Indagine sulla Napoli-Bari: mazzette nei panettoni, orologi e viaggi di lusso per i subappalti della Tav
Il Mattino

Indagine sulla Napoli-Bari: mazzette nei panettoni, orologi e viaggi di lusso per i subappalti della Tav

Mercoledì 30 settembre 2026
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La farcitura dei panettoni, omaggiati all?interno di eleganti box natalizi, erano tangenti a quattro zeri in tagli da cinquanta euro. C?erano poi gli esclusivi tour in gommone, con...

La farcitura dei panettoni, omaggiati all’interno di eleganti box natalizi, erano tangenti a quattro zeri in tagli da cinquanta euro. C’erano poi gli esclusivi tour in gommone, con tanto di skipper, a Capri e Ischia, i soggiorni in hotel di lusso e la disponibilità di una Porsche per le vacanze di famiglia. Immancabili, infine, gli orologi di pregio. È un colossale vortice corruttivo, quello che sembra inghiottire la gestione dei subappalti per la realizzazione della Tav Napoli-Bari. Un’opera strategica per il futuro del Mezzogiorno ma che, a leggere le parole del gip Federica Girardi, si è tramutata in una «saldatura degli interessi e delle attività illecite di spregiudicati imprenditori, pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio prezzolati».

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Passando al setaccio atti e cantieri di un intervento dal valore di 5,8 miliardi di euro, in gran parte finanziati con i fondi europei del Pnrr, la Procura di Napoli e la Guardia di Finanza hanno acceso un faro su un’ombra oscura, arrivando al primo snodo investigativo: venti misure cautelari a fronte di quarantanove indagati. Pesante l’elenco delle accuse: corruzione, intermediazione illecita, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

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Le indagini

L’indagine ha scandagliato soprattutto i cantieri delle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo–Vitulano, nelle province di Napoli, Avellino e Benevento. La realizzazione dell’opera è articolata in lotti con Rete Ferroviaria Italiana quale stazione appaltante e Italferr impegnata nella direzione e supervisione.

L’inchiesta del pm Henry John Woodcock e del Nucleo di Polizia economico-finanziaria guidato dal comandante Paolo Consiglio si è concentrata però sui grandi consorzi esecutori (Nacav, Hirpinia Av e Telese) e sulle imprese subappaltatrici, tra cui la Areco Srl e la Gentile Ambiente Spa. Tranchant il commento del procuratore Nicola Gratteri: «Il sistema normativo non funziona. Il subappalto è l’anello debole della catena. Le mafie o i faccendieri sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere». Dopo gli interrogatori preventivi tenuti a metà settembre, sono finiti agli arresti domiciliari l’imprenditore Dante Salzillo, legale rappresentante e socio di Areco Campania; Raffaele Salzillo di Areco, società a lui riconducibile insieme al fratello Dante; Angelo Salzillo, socio di Areco; Alessio De Luca, direttore del cantiere di Afragola di Nacav, consorzio impegnato nella realizzazione dei lavori, in particolare per la tratta Napoli-Cancello; Alessandro Stabile, direttore di cantiere Webuild/Hirpinia AV — Basilicata; Gianfranco Fontana, responsabile/capo cantiere Nacav — Abruzzo; Alberto Sannino, socio e amministratore di fatto di Sannino Petroli srl; Domenico Di Lillo, intermediario nell’operazione per il trasferimento in Egitto di circa 300mila euro; Ali Salah Ali Abdelati, dipendente di Areco e intermediario della manodopera; Aristodemo Busillo, legale rappresentante di Hirpinia AV (in precedenza di Nacav). L’obbligo di dimora è scattato per Maurizio Di Prima, dipendente Nacav; Salvatore Francesco Caruso, legale rappresentante Nacav; Antonio Donadio, procurement manager Webuild/Hirpinia AV; Giandomenico Colella, collaboratore di Dante Salzillo; Maurizio Ferroni, direttore tecnico e project manager Ghella S.p.A./Consorzio Telese. Obbligo di dimora e sospensione per un anno per Vincenzo Moriello, dipendente Seli Overseas (già legale rappresentante di Nacav); Costantino Guidubaldi, addetto all’ufficio acquisti Tunnelpro S.p.A./Consorzio Telese. Sospensione per un anno, infine, per Piero Centonze, dipendente Nacav; Alessandro Cupellini, dipendente Nacav e Francesco Cosentino, dipendente Hirpinia AV.

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Tangenti e veleni

Nelle carte emerge la spregiudicatezza con cui l’Areco spuntava corsie preferenziali nei pagamenti, soffiate sulle offerte concorrenti e la possibilità di «contabilizzare lavori mai effettuati e ottenere pagamenti maggiorati rispetto al dovuto». Per ammorbidire i controlli, i Salzillo garantivano regalie continue: dai bonifici per le case in montagna fino a un Cartier da 7.900 euro. Al telefono, del resto, non usavano mezzi termini: «Alessio è un mangione di soldi... va cercando solo i soldi». E ancora: «Dagli cinque... sei... così lo fai stare zitto». Dai carotaggi in Irpinia è emersa inoltre una frode con calcestruzzo depotenziato fornito dal Gruppo Marinelli, mentre a Grottaminarda la Gentile Ambiente declassava i detriti con amianto per smaltirli come rifiuti ordinari, dunque non pericolosi: «Smaltisci tutto e vai avanti», l’ordine in cantiere. La pagina più cupa riguarda però il disumano caporalato orchestrato da Ali Salah Ali Abdelati: 34 operai egiziani, spesso clandestini, costretti a turni fino a 20 ore al giorno nelle gallerie e ammassati in sistemazioni di fortuna. Lavoratori «trattati come carcerati», su cui l’intermediario accumulava fino a mezzo milione l’anno.

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