«Musica e arte in terrazza, così rinasce Palazzo Fuga»
Ci sono luoghi che oltre a essere monumenti si rivelano contenitori di storie, ferite e speranze. Il Real Albergo dei poveri di Napoli, per secoli il gigante ferito di piazza Carlo III, sta...
Ci sono luoghi che oltre a essere monumenti si rivelano contenitori di storie, ferite e speranze. Il Real Albergo dei poveri di Napoli, per secoli il gigante ferito di piazza Carlo III, sta vivendo oggi una metamorfosi; un percorso di rigenerazione avviato dall'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano attraverso la firma di un protocollo d'intesa con il Comune di Napoli e lo stanziamento di un piano finanziario di circa 248 milioni di euro. Al timone di questa transizione c’è Laura Valente, direttrice artistica e anima dei progetti che stanno restituendo il palazzo alla città. Un impegno che le è valso, a settembre, il prestigioso premio Rita Levi Montalcini e che riparte ora con la ripresa del progetto “Futuro quotidiano”, finanziato da Città metropolitana, con cui il Real albergo, da qualche anno per brevità e per fare l’occhiolino al contemporaneo ribattezzato con l’acronimo Rap, si riapre alla città anche nel periodo della sua complessa e lunga ristrutturazione. Un autunno di vita intensa, per l’edificio, con spettacoli in una terrazza momentaneamente restituita alla fruizione, laboratori in vari punti del sito e scuole popolari.
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Valente, partiamo dall’esterno: verrà riaperta la terrazza del Rap.
«Per due giorni, simbolicamente, ma è un segnale di risveglio graduale per l’albergo che accoglie gli abitanti e li fa partecipi del suo cantiere. Tre appuntamenti il 6 e il 7 ottobre che si legano perché la terrazza diventa lo spazio in cui la fragilità e il riscatto trovano una voce. Apriamo con un evento per noi storico: il ritorno a Napoli, dopo tredici anni, di Armando Punzo, fondatore della compagnia della Fortezza del carcere di Volterra, che insieme a Paul Cocian porta in scena “Fame”. È ideale per il Rap, perché Punzo ha dimostrato come il teatro possa abbattere le mura invisibili della marginalità. Il giorno dopo la programmazione si sdoppia: alle 20 con “E per loro - volto sound” in cui Gianni Valentino, Lello Tramma e Michele Signore ci guidano in una suite poetico-musicale cruda e affascinante, che rievoca la tratta degli schiavi tra Napoli e Istanbul nel Seicento. A seguire, alle 21.15, c’è “Eredità”; il rapper Lucariello, insieme a Federico Di Napoli, porta sul palco le voci e le storie dei ragazzi di Nisida».
Sono lavori che hanno un rapporto forte con l’albergo.
«Dalle antiche forme di prigionia del Seicento fino al riscatto dei giovani detenuti di oggi, il Rap si conferma per quello che è sempre stato, un immenso sismografo sociale capace di trasformare il dolore in arte e l'esclusione in nuova energia culturale. I progetti che facciamo al Rap sono pensati per il luogo e per la cittadinanza. Al di là dei numeri che l’anno scorso abbiamo avuto con la mostra “Ancora qui”, lusinghieri, vogliamo soprattutto che il sito accolga e non tradisca le anime che hanno vissuto là. La politica culturale non insegue il pubblico ma gli indica una strada che non aveva ancora visto».
Cosa c’è ancora nel programma?
«Uno spettacolo di Giorgina Pi, il 16, su Tiresia, dal titolo “Nata vicino ai fantasmi nata tempesta". Il suo è un intervento che dialoga direttamente con quanto abbiamo seminato con la mostra-prologo Ancora qui. C'è un filo rosso che unisce Tiresia alle anime storiche dell'Albergo dei poveri: sono anime che abbiamo reso nostre, che parlano di un abbandono che rischia di diventare invisibile. Sta accadendo qualcosa di straordinario: da quando abbiamo riaperto il Rap moltissime persone stanno venendo a raccontarci le storie dei loro antenati, delle loro famiglie che hanno vissuto all'interno del serraglio; senza vergogna, senza paura del dolore. È la dimostrazione che quando una porta si apre, la città non vuole più richiuderla».
E poi la scuola popolare.
«A partire da fine ottobre daremo vita al programma Nessuno è escluso, uno spazio dedicato ad accompagnare e sostenere nello studio i bambini che non possono permettersi le ripetizioni private; accanto sarà attivo un laboratorio, sempre per piccoli, sull’affettività. Parallelamente ne attiveremo un altro dedicato a donne dai 65 ai 90 anni. In queste settimane sto andando ima trovarle per ascoltarle e convincerle a rimettersi in gioco con noi. In una sorta di corto circuito poetico, abbiamo scoperto che in passato furono proprio i corpi più fragili e marginali di questo luogo - gli anziani e i bambini - ad aiutarsi l'un l'altro per sopravvivere. Oggi la storia si ripete, ma in chiave di riscatto. Noi ce le andiamo a riprendere queste persone».
Per questi motivi ha ricevuto il premio dedicato a Rita Levi Montalcini.
«All’inizio pensavo a uno scherzo, non sono una scienziata. Ma, in effetti, Montalcini era anche una maestra civile; di lei tengo in mente il rigore, l’eccellenza, la dedizione, e il senso della cittadinanza: un esempio che continua a ispirare, in ogni campo del sapere e delle professioni. Dedico questo premio alla città di Napoli e alla comunità dell'Albergo dei poveri, ricordando che l'unico vero ascensore sociale è la cultura, quando appartiene davvero a tutti. Per questo noi al Rap la rendiamo gratuita, nel senso di un dovuto risarcimento a chi non può permettersela».