaro Laurino, Gianluca Napoleone, Silverio Di Giorgio, Pasquale Palmieri, Vincenzo De Rosa, Pasquale Avallone, Emanuele Angelo Maugeri, Luigi Chiavazzo, Mario D’Ambrosio, Biagio D’Angelo, Pietro D’Angelo, Arturo D’Angelo, Luciano Nico D’Angelo, Salvatore D’Angelo, Domenico D’Antò, Aniello Giugliano e Pasquale Varriale. Ai domiciliari, invece, Angelo Tanzillo, Alfonso Giordano, Giuseppe Caiazzo, Federico Termano, Domenico Buonocore, Roberto Montebello, Francesco Pezzella, Mauro Viziola, Giosuè Amendola, Giovanni Manzo e Alessandro Cardinale. Cala così il sipario su un monopolio criminale fondato sul terrore e l’ostentazione.

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