Case di cura, stop ricoveri: «Non abbiamo un budget»
Il Mattino

Case di cura, stop ricoveri: «Non abbiamo un budget»

Martedì 22 settembre 2026
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Circa tremila ricoveri rinviati e stop ai nuovi trasferimenti dagli ospedali pubblici verso le strutture accreditate per ricoveri medici e chirurgici, riabilitazione e lungodegenza. Non una...

Circa tremila ricoveri rinviati e stop ai nuovi trasferimenti dagli ospedali pubblici verso le strutture accreditate per ricoveri medici e chirurgici, riabilitazione e lungodegenza. Non una protesta in senso stretto quella delle Case di Cura associate all'Aiop (principale associazione di categoria), ma la conseguenza diretta dell’assenza di contratti, budget e programmazione regionale dopo nove mesi di attese. Senza contratti e senza budget si naviga a vista: le Case di cura continueranno dunque a garantire urgenze e attività non interrompibili ma i pazienti accolti nei pronto soccorso saranno assistiti e stabilizzati e poi trasferiti nelle strutture pubbliche. Si fermano, invece, i nuovi ricoveri programmati.

APPROFONDIMENTI

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Lo stallo 

«Non possiamo assumere impegni, organizzare il personale e programmare l’attività senza sapere quali prestazioni saranno acquistate e remunerate – spiega Sergio Crispino, presidente di Aiop Campania – noi lavoriamo per conto del servizio sanitario sulla base di un budget e di un contratto allo stato scaduti e non rinnovati da un anno con tariffe vecchie di decenni. Lo Stato con la Finanziaria ha previsto un incremento, per le prestazioni da acquistare dal privato accreditato. Risorse che servono per curare i cittadini e pagare il personale ma che la Regione ci nega e da trasformare in contratti e cure». Il riferimento è all’incremento del 6,5 per cento autorizzato dalla normativa nazionale. Il tetto ordinario potrebbe salire dai 664,5 milioni del 2025 a oltre 708 milioni nel 2026. Nel 2025, intanto, le strutture hanno erogato prestazioni per 804 milioni a fronte di un budget di 756 e quindi quasi 48 milioni rimasti senza copertura che gravano sulle Case di cura. Le 64 strutture accreditate dispongono di oltre 6.200 posti letto e occupano circa 10.500 addetti. Assicurano, secondo i dati Aiop, il 30 per cento delle prestazioni ospedaliere regionali con poco più del 14 per cento delle risorse pur partecipando alle reti dell’emergenza, dell’oncologia e della post-acuzie. Lo stop ora in una regione già in coda in Italia per posti letto per abitanti e gravata da una mobilità passiva superiore a 320 milioni l’anno. Migrazione attenuata negli ultimi proprio in settori in cui si è investito come l'Oncologia. Sei regioni assorbono il 75 per cento dei ricoveri in uscita, circa 86 milioni riguardano l’ortopedia ma nessuno si pone il problema di potenziare la rete ortopedica pubblica e privata.

Il fondo

Oltre 32 milioni vanno per l’assistenza post-acuzie spesso in regioni di confine come il Molise attrattive anche per il privato accreditato e che la Regione già oggi paga a monte del riparto del fondo sanitario. Numeri destinati a crescere senza le Case di cura con disagi solo per i pazienti. Irrisolto anche il nodo dei posti letto, richiesti e autorizzati ma non ancora attivati, per i pazienti in stato vegetativo (Suap) e delle strutture ex psichiatriche riconvertite.

La rete 

«Senza la componente accreditata si indeboliscono la rete oncologica, i pronto soccorso e soprattutto la riabilitazione» conclude Crispino. Critici i sindacati che vedono in pericolo i posti di lavoro: La Cisl Fp, ma anche la Cgil e la Uil, in forme diverse, contestano la sospensione e temono conseguenze per pazienti e lavoratori. «È una decisione grave, che non condividiamo che può esporre il personale al rischio della cassa integrazione», afferma il segretario generale Cisl Fp Luigi D’Emilio. Il sindacato attende un confronto urgente col presidente Fico e pur riconoscendo la legittimità della richiesta di adeguare le tariffe punta parla di «arroganza» e di «mancanza di rispetto» delle Case di cura, richiamando anche il nodo dei contratti di lavoro, fermi da otto anni nell’ospedalità e da quattordici nelle Rsa.

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