«La tragedia del nazifascismo: l?importanza della memoria»
Il Mattino

«La tragedia del nazifascismo: l?importanza della memoria»

Martedì 22 settembre 2026
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Ventuno medaglie d?onore per ricordare i militari irpini internati nei lager nazisti. Ieri mattina, a Palazzo di Governo, nel Salone degli Specchi, si è svolta la cerimonia di...

Ventuno medaglie d’onore per ricordare i militari irpini internati nei lager nazisti. Ieri mattina, a Palazzo di Governo, nel Salone degli Specchi, si è svolta la cerimonia di consegna delle onorificenze conferite dal Presidente della Repubblica, nell'ambito della Giornata degli Internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. A ritirare le medaglie i familiari – figli e nipoti – degli uomini che, durante il conflitto bellico, furono deportati, internati e costretti alla prigionia e al lavoro nei lager nazisti. Sono ventuno, dunque, i cittadini dei comuni irpini che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento.

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Per Aiello del Sabato sono stati insigniti Luigi De Ciuceis, Roberto Favato, Sebastiano Milo, Ciro Preziosi e Giuseppe Spiezia, mentre per Avellino il riconoscimento è andato a Alessandro Ardolino, Pietro Carbone, Ernesto Manzo e Luigi Spagnuolo. A Bisaccia è stato insignito Antonio Mitrione, a Calitri Vincenzo Lampariello, a Contrada Giuseppe Petrozziello e a Fontanarosa Antonio Gentile. Per Grottaminarda il riconoscimento è stato conferito a Vincenzo Mazzariello, mentre Montoro annovera tra gli insigniti Guido D'Amore e Gaetano Pastore. Completano l'elenco Vittorio Mazzocca per Moschiano, Amedeo De Felicis per Nusco, Mario Caso per Quindici, Fabrizio Pietro Cavallo per Salza Irpina e Cristoforo Trerotola per Solofra.

Tra queste c'è la storia di Alessandro Ardolino, carabiniere di Torre Le Nocelle che fu catturato a Bolzano il 12 settembre 1943 e internato nello Stalag XVII A di Kaisersteinbruch, in Austria. Rientrò dalla prigionia il 12 agosto 1945. A ricordarlo il figlio Giovanni. «Ho un ricordo indelebile di mio padre - racconta Giovanni Ardolino -. Quando noi a tavola facevamo i capricci, mio padre ci ricordava che lui mangiava bucce di patate recuperate tra i rifiuti della cucina ed era uno dei pranzi migliori in prigionia».

A sottolineare il valore della memoria dei militari irpini internati è stato il prefetto Franca Fico che insieme ai sindaci ha consegnato le ventuno medaglie d'onore per rendere omaggio a «ventuno storie dell'Irpinia con la consapevolezza che questo ricordo sia un importante insegnamento per le nostre comunità. Una pagina importante della nostra storia - sottolinea il prefetto - poco conosciuta, che oggi vogliamo disvelare per tributare onore a queste persone e per rimarcare l'importanza della memoria, da tramandare ai nostri giovani». A rendere ancora più intensa e significativa la cerimonia è stata la testimonianza del prefetto, che nel suo intervento ha raccontato la storia di suo nonno, anche lui internato durante il conflitto. Militare della Marina italiana, fu catturato dai tedeschi nel porto del Pireo dopo l’8 settembre 1943 e successivamente deportato in Germania, dove venne internato in un campo e costretto a lavorare in una fabbrica che produceva utensili per la casa.

«Mio nonno era un militare della Marina italiana – racconta il prefetto Fico –. Venne fatto prigioniero nel porto del Pireo dopo l’8 settembre e internato in un campo di concentramento in Germania. Fu costretto a lavorare in una fabbrica dove si producevano utensili per la casa». Una prigionia che lasciò segni profondi, anche nel momento del ritorno a casa. «Quando tornò, nessuno della mia famiglia lo riconobbe, neanche mia madre, che era piccola e che scappò nel vedere quest’uomo così emaciato». Di quella drammatica esperienza, il nonno del prefetto portò con sé anche alcuni degli utensili realizzati durante la prigionia. Oggetti semplici, ma diventati oggi preziose testimonianze di una storia familiare e collettiva. «Portò con sé alcuni degli utensili che aveva realizzato e che io conservo ancora gelosamente», rivela il prefetto. Quegli oggetti sono ancora oggi custoditi da Franca Fico e rappresentano una traccia concreta di quella vicenda: un legame tangibile con la sofferenza vissuta da migliaia di militari italiani internati dopo l’8 settembre e, insieme, un simbolo della memoria che la cerimonia ha voluto riaffermare. La cerimonia è stata accompagnata da un momento musicale curato dagli studenti del Conservatorio Cimarosa, che hanno proposto un percorso artistico dedicato ai temi della guerra, della sofferenza, della prigionia e della speranza, contribuendo ad arricchire il significato commemorativo dell'iniziativa.

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