Terremoto in Sicilia, Florindo (Ingv): «Sequenza sismica tettonica generata dalle tensioni dei movimenti delle placche africana ed euroasiatica»
Fabio Florindo è il presidente dell'Ingv. Professore, una sequenza sismica nel mar Tirreno da stamattina, con scosse più forti di magnitudo 5.5 e 5 della scala Ritcher....
Fabio Florindo è il presidente dell'Ingv. Professore, una sequenza sismica nel mar Tirreno da stamattina, con scosse più forti di magnitudo 5.5 e 5 della scala Ritcher. Cosa sta accadendo e da cosa sono generati questi sismi?
«Da alcuni giorni stiamo registrando una sequenza sismica nel Tirreno meridionale, che questa mattina ha avuto un'intensificazione importante. Il terremoto più forte si è verificato alle 12,19, con una magnitudo 5.5 e una profondità di circa 9 chilometri. Poco prima, alle 11,51, c'era stata una scossa di magnitudo 4.3, mentre nelle ore successive sono stati registrati numerosi altri eventi. Siamo in un'area geologicamente complessa, dove le tensioni legate ai movimenti delle placche africana ed eurasiatica si accumulano nella crosta terrestre. Quando queste tensioni superano la resistenza delle rocce, si verifica una rottura lungo una faglia e viene liberata l'energia che genera il terremoto. È quello che sta accadendo. Si tratta di una sequenza di natura tettonica, che naturalmente stiamo seguendo con grande attenzione attraverso la nostra rete di monitoraggio».
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L'area è quella a nord-ovest di Alicudi e a nord-est del vulcano sottomarino Sisifo?
«Sì, esattamente. L'epicentro del terremoto principale si trova a circa 32 chilometri a ovest di Alicudi e a una sessantina di chilometri dalla costa settentrionale della Sicilia. È una zona particolarmente interessante dal punto di vista geologico, perché presenta sia rilievi vulcanici sottomarini sia importanti sistemi di faglie. La presenza di strutture vulcaniche, però, non deve trarre in inganno. Un terremoto che avviene in prossimità di un vulcano non è necessariamente legato all'attività magmatica. In questo caso, le caratteristiche della sequenza ci indicano un'origine tettonica».
In quale sistema tettonico ci troviamo?
«Siamo nel sistema tettonico Sisifo-Alicudi, dove convivono faglie che si muovono in modo diverso. Alcune hanno un movimento prevalentemente orizzontale, altre sono legate a fenomeni di compressione della crosta terrestre.
Le prime analisi del terremoto principale indicano proprio un meccanismo di tipo compressivo, con una compressione orientata approssimativamente nord-sud. In sostanza, due porzioni della crosta tendono a spingersi l'una contro l'altra, dando origine a un movimento lungo una faglia inversa. Non è una situazione insolita in un'area tettonicamente complessa come questa. Per capire esattamente quale faglia si sia attivata, però, serviranno ulteriori analisi, soprattutto sulla distribuzione degli ipocentri e sui meccanismi focali dei diversi terremoti».
I terremoti hanno attinenza alla subduzione della placca ionica?
«Qui bisogna fare una distinzione importante. Nel Tirreno meridionale abbiamo anche terremoti molto profondi, legati alla placca ionica che sprofonda al di sotto dell'Arco Calabro. In alcuni casi gli ipocentri raggiungono addirittura i 400-600 chilometri di profondità. I terremoti che stiamo registrando in questi giorni sono, invece, molto più superficiali. Quello principale, ad esempio, è avvenuto a circa 9 chilometri di profondità. Parliamo quindi di due fenomeni diversi. I terremoti di oggi sono legati alla deformazione della crosta terrestre e non direttamente alla rottura della placca ionica in profondità. Naturalmente, tutto rientra in un quadro geodinamico più ampio, nel quale la subduzione contribuisce a determinare le tensioni che interessano questa parte del Mediterraneo».
Dove vi risulta siano state avvertite le scosse più forti? E che tipo di accelerazione hanno avuto sulla terraferma?
«Le scosse sono state avvertite chiaramente alle Eolie e lungo la costa settentrionale della Sicilia, soprattutto nelle province di Messina e Palermo. Abbiamo avuto segnalazioni anche da altre zone della Sicilia, dove però il terremoto è stato percepito in maniera generalmente più debole. Un dato interessante è quello che arriva dal nostro servizio "Hai sentito il terremoto?". Nel pomeriggio avevamo già ricevuto oltre 1.500 questionari compilati dai cittadini. Sono informazioni molto utili, perché ci aiutano a capire come il terremoto sia stato effettivamente avvertito nelle diverse località. Per quanto riguarda le accelerazioni, i primi dati strumentali indicano valori di circa 20 centimetri al secondo quadrato a Lipari e di circa 16 a Naso, nel Messinese. Parliamo di accelerazioni dell'ordine del 2% di quella di gravità, quindi di valori relativamente contenuti, anche grazie alla distanza dell'epicentro dalla terraferma».
Escludete che si tratti del vulcano Marsili?
