Pianura, stese e agguati tra la folla, un uomo rischia di perdere un occhio: «Torna l?allarme faida per la cocaina»
Rischia di perdere un occhio e a distanza di dieci giorni non ha ancora capito perché. Non va a lavorare, è alle prese con una difficile riabilitazione, si limita a sperare nella...
Rischia di perdere un occhio e a distanza di dieci giorni non ha ancora capito perché. Non va a lavorare, è alle prese con una difficile riabilitazione, si limita a sperare nella guarigione. Si dà coraggio, prega. Era lo scorso 9 ottobre, in via Arnaldi a Pianura quando un impiegato in un negozio del centro cittadino viene centrato ad un occhio. Stava salendo sul bus per Chiaia, colpito da un proiettile a piombino, da allora gli ronza in mente una parola: perché? La risposta è banale: due vigliacchi giravano armi in pugno, hanno premuto il grilletto per noia o per gioco. Non un errore di persona, ma una vittima per caso. Indagini degli uomini della Mobile, primo dirigente Mario Grassia, che - come ha scritto il collega Luigi Nicolosi su questo giornale - sembrano a buon punto.
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Il retroscena
Ci sono un paio di soggetti nel mirino degli inquirenti, alla luce di una serie di perquisizioni messe a segno in queste ore nel quartiere della periferia occidentale. Il territorio parla e la narrazione è a senso unico: non è stato un fatto di camorra, stavamo giocando con una pistola ad aria compressa ed è partita un colpo. Scenario minimal che va comunque calato in un contesto tutt’altro che semplice. Già, perché, proiettili a pallini a parte, da queste parti si è tornato a sparare e anche molto. E non è un caso che la prima tappa cittadina del neo questore Fausto Lamparelli è stata proprio a Pianura. Un quartiere a due facce: da un lato grandi traffici di droga (specie all’indomani del blitz dei carabinieri che ha colpito i rifornimenti al rione Traiano) dall’altro una mobilitazione civile che va avanti da diversi anni. Qui l’associazionismo antiracket e antiusura ha trovato spazio prima ancora che in altri spaccati metropolitani. Erano i primi mesi del secolo in corso. Ricordate? Dieci agosto del 2000, due ragazzi uccisi per errore, parliamo del delitti di Luigi Sequino e Paolo Castaldi, colpiti a morte perché scambiati per sentinelle di un boss dei Lago. Da allora processi e condanne, indignazione e mobilitazione dal basso, in una zona che oggi si attacca al sogno America’s Cup. Si punta ad investire sul turismo religioso, quello legato alla santificazione di don Giustino Russolillo, ma anche sugli effetti (a cascata) delle regate previste a Bagnoli la prossima estate.
Le stese
Anche qui spuntano i trolley e i b&b, magari facendo leva anche sulle accomodation per la non lontana università di Monte Sant’Angelo. Eppure da queste parti le stese restano una sorta di mala pianta difficile da sradicare. Si spara e tanto a Pianura. Dall’inizio del mese sono almeno cinque gli agguati (plateali e dimostrativi al tempo stesso) messi a segno da bande rivali in una geografia criminale che cambia pelle ogni mese. Cosche frammentate, decine di famiglie in campo che - a vario titolo - dialogano con quelli dell’Alleanza di Secondigliano e dei Mazzarella, vale a dire i principali cartelli camorristici della nostra area metropolitana. Ma proviamo a usare il pallottoliere, giusto per capire di cosa stiamo parlando: a Pianura ci sono quelli che fanno capo a un solo cartello, vale a dire i Calone-Esposito-Marsicano; poi ci sono i Carillo; quelli che fanno capo a tale “visionario”, infine una pattuglia di reduci di quello che alla fine degli anni Novanta era il potente clan Lago. Insomma, una galassia. Tutti interessati a vendere droga e a rintuzzarsi a vicenda, secondo le indagini condotte in questi anni dai pm Stefania Di Dona e Salvatore Prisco. Equilibri fragili, che dipendono anche dal volume di fuoco in grado di sparare in pochi istanti ad altezza d’uomo. La strategia delle stese, che in certi casi fa i conti anche con la probabile idiozia di chi si diverte a maneggiare un’arma a piombini in una strada affollata di lavoratori onesti.