Sequestrati 3 milioni di euro sotto un vano doccia, Gratteri: «Con i beni sequestrati pago le intercettazioni»
Si fa presto a fare due conti, alla luce dei numeri del blitz messo a segno ieri mattina a Caivano: «Con l'indagine di questa mattina ci siamo pagati quasi un anno di intercettazioni...
Si fa presto a fare due conti, alla luce dei numeri del blitz messo a segno ieri mattina a Caivano: «Con l'indagine di questa mattina ci siamo pagati quasi un anno di intercettazioni solo a Napoli. E pensiamo che di queste operazioni ne facciamo diverse a Napoli». È l'analisi del procuratore partenopeo Nicola Gratteri, a margine del blitz dei carabinieri tra Caivano e Casoria (34 arrestri, sequesti di beni e di armi), a proposito dei costi della giustizia: «Se dovesse arrivare una condanna (quindi una confisca definitiva), un minuto dopo soldi e beni finirebbero al fug (fondo unico della giustizia)». Parliamo dei tre milioni e duecentomila euro incellofanati e nascosti sotto il vano doccia di un appartamento di Caivano, ma anche degli undici orologi di valore acquisiti dall'arma potrebbero ricoprire i costi delle intercettazioni di un anno intero. Riferimento specifico da parte del procuratore Gratteri «alle intercettazioni delle quali parla il ministro Nordio».
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I tagli
Ed è un dialogo a distanza quello tra Napoli e Roma, tra Centro direzionale e via Arenula, anche alla luce di un nuovo possibile terreno di confronto (e di scontro): parliamo della riforma della pianta organica, che incide non poco anche sulla Procura di Napoli. In sintesi, per un’organizzazione di competenze e funzioni, «vengono tagliati sessanta posti dalla pianta organica della Procura di Napoli», l’ufficio inquirente più numeroso d’Europa. Un taglio di una sessantina tra cancellieri e impiegati del settore amministrativo che rischia di incidere sui tempi di definizione delle indagini partenopee. Doverosa una precisazione, si tratta di una riforma su scala nazionale che riguarda anche altri uffici di Procura, che potrebbe puntare a rafforzare il settore giudicante. E torniamo a Napoli. Come è noto è stato lo stesso procuratore Gratteri a sottolineare a più riprese la necessità di rendere più spediti ed efficaci i processi a Napoli. Nel corso dell’insediamento del nuovo presidente del Tribunale Gabriella Casella, il procuratore ha ricordato che «esistono 1300 richieste di arresti in attesa di risposta nell’ufficio gip (dove lo sforzo dei giudici è massimo)», che viaggia con un gap di dieci giudici mancanti. Ed è stato ancora il procuratore a chiedere al nuovo presidente «di celebrare processi anche di pomeriggio, come avviene in tutti i tribunali del distretto. La soluzione - ha spiegato - è abolire collegi e liberare il turn over di magistrati da mandare alla sezione gip». Ora la coperta sembra accorciarsi in un altro senso: un nuovo caso riguarda questa volta gli organici del personale amministrativo. Sessanta impiegati dalla Procura ai collegi giudicanti, quali saranno gli effetti?
I jammer
Ma torniamo all’inchiesta di ieri mattina. Soldi e orologi erano conservati a casa di Carmela Maugieri, moglie di Raffaele Zambella, «una che non lascia mai l’immobile per custodire il denaro, tanto che - spiega un pentito - fa i turni con i figli, quello maggiorenne e con i figli di 15 e 16 anni, che avvertono con il telefono in caso di pericolo...». Ora soldi e gioielli sono nelle mani degli inquirenti, si attende la confisca per assicurare al Fug gli esiti dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Sergio Ferrigno. Intanto, si scopre che anche a Caivano i boss detenuti dettavano legge dal carcere. In che modo? Con i cellulari che arrivano nei penitenziari tramite i droni. C’è una novità sottolineata dal procuratore Gratteri: «Questo fenomeno - e lo ripetiamo ormai da più di dieci anni -, si può contrastare solo installando jammer nelle carceri. In questo momento si sta sperimentando un jammer in un carcere, non dico quale per motivi di sicurezza. Spero che questo sia l’inizio di inserire jammer in tutte le carceri».