Garlasco, l'ex Ris Portera: «Non ho analizzato il Dna trovato sulla bici di Stasi, né firmato verbali o referti»
Giorgio Portera, genetista e ufficiale in congedo dell'Arma, ascoltato dalla Procura di Pavia nell'ambito della nuova indagine sul delitto di Garlasco precisa alcuni passaggi sugli...
Giorgio Portera, genetista e ufficiale in congedo dell'Arma, ascoltato dalla Procura di Pavia nell'ambito della nuova indagine sul delitto di Garlascoprecisa alcuni passaggi sugli ultimi elementi emersi dall'inchiesta. «Non ho eseguito personalmente l'analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso durante il mio servizio al Ris di Parma», afferma. «Il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione BU_P», precisa in merito al materiale genetico sui pedali della bici di Alberto Stasi, «deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell'ambito dell'ultima fase di lavorazione della specifica traccia».
APPROFONDIMENTIIl campione del Dna
Per Portera, «è importante distinguere con chiarezza l'attività tecnica su uno strumento dalla responsabilità dell'analisi, della valutazione e dell'interpretazione dei profili genetici, attività che, nel caso specifico, non sono mai state da me svolte. Non ho infatti mai svolto alcun sopralluogo - sottolinea -, né firmato verbali o referti». «L'attività a cui può essere ricondotto il mio accesso - prosegue il genetista - consisteva esclusivamente nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore. Non posso oggi stabilire con certezza se tale operazione sia stata materialmente eseguita da me oppure da un collega che ho fatto accedere allo strumento utilizzando la mia user». «Si trattava, pertanto, di una mera attività tecnica e strumentale, ossia l'inserimento di un campione già lavorato da altri, attività priva di qualsiasi interpretazione dei risultati, inserita nell'ambito della gestione di una delle numerose tracce sottoposte ad analisi - ribadisce -. La natura del tutto marginale di tale attività è ulteriormente confermata dal fatto che solo oggi, a distanza di anni e a seguito della divulgazione dei dettagli relativi ai raw data, ho ricondotto quell'accesso al campione in questione, ricordando un episodio che, all'epoca, rientrava nella normale gestione quotidiana di numerosi campioni».
Stasi: si faccia piena luce sulle responsabilità
«L'unica cosa che mi ha detto è che spero si assumano le proprie responsabilità, che si faccia piena luce sulle responsabilità». È il pensiero che Alberto Stasi ha affidato alla sua avvocata Giada Bocellari, dopo che la Procura di Pavia ha gettato ombre sulla presenza del Dna della vittima sui pedali della bici dell'allora fidanzato. Un elemento che non bastò per la convalida del fermo di Stasi scattato il 24 settembre 2007 e che si ritrova invece nella sentenza della Cassazione del 2015. «Lui ha semplicemente detto che non ha nulla da dire se non che spera e auspica che chi ha sbagliato, chi ha fatto quello che ha fatto, si assuma le proprie responsabilità" spiega ai cronisti presenti davanti alla Procura di Pavia. «Qui parliamo - spiega l'avvocata - della vita delle persone: questo ragazzo si è fatto otto anni di processo e 11 anni di galera, gli è stata rovinata la vita e non lo possiamo dimenticare».