Napoli, Gratteri: «I jammer in carcere funzionano, si valuta l'acquisto di altri quattro»
«Sui jammer il ministero della Giustizia ha deciso di impegnarsi qui a Napoli con una prima sperimentazione, nel carcere di Secondigliano, che ha avuto successo. Ora si pensa di acquistarne...
«Sui jammer il ministero della Giustizia ha deciso di impegnarsi qui a Napoli con una prima sperimentazione, nel carcere di Secondigliano, che ha avuto successo. Ora si pensa di acquistarne altri quattro per interessare, in una prima fase, cinque istituti penitenziari, a partire da quelli di alta sicurezza». Lo ha detto il procuratore di Napoli, NicolaGratteri, intervenendo sull'utilizzo degli inibitori di frequenza impiegati per contrastare l'uso illecito dei telefoni cellulari nelle carceri. «Da più di dieci anni - ha aggiunto il magistrato - sostengo in tutte le sedi che per risolvere il problema dei telefonini nelle carceri basta installare un jammer, un inibitore di frequenza che, a seconda di come viene regolato, può bloccare un telecomando, un cellulare e persino il motore di un'automobile».
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«Il post terremoto ha segnato il destino di Napoli»
«Il più grave danno per Napoli è stato, un minuto dopo il terremoto, aver costruito centri abitativi a Caivano e Secondigliano. Quell'aggregazione urbana penso sia stata un grande errore. Da lì è partito un proliferare di camorra e malaffare che ha infettato l'intera regione e, in parte, anche alcuni territori della nazione», ha poi detto Gratteri rispondendo a una domanda su quale fosse la più grande ingiustizia subita da Napoli e dal Mezzogiorno.
«Paradossalmente un errore urbanistico ha contribuito a incidere in modo determinante sul destino, per decenni, di una grande città come Napoli», ha sottolineato il procuratore, evidenziando le conseguenze sociali e criminali delle scelte urbanistiche compiute nel periodo successivo al terremoto del 1980. Ma ora - ha concluso - penso che dobbiamo cominciare a guardare il bicchiere mezzo pieno».