Concerto annullato a Mauro Nardi, i legali: «La vera lotta alla mafia non si fa con la gogna social o negando la parola»
Continua a far discutere la vicenda che vede coinvolto il cantante neomelodico Mauro Nardi dopo che la sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha deciso di non concedere il patrocinio alla...
Continua a far discutere la vicenda che vede coinvolto il cantante neomelodico Mauro Nardidopo che la sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha deciso di non concedere il patrocinio alla festa di San Daniele, e quindi di negare il suo concerto, a causa di alcune dichiarazioni dello stesso Nardi di qualche anno fa.
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La decisione della prima cittadina del comune siciliano sta dietro un'intervista rilasciata tempo fa da Antonio Borrelli, questo il vero nome del cantante, in cui affermava di aver cantato anche per famiglie mafiose. «Si vanta di aver cantato per i boss», questa l'accusa della sindaca.
Poco fa è arrivata una nota da parte dei legali del cantante, Sergio e Angelo Pisani, che hanno così commentato la risposta negativa dell'amministrazione di Termini Imerese alla richiesta di un incontro.
«Un'amministrazione e uno Stato forte non fuggono dal dialogo: la vera lotta alla mafia ha fatto passi da gigante proprio grazie all'ascolto e al confronto, si pensi per esempio al valore fondamentale dei pentiti. E allora come si può negare a un cittadino e artista incensurato il diritto elementare di spiegarsi e ribadire la propria estraneità ad ogni logica mafiosa?».
«Pensavamo che la criminalità organizzata si combattesse con le indagini della magistratura, le forze dell'ordine, i pentiti di giustizia, con la confisca dei beni e con il contrasto all'assoggettamento economico e sociale», continuano i due professionisti, «e invece no: la svolta epocale è arrivata grazie ai post su Facebook, alle sparate mediatiche e all'annullamento dei concerti».
I due legali sottolineano che il cantante «non ha nulla a che fare né con la mafia né con la camorra» ciononostante si è visto «negare l'esibizione e il patrocinio comunale a causa di una vecchissima intervista. Un'intervista in cui l'artista si limitava a constatare, da semplice cantante, che la propria musica leggera e d'amore arrivava a qualunque tipo di pubblico, senza mai esaltare la violenza o la subcultura criminale». «La vera lotta alla mafia non si fa con la gogna social o negando la parola», concludono Angelo e Sergio Pisani, «sarebbe stato enormemente più efficace ed educativo far esibire l'artista sul palco di Termini Imerese, facendogli prendere chiaramente la parola per ribadire davanti a tutti la propria condanna di ogni forma di criminalità: si è scelta la strada della censura e della propaganda da tastiera. Ma la lotta alla mafia non si fa con i "like" su Facebook».