Allarme a Taverna del Re: ecoballe tra fuoco e fumo, secondo rogo in 15 giorni
Taverna del Re brucia ancora. Per la seconda volta in due settimane, le fiamme tornano a divorare le ecoballe accumulate nel gigantesco sito di stoccaggio di Giugliano. Un nuovo incendio riaccende...
Taverna del Re brucia ancora. Per la seconda volta in due settimane, le fiamme tornano a divorare le ecoballe accumulate nel gigantesco sito di stoccaggio di Giugliano. Un nuovo incendio riaccende l’allarme in uno dei luoghi simbolo della Terra dei fuochi e della lunga emergenza rifiuti in Campania. Ancora fuoco, ancora fumo che si alza dalle piazzole da vent’anni sono ammassate tonnellate di rifiuti. E soprattutto una sequenza che adesso diventa difficile ignorare: due incendi nello stesso sito in quindici giorni.
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Il rogo è divampato nel pomeriggio di ieri in una delle piazzole che non sembrano essere interessate dalle operazioni di rimozione, almeno dalle prime immagini. E la piazzola in fumo sembra essere quasi di fronte a quella del precedente incendio. Sul posto squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale di Napoli. Il prefetto Michele di Bari ha tenuto una riunione del Centro coordinamento soccorsi. Impegnati tre camion per lo smaltimento dei rifiuti e due mezzi speciali «ragni» per lo «smassamento» del sito, in concorso con le altre forze di soccorso. Il sindaco di Giugliano Diego D’Alterio ha vietato la raccolta di prodotti agricoli nel raggio di 500 metri dall’incendio.
Le conseguenze
Uno scenario che riporta al 6 settembre, quando l’incendio coinvolse una porzione delle ecoballe già movimentate e destinate al trasferimento. L’aria nella zona era diventata irrespirabile e per giorni l’Arpac aveva registrato diossine oltre i limiti. Dopo quel rogo, il sito era finito sotto sequestro nell’ambito degli accertamenti coordinati dalla Procura di Napoli Nord.
Ora il nuovo episodio sul quale la magistratura sarà chiamata ad avviare ulteriori accertamenti per stabilire origine e dinamica delle fiamme e verificare l’esistenza di eventuali collegamenti con quanto accaduto il 6 settembre. Ed è la successione ravvicinata dei due incendi ad alimentare gli interrogativi. La pista dolosa, già presa in considerazione dopo il primo episodio, acquista maggiore rilevanza investigativa. Ma saranno soltanto gli accertamenti tecnici, le immagini delle telecamere e gli altri elementi raccolti dagli inquirenti a stabilire se qualcuno abbia appiccato il fuoco ed, eventualmente, con quale obiettivo. Se venisse accertata la matrice dolosa, la domanda successiva sarebbe: chi ha interesse a colpire a Taverna del Re? E soprattutto: qualcuno ha interesse a rallentare la rimozione delle ecoballe?
Ogni incendio e ogni conseguente attività giudiziaria rischiano infatti di interferire con il cronoprogramma delle operazioni, imponendo verifiche, delimitazioni delle aree interessate e ulteriori accertamenti prima che le attività possano procedere regolarmente. Il nuovo rogo rischia quindi di rappresentare un altro ostacolo lungo una strada già durata più di vent’anni. Taverna del Re è una delle eredità più ingombranti dell’emergenza rifiuti in Campania.
La polemica
Si infiamma anche la polemica politica. Il capo dell’opposizione in Consiglio regionale, Gennaro Sangiuliano, che una settimana fa ha promosso una manifestazione di protesta a Taverna del Re: «Intollerabile la latitanza da parte dell’assessore Zabatta e del presidente Fico dopo quello che è accaduto. Pensavamo che fosse stata presa qualche contromisura, invece, niente. Le ecoballe hanno il marchio del campo largo e di vent’anni di gestione della Regione da parte del centrosinistra».
«A questo punto il presidente Roberto Fico deve assumersi la responsabilità politica di quanto sta accadendo e rassegnare le dimissioni - dichiara Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione parlamentare Ecomafie - . Stiamo parlando dell’aria che respirano i cittadini. È grave quel che sta succedendo». Centrodestra scatenato anche con il segretarioregionale di Fi, Fulvio Martusciello: «Dopo il primo rogo che cosa è stato fatto per evitare il secondo? È questa la domanda alla quale l’assessore regionale Zabatta deve rispondere. L’assessore dica quali misure sono state adottate e perché non sono bastate a scongiurare un nuovo incendio».«La questione più urgente è la tutela dei cittadini e dei residenti - attacca il deputato della Lega Gianpiero Zinzi -. Occorre assicurare controlli ambientali tempestivi, comunicare i risultati dei monitoraggi e chiarire quali precauzioni siano necessarie per la popolazione».
La storia
Le piazzole furono realizzate per accogliere enormi quantità di rifiuti provenienti da diverse zone della regione, trasformati in balle e accumulati in attesa di una destinazione definitiva. Già nel 2017 un rogo mandò in fumo 200 quintali di rifiuti. Oggi restano un milione di tonnellate da smaltire. Bisognerà stabilire quante ecoballe ora siano state coinvolte, quale porzione della piazzola sia stata raggiunta dalle fiamme e soprattutto individuare il punto esatto dal quale è partito l’incendio. Se dovesse emergere la presenza di un innesco, lo scenario cambierebbe radicalmente. A quel punto non si tratterebbe più soltanto di capire come sia scoppiato l’incendio, ma perché e nell’interesse di chi.