Cambio di Paradigma, il videomessaggio di Giorgia Meloni: «Sud valore aggiunto: può ricoprire un ruolo sempre più decisivo»
C?è posto per il Sud nel Mediterraneo globale. C?è anzi bisogno del Sud perché l?Italia possa competere nelle nuove sfide internazionali, rafforzando il suo...
C’è posto per il Sud nel Mediterraneo globale. C’è anzi bisogno del Sud perché l’Italia possa competere nelle nuove sfide internazionali, rafforzando il suo ruolo e quello dell’Europa stessa in uno scenario a dir poco complicato e incerto. Il videomessaggio della premier Giorgia Meloni al Forum organizzato dal Mattino per la seconda edizione del «Cambio di paradigma. L’economia del nuovo mondo 2026» nell’aula magna del centro congressi della Federico II - presenti Azzurra Caltagirone, presidente del Gruppo Caltagirone Editore, Massimiliano Capece Minutolo, presidente de Il Mattino Spa, e Alvise Zanardi, consigliere de Il Mattino Spa - non è solo la conferma dell’attenzione del Governo per la nuova narrazione del Mezzogiorno, supportata peraltro ormai da quattro anni di fila da indicatori (Pil, occupazione, export) migliori delle medie nazionali e alla quale il giornale dedica ogni giorno spazio, approfondimenti, inchieste. È soprattutto la riaffermazione della necessaria centralità di quest’area, diventata da subito una delle priorità dell’azione di Palazzo Chigi, per il futuro del Paese.
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«Il Sud Italia può ricoprire un ruolo sempre più determinante per l’energia, per i trasporti, per le esportazioni, per gli investimenti, per l’innovazione – spiega Meloni -. Noi abbiamo creduto fin dall’inizio in questa sfida perché il Mezzogiorno è e può continuare a essere un valore aggiunto per la nostra nazione». Nel messaggio fatto pervenire a Napoli la presidente del Consiglio sottolinea che «oggi il Sud, come lei sa meglio di me, sta crescendo più della media nazionale, sta diventando ogni giorno di più un territorio attrattivo per gli investimenti, come dimostra il successo della Zes Unica. Dobbiamo proseguire in questa strada affinché il Sud sia sempre più la scelta per chi produce e crea occupazione». È una direzione precisa e con essa l’impegno a mantenere la rotta anche nella prospettiva più immediata. «Questo è il cambio di paradigma che intendiamo consolidare anche grazie a voi. Grazie a chi non si è mai arreso a quel racconto un po’ stanco, stereotipato e obsoleto del Sud e lavora ogni giorno per fare di questo pezzo d’Italia una leva di sviluppo e crescita per tutta la nazione».
Lo scenario
Il percorso è sicuramente in salita, le criticità non mancano. E certi ritardi come a proposito del tasso di occupazione (che pure al Sud ha toccato da poco il massimo storico con il 51,1% rispetto al 67% della media nazionale) non permettono di mollare la presa o di rassegnarsi al peggio. Anche perché, ricorda Meloni, pensare al Mezzogiorno in chiave euromediterranea deve diventare una scelta costante, persino inevitabile e non solo per la felice collocazione geografica. Non a caso il Forum si muove in questo contesto e la premier ne evidenzia tutta l’importanza: «Stiamo vivendo il tempo della policrisi, conflitti, tensioni commerciali, vulnerabilità energetiche si alimentano a vicenda e incidono sulla vita delle famiglie e sulle scelte delle imprese», osserva Meloni. E aggiunge: «Dobbiamo saper affrontare questa emergenza con una logica di sistema senza però farci trascinare perché questo è il ruolo della politica, guardare al futuro per costruirlo. E questo per l’Italia significa prima di tutto proiettarsi nel Mediterraneo, uno spazio marittimo tornato centrale nelle dinamiche globali come cerniera di connessione tra Europa, Africa, Golfo e Asia».
La rotta è proprio questa, perché è qui, nel Mediterraneo «e nelle interconnessioni che lo attraversano che si affrontano e si affronteranno sfide decisive per la nostra sicurezza, per la nostra economia, per la nostra prosperità». È l’effetto dei grandi cambiamenti di questi ultimi anni, con le guerre, la crisi energetica e i costi delle materie prime che hanno ridisegnato l’asse dello sviluppo: non più est-ovest ma nord-sud, con l’Italia, il Mezzogiorno e l’Europa in prima linea, per così dire, nella ricerca dei nuovi equilibri economici, commerciali e politici. «Rafforzare la nostra resilienza richiede catene di approvvigionamento diversificate, infrastrutture critiche sicure, partenariati capaci di moltiplicare energia e ricchezza. Questa è la prospettiva che il Governo ha deciso di seguire fin dal primo giorno, guardando a quei quadranti del mondo da cui dipende il futuro dell’Italia e dell’Europa, all’Asia e all’Indopacifico al quale ci lega un rapporto che si è rinnovato in questi anni, all’Africa con cui stiamo costruendo una relazione nuova e paritaria con il piano Mattei, alle Nazioni del Golfo con cui abbiamo voluto cambiare passo».
Le priorità
Di sicuro la sfida energetica è la più urgente. Meloni è consapevole che «le connessioni energetiche sono e saranno sempre più determinanti». E cita il grande progetto HELMED,l’interconnessione elettrica in corso di realizzazione tra Italia e Tunisia (che impegna Terna), «un primo esempio delle nuove direttrici di approvvigionamento che possono fare dell’Italia uno snodo della sicurezza energetica europea. Ma voglio citare anche il corridoio IMEC che collegherà l’India all’Europa passando per il Medio Oriente e deve vedere protagonisti i nostri porti e le nostre imprese. Servono visione e determinazione, è la sfida per tutti noi». A partire dal Sud, non più cenerentola del Paese ma locomotiva a tutti gli effetti, capace di spendere gli 80 miliardi del PNRR, di accelerare gli investimenti con la ZES unica, di vedere crescere il numero delle imprese e la loro patrimonializzazione. Un Sud, appunto, di cui c’è sempre più bisogno.