Posillipo, blitz della Dia: stop al Club partenopeo. «Riciclati soldi sospetti», nuovi sigilli per la discoteca
Il verdetto liberatorio, con tre assoluzioni, sembrava aver spazzato via otto anni di veleni penali. A presentargli il conto è stata però una precedente condanna, diventata adesso il...
Il verdetto liberatorio, con tre assoluzioni, sembrava aver spazzato via otto anni di veleni penali. A presentargli il conto è stata però una precedente condanna, diventata adesso il colpo di coda con cui la magistratura di prevenzione ha riapplicato i sigilli su un patrimonio da oltre dieci milioni di euro. Il destino giudiziario dei fratelli Esposito, i manager napoletani capaci di spaziare dal commercio dei giocattoli alle notti della movida flegrea, si consuma sul filo che separa il processo ordinario dal codice antimafia.
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Gli uomini della Dia di Napoli, alle prime luci di ieri, hanno notificato ed eseguito un decreto di sequestro della sezione Misure di Prevenzione, integrato da un secondo provvedimento che fa luce sulle ultime casseforti di famiglia da anni sotto i riflettori della Direzione distrettuale antimafia per i suoi presunti collegamenti con la camorra. Sotto la lente finisce oggi nuovamente Gabriele, salito in passato alla ribalta per le sue foto con l’allora portiere del Napoli Pepe Reina, che festeggiò il compleanno nel suo locale di Bagnoli.
L’inchiesta
Il blitz colpisce al cuore le attività economiche del gruppo e, in particolare, quelle considerate riconducibili a Gabriele Esposito. Sotto sequestro la società Grandi Eventi, che ha gestiva il Club Partenopeo di via Coroglio, la neonata Expo Srl, l’impresa Meteora Eventi, ma quattro immobili di pregio dislocati tra via Petrarca e via Orazio, oltre ventotto conti bancari. Ma l’ultimo tassello svelato riguarda il nucleo storico del commercio di famiglia: la New Toys Srl, inizialmente esclusa dal sequestro perché in liquidazione e priva di cespiti diretti, ma con incassi di canoni d’affitto a sei zeri per i rami d’azienda di via Arenaccia e Nola, per un valore complessivo di oltre 2,2 milioni.
Un flusso di cassa continuo che ha spinto i giudici a disporre il sequestro immediato delle quote e del patrimonio aziendale. Al centro della costruzione accusatoria resta ferma la posizione del quarantenne Gabriele Esposito, il più piccolo dei tre fratelli. Per i magistrati sarebbe lui il perno della «pericolosità qualificata», forte di una condanna definitiva a sette anni per associazione mafiosa, al fianco del clan Palazzo-Sarno di piazza Mercato, e di legami mai recisi con i vertici del clan Contini, gruppo capofila dell’Alleanza di Secondigliano.
A blindare il quadro patrimoniale aggredibile è arrivata anche l’estinzione dell’usufrutto materno a seguito del decesso, che ha concentrato in capo a Gabriele la piena titolarità delle dimore di Posillipo. E se per i fratelli Francesco e Giuseppe il dibattimento ordinario non ha accertato la pericolosità personale, l’intero assetto societario viene considerato una schermatura fittizia costruita per mettere al riparo gli affari dalle misure di prevenzione.
L'iter giudiziario
Eppure il percorso giudiziario degli Esposito, difesi dal penalista Roberto Saccomanno, sembrava aver imboccato la strada della definitiva riabilitazione. A novembre scorso, la sesta sezione penale aveva pronunciato un’ampia sentenza di assoluzione dall’accusa di riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa, dichiarando prescritti i reati di fittizia intestazione e restituendo i beni dopo anni di amministrazione giudiziaria. Tuttavia nel 2020 Gabriele Esposito era stato già condannato per i legami con la cosca Palazzo-Sarno. Una macchia allargatasi, sotto il profilo investigativo, con l’ultima vicenda processuale che l’ha visto protagonista. Nel marzo scorso, il gup di Napoli lo aveva prosciolto, seppure con formula dubitativa, «per non aver commesso il fatto».
A cadere fu l’accusa di aver partecipato al sequestro di persona e al brutale pestaggio di Pietro Gagliotta, condotto insieme al boss del clan Contini Nicola Rullo in un covo di via Nuova del Campo. Un’assoluzione che, nelle motivazioni, ha però messo nero su bianco la certezza della sua presenza fisica accanto al ras. Un dettaglio chiave che i giudici della prevenzione hanno usato come elemento decisivo per attualizzarne la pericolosità sociale e riaccendere i fari sul patrimonio. Per i locali di Coroglio, i negozi di giocattoli e l’impero degli Esposito comincia un nuovo inverno giudiziario.