Garlasco, «Chiara Poggi potrebbe aver lottato anche 60 minuti prima di morire»: un altro dato toglie Alberto Stasi dalla scena del crimine
Il Mattino

Garlasco, «Chiara Poggi potrebbe aver lottato anche 60 minuti prima di morire»: un altro dato toglie Alberto Stasi dalla scena del crimine

Mercoledì 30 settembre 2026
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Chiara Poggi avrebbe cercato di resistere finché ha potuto. La 26enne di Garlasco avrebbe opposto una ?difesa quantomeno passiva? nei confronti del killer...

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Chiara Poggi avrebbe cercato di resistere finché ha potuto. La 26enne di Garlasco avrebbe opposto una “difesa quantomeno passiva” nei confronti del killer mentre riceveva i colpi al volto e alla testa.

Potrebbe aver lottato per 60 minuti prima di morire

La “produzione delle lesioni” sarebbe dunque stata “anteriore al decesso”. Quindi la vittima potrebbe aver perso la vita tra un minimo di 15 o 30 minuti dopo la conclusione dell’atto omicidiario, ma “senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti”, 

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La «sequenza traumatica» si è protratta «per decine di minuti» e «l'intervallo fra le prime lesioni e la morte è più verosimilmente definibile nell'ordine di alcune decine di minuti, prudentemente non inferiore a circa 15-30 minuti e plausibilmente compreso fra 30 e 60 minuti, pur non essendo scientificamente definibile con maggiore precisione».

Lo scrivono i consulenti della Procura di Pavia, Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, nella nuova relazione depositata con la chiusura definitiva dell'inchiesta su Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco.

Il nuovo dato che toglie Stasi dalla scena

Un dato, quello sull'intervallo «cronologico» tra l'inizio dell'aggressione e la morte, che, assieme alla «forchetta temporale già indicata» nella precedente consulenza, secondo investigatori e inquirenti, toglierebbe Stasi dalla scena del crimine, dato che la 'sua' finestra temporale per il delitto era compresa tra le 9.12 e le 9.36 di quel 13 agosto 2007. Non compatibile, secondo la Procura, con quelle «decine di minuti», tra inizio aggressione e morte, ora indicate.

La scarpa 42

In più, a loro dire, «non emerge alcun elemento di discordanza tra la dinamica ricostruita dai Ris del colonnello Berti, in particolare con riferimento agli spostamenti della vittima, e i dati medico-legali». Anzi, le nuove analisi la «rafforzano». Infine, affrontano anche il capitolo della scarpa taglia 42 che lasciò l'ormai nota impronta del killer e chiariscono «sotto un profilo medico» che «un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede». Sempio ha sempre sostenuto di avere una taglia 44. 

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