Turismo, ricorso al Tar contro la stretta del Comune di Napoli sui B&b: «No a norme ideologiche»
Il Mattino

Turismo, ricorso al Tar contro la stretta del Comune di Napoli sui B&b: «No a norme ideologiche»

Lunedì 19 ottobre 2026
3 visualizzazioni

La stretta del Comune di Napoli sui B&b, case vacanze e affitti brevi finisce davanti ai giudici amministrativi. Cinque tra i principali property manager attivi in città ricorrono al...

La stretta del Comune di Napoli sui B&b, case vacanze e affitti brevi finisce davanti ai giudici amministrativi. Cinque tra i principali property manager attivi in città ricorrono al Tar Campania contro la variante urbanistica per la salvaguardia della residenzialità nel centro storico Unesco, approvata a maggioranza dal Consiglio comunale lo scorso 15 settembre (nonostante tre astensioni nelle fila dei sostenitori del sindaco Gaetano Manfredi: quella di Sergio D’Angelo, Luigi Carbone e Flavia Sorrentino). Le società Dimorra, CleanBnB, MyBnB, Boundless Housing e Wonderful Italy, tutte associate ad Aigab, hanno conferito all’avvocato Pierpaolo Acone l’incarico di predisporre l’impugnazione del provvedimento. A coordinare l'iniziativa è Mario Morra, referente regionale di Aigab Campania.

APPROFONDIMENTI Ischia, «Case abusive per necessità, serve una legge per salvarle»SalvaSalvata Turismo a Napoli, Gaetano Manfredi: «Emergenza case, ora limitare i B&B»SalvaSalvata

Lo scenario 

Si apre così un nuovo fronte di scontro tra Palazzo San Giacomo e gli operatori dell’accoglienza extralberghiera, che contestano le restrizioni introdotte dall'amministrazione Manfredi per arginare la trasformazione delle abitazioni in strutture turistiche. Al centro della controversia c'è la variante urbanistica che introduce il principio delle soglie: almeno il 70% della superficie degli immobili dovrà conservare la destinazione residenziale, mentre il restante 30% potrà essere destinato ad altre funzioni, comprese quelle ricettive. Il provvedimento, promosso dalla vicesindaca con delega all’Urbanistica Laura Lieto, disciplina inoltre i cambi di destinazione d’uso, rendendoli obbligatori per determinate attività di ospitalità professionale. L’obiettivo dichiarato dal Comune è contrastare lo spopolamento del centro storico e tutelare il diritto all’abitare, frenando l’espansione delle attività turistiche. Una scelta che l'amministrazione considera necessaria per preservare l'identità del cuore antico della città. Le aree maggiormente interessate comprendono San Ferdinando, Avvocata, San Lorenzo, Vicaria, Mercato e San Carlo all'Arena, dove la pressione degli affitti brevi risulta più significativa.

Il ricorso

I promotori dell’azione legale condividono la necessità di tutelare la residenzialità, ma contestano lo strumento scelto. Quattro i punti principali dell’impugnazione. Il primo riguarda i dati utilizzati dal Comune, giudicati non aggiornati e disomogenei. Secondo gli operatori, sarebbero stati messi a confronto annunci pubblicati sulle piattaforme, strutture ricettive e unità immobiliari, senza considerare che uno stesso appartamento può comparire in più inserzioni. Contestate anche le rilevazioni sulla popolazione residente utilizzate per misurare la saturazione dei quartieri.

Il secondo nodo è la proporzionalità del vincolo 70-30, che secondo i ricorrenti rischia di impedire l’apertura di nuove attività, favorendo quelle già esistenti. Terzo elemento, l’obbligo del cambio di destinazione d’uso per affittacamere, case vacanze e locazioni gestite in forma imprenditoriale: una procedura ritenuta spesso difficilmente realizzabile negli edifici del centro storico, fino a trasformarsi in un divieto di fatto. Infine, viene contestata l'assenza di regole transitorie chiare per chi aveva già avviato investimenti, sottoscritto contratti o presentato pratiche prima dell'approvazione della variante. Anche le modalità di verifica delle soglie e le banche dati da utilizzare, sottolineano i promotori, sono rinviate a un successivo provvedimento della giunta.

La polemica

Dura la posizione di Mario Morra, coordinatore dei ricorrenti. «Non chiediamo zero regole, chiediamo regole giuste. Questa variante è una scelta ideologica: a Napoli ci sono circa 440 mila abitazioni e le locazioni brevi registrate sono appena l'1%, eppure su di loro si scarica tutto il peso della tutela della residenzialità». Morra mette in discussione soprattutto le basi tecniche del provvedimento: «Una norma che incide su centinaia di imprese e famiglie deve poggiare su numeri solidi, non su un bersaglio politico. Per questo andiamo dritti al Tar. Se il Comune vorrà un confronto vero noi ci siamo, ma il ricorso va avanti».

Le cinque società non chiudono dunque la porta al dialogo con Palazzo San Giacomo, anche attraverso la commissione Urbanistica, ma chiedono modifiche sostanziali: dati verificabili, vincoli proporzionati e salvaguardia degli investimenti già effettuati per recuperare il patrimonio edilizio. La partita sulla regolamentazione degli affitti brevi si sposta così dal Consiglio comunale alle aule della giustizia amministrativa.

Condividi questo articolo