Gianni Di Vita, la moglie e la figlia morte avvelenate: due studi perquisiti, la borsa della moglie e le tracce di ricina. «Sono serenissimo»
CAMPOBASSO - Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte avvelenate con la ricina: è un giallo che prosegue da Natale, quando sono state trovate senza vita in circostanze...
CAMPOBASSO - Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte avvelenate con la ricina: è un giallo che prosegue da Natale, quando sono state trovate senza vita in circostanze mai chiarite. Chi le ha avvelenate? Perché? In questi mesi gli inquirenti hanno studiato il caso. Oggi - 29 settembre - Gianni Di Vita, il marito e padre delle due donne è stato portato in Questura dopo la perquisizioni di due suoi studi. Ma non risulta indagato.
APPROFONDIMENTIMateriali informatici
Stando a quanto si apprende da fonti qualificate, le perquisizioni di queste ore nell'ambito dell'inchiesta sul giallo di Pietracatella sono scattate dopo che negli ultimi giorni gli investigatori hanno raccolto nuovi elementi ritenuti significativi per la soluzione del caso.
Non si è trattato infatti delle classiche perquisizioni a 360 gradi ma piuttosto di una azione mirata per prelevare determinato materiale: documenti o dispositivi informatici.La borsa di Antonella
Nel corso delle perquisizioni di questa mattina negli studi di Gianni Di Vita, il marito e padre delle due donne morte per avvelenamento da ricina lo scorso dicembre, è stata sequestrata una borsa di Antonella Di Ielsi, la moglie dell'uomo, con dentro alcuni effetti personali. Gli agenti della squadra mobile hanno prelevato anche altro materiale o documenti ma su questo non si conoscono ancora dettagli. Intanto, si è appreso che dopo le perquisizioni, Gianni Di Vita è stato portato in questura esclusivamente per firmare gli atti relativi alle operazioni svolte stamattina.
Cosa ha detto di Vita
«Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare». Queste le parole di Gianni Di Vita parlando con i giornalisti mentre usciva dalla questura di Campobasso. Il commercialista è tornato intorno alle 13 negli uffici di via Tiberio ed é uscito pochi minuti dopo, al termine di una mattinata contraddistinta dalle perquisizioni nei suoi due studi, uno a Pietracatella e l'altro a Campobasso.
Il legale
«La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell'intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni». Così Vittorino Facciolla, avvocato di Gianni Di Vita, commenta le attività svolte questa mattina dalla Squadra Mobile e dallo Sco a Campobasso e Pietracatella. «Lo scopo - aggiunge - è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice». «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli- conclude il legale -, non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Cosi stiamo facendo e così continueremo a fare».
Gli esperti tedeschi
A tre mesi dall'affidamento degli accertamenti agli esperti tedeschi, gli investigatori italiani attendono ancora gli esiti degli esami affidati al Robert Koch Institute di Berlino. I termini concessi per due dei quattro quesiti posti sono scaduti tra la fine di luglio e la fine di agosto, ma non si ha notizia né di risultati ufficiali già arrivati né di eventuali proroghe richieste e concesse.
Sul tema, gli investigatori che stanno cercando di fare luce sulla vicenda hanno mantenuto negli ultimi giorni il massimo riserbo, rendendo impossibile ottenere aggiornamenti. Qualche risposta parziale, in attesa delle relazioni ufficiali, potrebbe comunque essere già arrivata. La possibilità di trasmettere esiti parziali è infatti prevista nell'affidamento dell'incarico agli esperti tedeschi disposto dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, che ipotizza la «possibile consegna di relazioni parziali in merito ai quesiti posti».
Gli alimenti e il frigorifero
Nel dettaglio, sono quattro gli interrogativi ai quali Berlino è chiamata a dare risposta. Il primo riguarda la presenza di ricina nei campioni biologici prelevati durante le autopsie. Il secondo riguarda invece la presenza della sostanza nei 131 reperti raccolti durante il sopralluogo nella casa di Pietracatella lo scorso 30 luglio. Il terzo quesito riguarda la presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita, familiari delle vittime. L'ultimo riguarda invece la presenza di ricina negli alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio. Proprio quest'ultimo accertamento presenta particolari complessità, considerando che gli alimenti e i liquidi inviati a Berlino sono complessivamente 73. Oltre ai prodotti prelevati dalle dispense, dal frigorifero e dal freezer, come emerso nelle scorse settimane, ci sono anche due borracce e una boccetta di vetro. Le prime due sono state trovate nella sala della casa, su un tavolino accanto al camino. In una delle borracce, in particolare, era presente un liquido, probabilmente acqua, con evidenti residui solidi. Nella boccetta, invece, trovata nella dispensa dell'abitazione della madre di Gianni Di Vita, era presente una sostanza granulare scura.