Licei occupati a Napoli, Telegram e materassi: ecco la vita nelle aule durante i giorni ?autogestiti?
Il Mattino

Licei occupati a Napoli, Telegram e materassi: ecco la vita nelle aule durante i giorni ?autogestiti?

Martedì 20 ottobre 2026
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Parlano e si organizzano tramite le app di messaggistica istantanea di Signal e Telegram, le loro autostrade. Canali social che servono a fissare orari e ordini del giorno, per veicolare articoli...

Parlano e si organizzano tramite le app di messaggistica istantanea di Signal e Telegram, le loro autostrade. Canali social che servono a fissare orari e ordini del giorno, per veicolare articoli di giornale (quasi sempre attinti dalla galassia della contro informazione), per tenere alto il dibattito. Funziona così da qualche giorno nelle principali scuole di Napoli e provincia. Scuole “okkupate”, il fronte cresce e si autoalimenta soprattutto attraverso canali telematici. Non tutti i social a disposizione vengono usati, bene chiarirlo, ma attraverso delle piattaforme “dedicate” che - secondo una certa vulgata - finiscono meno facilmente nella rete delle intercettazioni della Procura. Lunedì 19 ottobre, decine di scuole occupate, ma soprattutto c’è un contatto diretto con l’Università: da ieri infatti la protesta è sbarcata anche a Palazzo Giusso, sede centrale della Università Orientale.

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La rivolta

Uno sbocco non proprio inedito quello legato alla fusione tra scuola e università. Anzi: una sorta di incrocio naturale. Non sono gli anni della “pantera” dei primi mesi del 1990, ma anche in questo caso il fronte della rivolta si allarga e si rafforza giorno dopo giorno. Motivazioni solo apparentemente eterogenee: si va dal carovita alla guerra a Gaza, dal diritto allo studio alla carenza di strutture scolastiche adeguate. Una realtà che viene quotidianamente monitorata dalla digos del primo dirigente Walter Dian, come per altro avviene da parte di tutti gli altri uffici digos in Italia. Al momento non ci sono episodi particolarmente traumatici: i primi dieci giorni di occupazione tra Genovesi e Sannazaro, tra istituti di provincia e del centro storico, si sono svolti in regime di self restraint. Al netto del teppista che si è fatto immortalare in sella a uno scooter nella palestra di una scuola fresca di restauro, funzionano i servizi di controllo interni. Inutile dire che le occupazioni delle scuole e delle universita sono destinate finire al centro di un fascicolo in Procura.

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Facile immaginare i reati che - per forza di cose - verranno ipotizzati in relazione a quanto accaduto nei singoli istituti scolastici: si va dalla occupazione di una struttura pubblica all’interruzione di pubblico servizio. Tutt’altra storia se dovessero emergere episodi di danneggiamento della struttura o dell’arredo scolastico o se dovessero emergere altre criticità legate alla gestione di assemblee e permanenze all’interno dei rispettivi istituti. Molto dipenderà dalle relazioni - vere e proprie denunce - che presidi e dirigenti saranno chiamati a formalizzare quando finiranno manifestazioni e occupazioni e si ritornerà tra i banchi a fare lezione.

La gestione

Uno scenario che ha spinto in queste ore i collettivi studenteschi a gestire in modo diretto il servizio di ordine interno alle scuole. Non sono accettate presenze esterne alle scolaresche, l’imperativo categorico è di evitare l’ingresso di infiltrati. Il resto è storia di una mobilitazione figlia dei tempi. E sono sempre gli inquirenti ad aver notato un cambio di passo nel giro di pochi giorni. Partiamo da canali di comunicazione: nel giro di pochi giorni si è passati da facebook e whatsapp (i sistemi di messaggistica più immediati e utilizzati) a nuovi canali di comunicazione. È così che per trasmettere informazioni sono gettonati Signal e Telegram, che vengono considerati performanti (per trasmettere video) e blindati (rispetto a eventuali captazioni).

I confronti

Ma al momento c’è un solo punto ancora controverso: che è quello della gestione dell’occupazione nelle ore in cui le strutture pubbliche sono nelle mani degli studenti. Cosa accade nel corso della giornata? Le prime ore della mattinata sono quasi sempre impegnate a confronti a più voci. Vengono convocate assemblee, si discute di quanto accaduto a Milano e Torino o delle motivazioni che da giorni infiammano Francia, Spagna e Albania. Finito l’abbrivio, l’attenzione scema. Nel corso del pomeriggio il presidio degli occupanti sembra diventare fine a se stesso. Difficile anche sondare il polso della protesta in relazione agli obiettivi e alle motivazioni: se in via Pigna tiene banco la questione dell’edilizia (e dell’arredo) scolastica, in altri licei del centro cittadino il caro scuola e il carovita, la questione dei fondi destinati al riarmo, le emergenze belliche internazionali sono maggiormente dibattute. Un fronte solo apparentemente diversificato. Non è la “pantera”, ma c’è chi guarda con il fiato sospeso a quanto sta accadendo in altri contesti metropolitani, vista la saldatura tra varie forme di ribellione in questi primi giorni di presidio e ribellione.

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