Il ?Forum della Famiglia? alla Mostra d'Oltremare, stipendi bassi e meno figli: «Sosteniamo i più giovani»
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Nella seconda giornata dei Forum della famiglia e della natalità, alla Mostra d’Oltremare, nell’ambito di Tutto Sposi, l’incertezza economica è risultato un forte freno per i progetti di vita delle giovani coppie e quindi della natalità. La mancanza di un lavoro stabile condiziona il mondo dei giovani: la media di uscita dalla casa dei genitori è salita a 30,2 anni, mentre l’età del primo figlio si sposta dal 29,6 a 31,9 anni nell’ultimo ventennio. In collegamento dal Borgo Marinari Annamaria Bernardini de Pace, che non ha potuto lasciare il suo albergo sul Lungomare causa blocco traffico per la maratona: «Le famiglie quando si formano hanno necessità fondamentali: la casa, il lavoro e i supporti del welfare istituzionale. Senza un percorso lavorativo è difficile affrontare il progetto di vita genitoriale – ha poi concluso il presidente onorario dei Forum -. Le giovani donne pensano però solo al lavoro e poi, dopo, alla maternità, questo è sbagliato, bisogna coniugare le due modalità e, ovviamente, serve fare un sacrificio. Inoltre, le giovani mamme si devono fare aiutare dai papà e non escluderli». Le donne che accedono al mondo del lavoro, nei dati illustrati dalla Tax Senior Manager di PwC, Valeria de Sortis, risultano più istruite, tanto da registrare il 33% di laureate rispetto al 19% degli uomini, ma lavorano meno: 53,3% rispetto al 66,3% maschile. Di contro però hanno lavori meno stabili con contratti part-time (28,8%) e del 15,3% per il tempo determinato.
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L’analisi
«Le analisi pur interessanti restano legate ai dialoghi pubblici, ma è evidente la grande assenza della politica che, di questi dati non tiene conto, e non interviene in modo adeguato», ha dichiarato Lina Lucci, già segretario generale Cisl Campania, che ha poi proseguito: «La globalizzazione delle economie ha commesso l’errore della competitività dei mercati che se non governati creano un default di diversi sistemi che si ripercuotono sulla società, con riflessi sul reddito salariale. Il problema vita è diventato difficile, siamo davanti ad un problema sociale non circoscrivibile ma che ha investito la classe sociale meno esposta, quella media. Anche loro, causa il potere di acquisto, pagano lo scotto di una impossibilità di realizzare i propri disegni del progetto familiare».
In Italia il desiderio di avere figli resta diffuso, ma i figli che nascono davvero sono meno di quelli desiderati. Il divario scaturisce soprattutto da incertezza economica. I dati PwC indicano chiaramente che il desiderio di maternità esiste per le donne tra i 25-34 anni, tanto da registrare una volontà dell’83,7% contro solo il 13,3% che declina l’impegno genitoriale. Eppure, sempre in questa fascia di età, solo il 26,2% raggiunge l’obiettivo. Incisivo anche l’intervento del senatore Gianluca Cantalamessa: «Nel 1948 c’è stato in Italia oltre 1 milione di nascite, nel 2025 invece 355 mila, questo dimostra che non è la povertà economica di un lavoro precario o scarsamente retribuito ad avere influenza, oggi manca il sogno e il sacrificio. Le ultime generazioni politiche hanno commesso un errore sottovalutando le figure del lavoro e relegandole in particolare a quella del professionismo senza sostenere ed incentivare la media bassa forza lavoro dell’artigianato, della manodopera e della attività di base, oggi snobbate dai giovani. Anche le famiglie hanno buona parte di colpa. Oggi quei figli lavorano, come schiavi, per le multinazionali a soli 1.500 euro al mese».
Lo studio
Lo studio Pwc indica che la condizione lavorativa delle donne, con la maternità, mette a rischio la loro attività che raggiunge oltre l’80% dei congedi familiari a confronto con il solo 3% richiesto da entrambi genitori, tanto da registrare una percentuale del 49,9% delle donne che temono di avere un figlio perché peggiorerebbe le loro opportunità di lavoro, contro il 24% degli uomini. Infatti, secondo l’indagine, su 500 madri circa una donna su due vede cambiare il proprio lavoro dopo la maternità: riduzione dell'orario (17%), licenziamento o perdita del lavoro (18% in totale) e cambi di impiego. «La famiglia è in difficoltà soprattutto per ragioni economiche – ha dichiarato l’avvocato Roberta Foglia Manzillo -. E le donne che lavorano si trovano spesso ad affrontare le difficoltà di conciliare maternità e professione. Come ordine professionale abbiamo cercato possibili soluzioni per sostenere le professioniste madri. Un esempio è la sala del tribunale destinata all’allattamento».