Scampia, addio alle Vele, pronti 97 nuovi alloggi: «Dignità per le famiglie»
Il Mattino

Scampia, addio alle Vele, pronti 97 nuovi alloggi: «Dignità per le famiglie»

Sabato 3 ottobre 2026
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Il palchetto, da dove poi parleranno le autorità, è al centro di un piazzale che nel giro di qualche settimana sarà un giardino con alberi. Posizionato in modo che gli ospiti,...

Il palchetto, da dove poi parleranno le autorità, è al centro di un piazzale che nel giro di qualche settimana sarà un giardino con alberi. Posizionato in modo che gli ospiti, accomodati su poltroncine minimal, abbiano alle loro spalle le case nuove di zecca che non sembrano nemmeno di edilizia popolare con i loro grandi spazi interni, le pareti bianche e le ampie balconate che fanno entrare la luce del sole che da quelle parti non è mai entrata. Le facciate esterne sono invece di mille colori con predominanza di un nero lucido, il rosso e spruzzate di azzurro. Chi è sul palchetto ha invece di fronte, a poche decine di metri, la Vela celeste, l’unico mostro che ricorda quella che una volta era Gomorra. Sinonimo di male e inferno metropolitano. Un gioco di specchi dove le famiglie guardano quella che sarà “casa mia” simbolo di sicurezza, identità e rifugio intimo. Nella sostanza, le cose stanno così: se le vele dell’America’s cup hanno proiettato Napoli al centro del mondo e concretizzato un sogno spezzatosi un quarto di secolo fa, quelle che non si vedono più, tranne una, hanno cambiato la storia di un quartiere e la vita di migliaia di persone. Tornate letteralmente a sorridere e a piangere di gioia. Solo qualche mese fa quando cadde l’ultima Vela c’erano lacrime di chi invece non credeva di potere avere la dove è nato la sua abitazione. Le nuove case verranno consegnate a inizio del 2027, o chissà magari entro Natale, ma in cento giorni gli assegnatari ne potranno prendere possesso. Sul palchetto c’è il sindaco Gaetano Manfredi, emozionato e si vede, ma che non ha mai perso il suo aplomb istituzionale «la vita - dice - è fatta di cose concrete e noi le abbiamo fatte». Il progetto è di Palazzo San Giacomo. C’è la vicesindaca Laura Lieto, anima di “Restart Scampia”, l’assessora Regionale Claudia Pecoraro e Omero Benfenati capitano del Comitato delle Vele. Il progetto è firmato dallo studio di architettura Settanta7 e realizzato dall’impresa di costruzioni Piloda Building, rappresentato da Daniele Rangone e certo non ultimo Emanuele Di Palo napoletanissimo Ceo di Piloda Building.

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IL CANTIERE

Ieri è stato presentato il completamento, con le prime tre palazzine, del lotto M dove c‘era la Vela rossa, tra le prime a essere costruita addirittura prima del terremoto del 1980 poi occupata abusivamente per il sisma. Abbattuta a dicembre del 2025. A distanza di meno di un anno ora ci sono 97 nuovi alloggi. Restart Scampia vale 200 milioni - è uno dei più grandi programmi di rigenerazione urbana del Paese - per la realizzazione di 509 nuovi alloggi accompagnati da servizi locali, aree pubbliche, una scuola, un centro civico e una nuova viabilità di quartiere. Un nuovo quartiere dove i piani terra di ogni palazzina sono riservati alle attività commerciali. La speranza è che anche grandi marchi possano investire a partire dalle catene di librerie. L’intero pacchetto verrà consegnato alla comunità il 2028.

L’IMPEGNO

Parola alla vicesindaca Lieto: «Questo progetto - spiega - raccoglie l’istanza di tanti movimenti urbani presenti nelle grandi città, che per anni hanno rivendicato il diritto a una casa dignitosa e all’impegno da parte delle istituzioni di contrastare condizioni di marginalità anche attraverso una forma nuova dell’architettura dell’abitare. Restart Scampia, nella sua forma specifica, esprime più in generale il senso di casa e del ritorno a casa». C’è la Regione Campania guidata da Roberto Fico che ha messo soldi, entrata in corsa nel progetto - come per la Coppa America - perché prima l’ente di Santa Lucia non si era mai visto. «Grande emozione, quando parliamo di casa parliamo della dignità delle persone, edilizia residenziale pubblica in genere parliamo di cattedrali nel deserto, qui invece è tutto altro, la Regione c’è e ci sarà sempre». Parola a Omero (nomen omen) Benfenati: «Finalmente la dignità la normalità che per troppi anni abbiamo gridato: le nuove case». L’architetto Rangone, torinese, racconta «È stato reinventato il concetto di social housing, il Comune è anche più avanti sull’organizzazione e la puntualità dei pagamenti». Chiusura per il ceo Di Palo: «Dietro al progetto c’è una vera e propria macchina organizzativa: circa 200 persone impegnate, con punte che raggiungono le 300 unità, e oltre 50 aziende coinvolte. Rigenerare significa restituire qualità, identità e futuro a una parte di città».

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