Caserta, violenze sulla figlia: padre-orco arrestato dopo una condanna a 11 anni
Il Mattino

Caserta, violenze sulla figlia: padre-orco arrestato dopo una condanna a 11 anni

Domenica 18 ottobre 2026
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Aveva appena 13 anni quando, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe subito abusi sessuali da parte del padre. Oggi è una donna adulta, non vive più in quella casa e la sua...

Aveva appena 13 anni quando, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe subito abusi sessuali da parte del padre. Oggi è una donna adulta, non vive più in quella casa e la sua vita ha preso un’altra direzione, lontano dal contesto familiare nel quale si sarebbero consumati i fatti. Una vicenda dolorosa, rimasta per anni legata a una storia di sofferenza e venuta alla luce soltanto dopo un drammatico tentativo di suicidio della vittima degli abusi.

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Adesso, a distanza di tempo, per il padre, J.S., 56 anni, originario di un comune del Matese, è arrivato il momento di scontare la condanna definitiva: dovrà rimanere in carcere per 11 anni, un mese e 12 giorni. A eseguire ieri il provvedimento sono stati gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta, diretta da Massimiliano Russo, che hanno rintracciato l’uomo e lo hanno accompagnato nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

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La condanna riguarda il reato di violenza sessuale ai danni della figlia minorenne, aggravata dall’abuso delle relazioni domestiche. Alla pena detentiva si aggiunge quella accessoria della perdita della responsabilità genitoriale.

La vicenda

I fatti contestati risalgono, come ricostruito dagli inquirenti, a maggio e giugno del 2013, quando la ragazza aveva appena 13 anni. Secondo quanto riferito dalla Polizia di Stato, gli abusi sarebbero stati commessi dal padre approfittando del rapporto familiare e della condizione di vulnerabilità della minore. È una delle circostanze che rendono la vicenda particolarmente delicata: le condotte contestate sarebbero avvenute all’interno dell’ambiente famigliare, in pratica in un ambiente nel quale una bambina avrebbe dovuto trovare protezione e sicurezza.

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Il dramma

La storia emerse qualche anno dopo, nel 2017, quando la ragazza tentò di togliersi la vita ingerendo numerosi farmaci. Perse conoscenza e venne soccorsa. Dopo le prime cure ricevute in zona, fu trasferita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove rimase ricoverata da giugno ad agosto. Un periodo lungo e difficile, durante il quale la giovane iniziò a raccontare quanto avrebbe subito quando era ancora minorenne. Fu così che una vicenda fino ad allora rimasta circoscritta alla sfera familiare arrivò all’attenzione degli investigatori. Il tentativo di suicidio rappresentò dunque un passaggio decisivo nella ricostruzione dei fatti.

Non fu soltanto l’emergenza sanitaria a richiamare l’attenzione sulla condizione della ragazza: durante il ricovero, il racconto degli abusi contribuì a delineare un quadro che richiedeva approfondimenti investigativi. Le dichiarazioni della minore vennero raccolte con modalità protette, tenendo conto dell’età e della particolare vulnerabilità della giovane, mentre gli investigatori acquisirono anche le testimonianze di persone informate sui fatti.

L’attività investigativa fu coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Gli accertamenti portarono, nel novembre 2018, al primo importante provvedimento nei confronti del padre. J.S., allora 48enne, venne arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito del procedimento relativo agli abusi denunciati dalla figlia. Era una fase iniziale dell’iter giudiziario, destinato a proseguire negli anni successivi fino alla condanna divenuta definitiva. Tra il momento in cui la vicenda venne alla luce e l’attuale esecuzione della pena sono trascorsi diversi anni. La ragazza, che all’epoca dei fatti era appena adolescente, è diventata adulta e ha lasciato il contesto nel quale si sarebbero verificati gli abusi. La conclusione del procedimento rappresenta ora il passaggio alla fase esecutiva della condanna.

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Nel corso delle indagini erano emerse anche contestazioni relative a presunti maltrattamenti nei confronti della moglie e delle altre figlie. Si tratta, tuttavia, di fatti affrontati in un procedimento distinto, da tenere separato dalla condanna definitiva per violenza sessuale che ha determinato l’attuale carcerazione. La vita della giovane è andata avanti lontano da quella casa, ma resta la vicenda di una minore che, in una fase di estrema sofferenza, arrivò a tentare il suicidio e che proprio in seguito a quel ricovero iniziò a raccontare quanto avrebbe subito. Da quel racconto hanno preso avvio gli accertamenti che hanno condotto alla definizione giudiziaria del caso.

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