Occupazioni delle scuole a Napoli, la preside Valeria Pirone: «Scuole, capisco i ragazzi ma basta raid vandalici»
Il Mattino

Occupazioni delle scuole a Napoli, la preside Valeria Pirone: «Scuole, capisco i ragazzi ma basta raid vandalici»

Venerdì 23 ottobre 2026
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  «Lecito manifestare per i propri diritti, ma ogni protesta non può e non deve tradursi mai in danneggiamenti, intimidazioni o comportamenti che compromettano la sicurezza...

«Lecito manifestare per i propri diritti, ma ogni protesta non può e non deve tradursi mai in danneggiamenti, intimidazioni o comportamenti che compromettano la sicurezza delle persone e il patrimonio collettivo. Assistere a immagini di raid vandalici nelle scuole, danneggiamenti di estintori, arredi scolastici, strumentazioni è qualcosa che mi ha ferito profondamente e mi fa sentire delusa e amareggiata”». In un clima di tensioni, scontri e proteste dall’una all’altra parte del Paese c’è chi, come Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’Istituto tecnico tecnologico Marie Curie di Ponticelli, appoggia le occupazioni studentesche, «ma se organizzate con criterio e rispetto delle regole». Di fronte alla protesta contro il caro gasolio e al dramma degli scaffali vuoti nei supermercati a seguito dello sciopero degli autotrasportatori, anche gli alunni della scuola di Napoli est hanno aderito alle proteste, manifestando pacificamente in via Argine martedì scorso fa. «Già quella - commenta la preside - è nata dopo un confronto maturo e serio con la dirigenza scolastica e i docenti del nostro istituto, consentendo a tutti di scegliere in libertà se aderire o meno».

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Da lei hanno occupato?

«Nel nostro istituto non c’è stata finora nessuna occupazione. Tre giorni fa però i nostri studenti hanno scelto di manifestare all’esterno in maniera pacifica e ordinata. Avevo incontrato i rappresentanti di tutte le classi, avendo intuito che vi fosse l’intenzione di organizzarsi per esprimere un disagio. Ho ritenuto importante ascoltarli e individuare forme di manifestazioni che fossero responsabili, rispettose di spazi e persone. Martedì sono tornata a confrontarmi con loro per capire come si stesse svolgendo la protesta e sono rimasta piacevolmente sorpresa, perché ho trovato ragazzi capaci di esprimersi senza ricorrere alla contrapposizione o, ancor peggio, alla violenza».

Cosa pensa delle occupazioni di altri istituti, in cui si sono verificati atti vandalici?

«Premesso che ogni protesta va contestualizzata, i ragazzi hanno diritto a esprimere il loro dissenso e a chiedere attenzione sui problemi che vivono. Tuttavia la protesta non può e non deve tradursi mai in danneggiamenti, intimidazioni o violenza».

Favorevole o contraria dunque alle occupazioni?

«Non si può rispondere con un semplice sì o no. Sono senz’altro favorevole al dialogo, alla partecipazione degli studenti e alla loro possibilità di esprimere il dissenso. La scuola deve educare alla cittadinanza attiva e ciò significa riconoscere che i ragazzi non sono destinatari passivi delle decisioni degli adulti, ma hanno il diritto e il dovere di partecipare alla vita della comunità. Però questo non significa considerare qualsiasi forma di protesta automaticamente legittima. L’occupazione può infatti comportare problemi sul piano della sicurezza, della continuità didattica e del rispetto delle responsabilità di ciascuno».

Se i suoi studenti dovessero occupare, quale messaggio vorrebbe trasmettessero?

«Una scuola si può contestare perché si vuole migliorare, non distruggere o paralizzare. Vorrei che i miei studenti sapessero spiegare le ragioni della loro protesta, individuare i problemi concreti e avanzare richieste credibili. Vorrei che anche nel momento del conflitto sapessero dimostrare di rispettare persone, ambienti e il lavoro di chi vive ogni giorno la scuola».

Secondo lei, quali attività si dovrebbero svolgere durante l’occupazione, affinché sia un’esperienza proficua?

«Dedicare spazio all’ascolto, al confronto reciproco, all’approfondimento di temi importanti che li riguardano come il diritto allo studio, il benessere psicologico, il bullismo e il cyberbullismo, la violenza di genere, ma anche il mondo del lavoro e la partecipazione democratica e ben venga l’organizzazione di dibattiti con esperti, assemblee tematiche, momenti di elaborazione di proposte concrete».

Voi fate molte iniziative sulla legalità. Qual è l’obiettivo?

«Per noi è un asse fondamentale dell’attività educativa, essendo in un territorio particolarmente difficile come la periferia orientale. Scopo è offrire ai nostri giovani strumenti culturali, occasioni di crescita e la possibilità di immaginare un futuro diverso. Educare alla legalità significa insegnare ai ragazzi a non subire passivamente le ingiustizie, ma anche a non rispondere con altre ingiustizie. Il compito della scuola non è impedire agli studenti di dissentire, ma aiutarli a imparare come si esercita il dissenso in una società democratica».

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