«Al momento non abbiamo elementi che facciano pensare a un coinvolgimento del Marsili. Prima di tutto c'è una questione geografica: il vulcano si trova a diverse decine di chilometri dall'area interessata dalla sequenza. Ma c'è anche un aspetto geologico che considero particolarmente significativo. Il terremoto principale presenta un meccanismo di tipo compressivo, cioè legato a porzioni della crosta che si spingono l'una contro l'altra. Il Marsili, invece, è un vulcano che si è sviluppato in un contesto prevalentemente distensivo, associato all'apertura del bacino tirrenico. Per certi aspetti possiamo considerarlo una sorta di piccola dorsale oceanica. Sono quindi contesti geodinamici differenti. Questo, insieme alla localizzazione degli eventi, ci porta a ritenere che non vi sia una relazione diretta tra la sequenza in corso e un'eventuale attività del Marsili».
Avete notato qualcosa dopo le scosse dei giorni scorsi sempre nel Mar Tirreno Meridionale?
«In realtà la sequenza era già in corso dal 20 ottobre. Nei giorni precedenti avevamo registrato diversi terremoti, alcuni con magnitudo compresa tra 3 e 4. Questa mattina l'attività è aumentata, fino all'evento di magnitudo 5.5 delle 12,19, seguito da numerose repliche. Una di queste, di magnitudo 4.0, è avvenuta appena cinque minuti dopo.
Stiamo esaminando con attenzione anche le profondità dei terremoti, che variano da circa 30 chilometri fino a 8-10 chilometri, per capire meglio come si stia sviluppando la sequenza e quali strutture siano coinvolte. C'è però un aspetto che vorrei sottolineare. Il fatto che nei giorni scorsi ci fossero stati diversi terremoti non ci permetteva di prevedere quello di oggi. E non possiamo neppure sapere con precisione come proseguirà la sequenza. È possibile che si verifichino altre scosse, anche significative, ma non siamo in grado di stabilire quando e con quale magnitudo. Proprio per questo è fondamentale continuare a monitorare l'area».
Quali sono state in questa zona le scosse più forti in passato?
«Non è la prima volta che quest'area registra terremoti di una certa energia. Nel maggio del 1957, ad esempio, si verificarono due eventi di magnitudo 5.2 e 5.3 a distanza di un giorno. Un altro terremoto importante risale al giugno del 1977, con una magnitudo intorno a 5.3. Ricordiamo anche il terremoto del maggio 1980, di magnitudo 5.7, che interessò un settore vicino alle Eolie e provocò danni ad Alicudi. Se andiamo più indietro nel tempo, troviamo altri terremoti significativi alla fine dell'Ottocento, mentre negli anni più recenti abbiamo registrato eventi di magnitudo 4.7 nel 2009, nel febbraio 2025 e nel marzo di quest'anno. Questo ci dice che siamo in una zona sismicamente attiva, dove terremoti di magnitudo intorno a 5, e talvolta anche superiore, fanno parte della storia geologica del territorio. Naturalmente ogni evento ha le sue caratteristiche e non possiamo utilizzare quelli del passato per prevedere il comportamento della sequenza attuale».
È stata diramata un'allerta tsunami per le scosse più forti.
«Sì. Dopo il terremoto delle 12,19, il nostro Centro Allerta Tsunami ha attivato le procedure previste dal sistema nazionale di allertamento per i maremoti. Alle 12,29, dopo una prima comunicazione informativa, è stato diramato un messaggio di allerta arancione, il livello che tecnicamente chiamiamo Advisory. Vorrei chiarire che un'allerta di questo tipo non significa che si sia necessariamente verificato uno tsunami. Significa che, sulla base delle informazioni disponibili in quei primissimi minuti, esisteva uno scenario potenziale che richiedeva l'attivazione delle misure precauzionali. L'allerta è poi cessata alle 13,22, dopo le verifiche previste e la consultazione con il Dipartimento della Protezione Civile. In questi casi la rapidità è essenziale. Nel Mediterraneo, infatti, un eventuale maremoto può raggiungere le coste in tempi molto brevi, e non possiamo permetterci di sottovalutare questo rischio».
Cosa vi ha indotto a diramare un'allerta maremoto per le scosse di oggi?
«La decisione non è frutto di una valutazione soggettiva, ma di procedure scientifiche e operative ben precise.
Quando si verifica un terremoto in mare, il nostro Centro Allerta Tsunami ne analizza immediatamente la magnitudo, la profondità, la posizione dell'epicentro e le caratteristiche tettoniche dell'area. L'obiettivo è capire, nel giro di pochissimi minuti, se ci siano le condizioni perché il terremoto possa aver generato un maremoto.
Nel caso di oggi avevamo un terremoto di magnitudo 5.5, localizzato in mare e a una profondità relativamente ridotta. Era quindi necessario valutare tempestivamente il possibile rischio per le coste. Tra l'altro, dal 5 ottobre abbiamo reso operativo un nuovo sistema di previsione probabilistica degli tsunami, sviluppato dall'Ingv, che ci permette di considerare rapidamente diversi possibili scenari, tenendo conto anche delle incertezze legate ai primi dati disponibili. Vorrei però sottolineare una cosa: quando parliamo di maremoti, il fattore tempo è decisivo. Non possiamo aspettare di vedere un'onda arrivare sulla costa prima di attivarci. Il nostro compito è proprio questo: utilizzare le conoscenze scientifiche e i dati che raccogliamo continuamente per fornire alla Protezione Civile, nel minor tempo possibile, le informazioni necessarie a tutelare la popolazione».