San Matteo a Salerno, grande folla alla festa per l?Evangelista: «Quell?orgoglio ritrovato»
Il Mattino

San Matteo a Salerno, grande folla alla festa per l?Evangelista: «Quell?orgoglio ritrovato»

Martedì 22 settembre 2026
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Una grande festa di popolo che ha tenuto insieme fede e tradizione. Ancora una volta le celebrazioni di San Matteo sono state il catalizzatore dell?attenzione e dell?amore dei...

Una grande festa di popolo che ha tenuto insieme fede e tradizione. Ancora una volta le celebrazioni di San Matteo sono state il catalizzatore dell’attenzione e dell’amore dei salernitani e non solo. In un clima disteso, festante e denso di emozione la città ha reso omaggio ai suoi santi e anche ai suoi uomini. E lo ha fatto con una folla incredibile, superiore a quella che si era riversata nelle stradine del cuore antico negli ultimi anni. A fare da contraltare alla gioia per il passaggio delle statue, ci sono stati numerosi e prolungati applausi per il primo cittadino che non ha risparmiato abbracci e sorrisi. Vincenzo De Luca è tornato in cattedrale poco prima delle 18, ha scelto il momento nel quale le statue avevano iniziato a uscire, annunciate da don Felice Moliterno, si è messo di lato, senza cercare clamore e ha atteso che il lungo corteo si avviasse per accodarsi con la fascia tricolore al petto. Accanto a lui il questore Olimpia Abbate, il prefetto Francesco Esposito e i vertici delle forze di polizia del territorio, alle sue spalle una foltissima schiera di assessori e consiglieri comunali. È stata forse l’unica occasione nella quale il passo spedito del sindaco ha dovuto lasciar spazio a un andamento più cadenzato. «Ci ritroviamo con grande entusiasmo con la nostra comunità - ha detto durante una delle pause del lungo cammino di ieri - ricordando che quella di San Matteo è innanzitutto una festa religiosa. Da parte mia c’è tanta emozione. Ho visto tanti giovanissimi, ragazzi e ragazze che si vede che hanno ritrovato l’orgoglio di salernitani. È un momento - prosegue - commovente e coinvolgente per chi ha la passione di Salerno, per chi è legato a questa comunità e per chi, come me, ha dedicato la vita alla città. La presenza di questi giovani alla processione è un impegno in più per creare un’opportunità di vita per questi ragazzi».

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Le tappe

La processione è uscita dalla cattedrale intorno alle 18.15, con circa un quarto d’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata. Il rientro quasi quattro ore dopo con il momento più atteso: la corsa delle paranze nel risalire le scale del duomo. L’ultimo sforzo dopo un percorso di circa tre chilometri che ha attraversato i luoghi simbolo della città con tappe a piazza Portanova, di nuovo, dopo anni, a piazza Cavour per la benedizione al mare (forse la tappa che ha rallentato più di tutte l’incedere del corteo), al Comune di Salerno e poi a Largo Campo dove il passaggio delle statue è stato particolarmente difficoltoso a causa della enorme folla accorsa a salutare patrono e compatroni.

Le parole

«È una bella Salerno - ha concluso il sindaco De Luca sulle scale del duomo al rientro delle statue - abbiamo ritrovato la nostra famiglia». Gli ha fatto eco, con incredibile sintonia, il vescovo Andrea Bellandi che ha rivolto il canonico saluto alla città dalla balaustra della cattedrale: «Nel giorno di San Matteo - ha detto il vescovo - tutti si sentano parte di una famiglia, sarebbe bello che ciò accadesse anche negli altri giorni dell’anno. Desidero ringraziare chi ha collaborato per la buona riuscita di quest’evento - ha aggiunto - un ringraziamento ai volontari e alle realtà dell’assistenza che hanno permesso un corretto svolgimento della manifestazione. A tutti i portatori e insieme ai familiari che hanno addobbato le paranze, il loro impegno ha fatto sì che la processione arrivasse nel cuore della città». Poi un invito, più generale, che ha rilanciato l’appello alla pace e contro guerre e angherie perchè «si rifiuti sempre l’idea che la violenza e la forza delle armi abbiano l’ultima parola nei rapporti fra le persone, la pace inizi sempre da noi. Affidiamo anche i nostri desideri di giustizia e di salvaguardia della dignità della persona nell’ambito del lavoro, del diritto della casa, dei più deboli. Affidiamo a Matteo il nostro desiderio di vedere crescere i giovani con la speranza negli occhi e che la vita sia un valore. Il nostro santo patrono ci aiuti a rendere la chiesa una casa della misericordia, solo così annunceremo il vangelo di Gesù». Gli applausi più forti sono arrivati sul finale quando, mentre la statua di San Matteo prendeva la rincorsa per tornare a casa, il vescovo si è lasciato andare a poche e semplici parole, quelle che hanno riassunto il senso della giornata: «Viva San Matteo, viva Salerno».

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