Di Meo sceglie Tangeri, il suo calendario si rinnova: presentazione in Marocco per i 25 anni del suo «percorso culturale»
Il Mattino

Di Meo sceglie Tangeri, il suo calendario si rinnova: presentazione in Marocco per i 25 anni del suo «percorso culturale»

Venerdì 23 ottobre 2026
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  Un quarto di secolo a tessere trame d?arte e memoria tra Partenope e il mondo. Il calendario Di Meo 2027 raggiunge il traguardo dei 25 anni, la sua edizione silver, e stavolta il...

Un quarto di secolo a tessere trame d’arte e memoria tra Partenope e il mondo. Il calendario Di Meo 2027 raggiunge il traguardo dei 25 anni, la sua edizione silver, e stavolta il progetto curato da Generoso Di Meo sceglie come meta Tangeri: intitolata «Napoli Tangeri, Dialoghi Mediterranei», l’opera editoriale da collezione verrà presentata domani alle 20.30 nel palazzo delle Istituzioni Italiane (palazzo Moulay Hafid) della città marocchina.

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Il viaggio a tappe del calendario nomade è diventato un “Grand Tour” in chiave contemporanea: «Anno dopo anno, a partire dalla quarta edizione, l’iniziativa ha superato i confini nazionali per legare il patrimonio culturale della Campania a diverse città mondiali, alla ricerca di elementi storici comuni» spiega Di Meo. Nel corso del lungo itinerario l’obiettivo dei fotografi ha immortalato tappe come Londra, Istanbul, Belgrado e Tbilisi. Dal 2013 il cammino visivo ha trovato principale interprete nell’artista fiorentino Massimo Listri, fotografo d’architettura e d’interni, il cui sguardo documenta le geometrie, le luci, i cortili e le stratificazioni storiche dei luoghi.

Nell’edizione del 2027 l’obiettivo di Listri si posa sui cortili, sui giardini, sui musei e sulle dimore storiche di Tangeri, mostrando la vicinanza culturale con Napoli; dice Di Meo: «Come sempre andiamo a cogliere cosa c’è di Napoli nel luogo a cui è dedicata l’edizione; in ogni posto abbiamo trovato tracce profonde». La copertina e le immagini conducono il lettore nel palazzo Moulay Hafid, simbolo della presenza italiana, per poi attraversare gli spazi urbani che ne svelano l'identità cosmopolita.

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Come ogni anno il volume raccoglie i contributi di scrittori, storici e critici che indagano queste affinità; in passato hanno scritto firme come Alessandro Barbero, Valerio Caprara, Vittorio Sgarbi, Mario Martone e altri. Nella prefazione di quest’anno l’ambasciatore d’Italia in Marocco Pasquale Salzano descrive il Mediterraneo come uno spazio di incontro e dialogo. Il saggio di Luca Manunza parla di «sguardi meridiani» individuando punti di contatto nei quartieri popolari e nei mercati delle due città.

Lo scrittore Tahar Ben Jelloun definisce Napoli «sorella gemella» di Tangeri per la sua vitalità marina, mentre Camilla Maria Cederna ricostruisce la storia di Elisa Chimenti, intellettuale napoletana trasferitasi in Marocco nell’800. Marco Riccomini documenta il viaggio di Alexandre Dumas a Tangeri nel 1846, e Bruno Cianci rievoca la missione diplomatica marocchina giunta a Napoli nel 1890 con 26 uomini e 10 cavalli. Il musicologo Dinko Fabris unisce le sponde attraverso le influenze musicali arabo-andaluse e il leggendario passaggio di Enrico Caruso al Gran Teatro Cervantes nel 1919. Roberto Peregalli analizza le affinità architettoniche, mentre Umberto Masucci mette a confronto i porti delle due metropoli. Infine, gli interventi di Giuseppe Barbera sugli agrumi, di Ralph Toledano sulla dimensione mitologica e di Alessandro Tamburini sui caffè storici come il Gambrinus completano il quadro dei parallelismi.

L’evento di domani accoglierà esponenti dell’aristocrazia europea e delle élites marocchine. Per ora si citano solo alcuni degli ospiti: Daniel Aron della Fondation pour la photographie, la modella Kirat Young accompagnata dal marchese di Dampierre, l'esploratore Alvaro de Marichalar, Valerie-Anne Giscard d’Estaing, figlia dell'ex presidente francese, e la stilista marocchina Fadila El Gadi. E già questo assaggio di parterre ha un sapore d'altri tempi.

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