Cambio di Paradigma, transizione energetica. Il futuro passa dal Sud: «Un importante polo per l?Europa»
Il Mattino

Cambio di Paradigma, transizione energetica. Il futuro passa dal Sud: «Un importante polo per l?Europa»

Sabato 24 ottobre 2026
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Se è chiaro che il futuro energetico dell?Italia - soprattutto la riduzione dell?esposizione dalle importazioni - passa dal Mezzogiorno, è altrettanto chiaro che bisogna...

Se è chiaro che il futuro energetico dell’Italia - soprattutto la riduzione dell’esposizione dalle importazioni - passa dal Mezzogiorno, è altrettanto chiaro che bisogna accelerare su autorizzazioni, investimenti e capacità amministrativa e migliorare il rapporto con le comunità e cittadini. Il dato di partenza è che la domanda di elettricità è in aumento: per il 2026 si prevede un incremento dei consumi del 6-7% in più rispetto al 2025 (e mese dopo mese si macinano nuovi record: a settembre - ha rilevato Terna - la domanda di energia ha raggiunto 27,8 TWh, il valore più elevato registrato a settembre dal 2014) mentre le proiezioni indicano una crescita del 40% entro il 2040. «Il trend incrementale della domanda di energia elettrica, trainata dall’elettrificazione dei consumi - ha ammonito Salvatore Bernabei, amministratore delegato di Enel Green Power - rende urgente velocizzare gli iter autorizzativi e agevolare gli investimenti. La transizione va fatta insieme ai territori generando valore diretto per le comunità locali. Il settore elettrico è pronto a mettere in campo 200 miliardi di euro aggiuntivi di investimenti in dieci anni».

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L’Italia importa il 15% dell’energia che consuma. Un altro 45% deriva da combustibili fossili, quasi interamente importati. Solo il 40% arriva da rinnovabili prodotte con risorse locali: eolico, solare, geotermia e idroelettrico. Nel 2015: l’Italia aveva un prezzo spot di circa 53,6 euro, vicino ai 51,6 euro della Spagna. La Germania era a 34 euro. La Spagna aveva il 37% di rinnovabili, il 39% di fossili e il 22% di nucleare. L’Italia aveva il 29% di rinnovabili, il 42% di fossili e il 29% di importazioni. In dieci anni (2025) la Spagna ha portato le rinnovabili dal 37% al 60%, ha mantenuto il nucleare e ha ridotto molto i fossili. Il suo prezzo spot è salito a circa 65 euro (oggi a 73,6). L’Italia è passata dal 29% al 41% di rinnovabili, ma ha mantenuto i fossili attorno al 44% e le importazioni al 15%. Il prezzo è passato da 51 a 116 euro (ora 145,2). Poi c’è il caso tedesco: la Germania ha aumentato le rinnovabili ma ha chiuso il nucleare, dovendo riaprire negli ultimi anni centrali a lignite e un prezzo di 89 euro (ora 107,6) inferiore a quello italiano ma superiore a quello spagnolo.

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Sole a Mezzogiorno

«In una fase in cui il sistema industriale teme un rallentamento post-PNRR, le imprese Energy & Utility possono offrire una leva di sviluppo solida» ha spiegato Lorenzo Giussani, Director Strategy & Growth di A2A. «Un nostro recente studio realizzato con TEHA - ha aggiunto - quantifica questa capacità di investimento del comparto in 825 miliardi di euro entro il 2050, circa 33 miliardi all’anno, sostenibili con capitali privati e senza gravare sul debito pubblico. Circa la metà di queste risorse - ha continuato - possono essere destinate al Sud attraverso lo sviluppo di rinnovabili, flessibilità di rete, ciclo idrico e gestione dei rifiuti. Affinché questo potenziale si traduca in realtà, è necessario mettere il settore nelle condizioni di operare, garantendo un piano di sviluppo infrastrutturale adeguato e iter autorizzativi più rapidi e snelli. Un cambio di paradigma è quello generato dallo sviluppo delle rinnovabili che contribuisce al disaccoppiamento tra gas ed elettricità, abbattendo strutturalmente i costi per famiglie e imprese. Va proprio in questa direzione la diffusione dei PPA (Power Purchase Agreement): da qualche anno A2A offre a cittadini e aziende contratti pluriennali a prezzo fisso, uno strumento che permette di tutelarsi dalla volatilità dei mercati legata al contesto geopolitico».

Per Nicola Monti, amministratore delegato, Edison S.p.A., il Sud è l’area prioritaria per gli investimenti nelle fonti rinnovabili. «Il potenziale - ha detto - è concentrato soprattutto nel Mezzogiorno, ma la produzione di energia da rinnovabili richiede però infrastrutture per rendere utilizzabile l’energia». Tre per Monti sono le cose da fare: ridisegnare i bacini idroelettrici perché l’accumulo idrico è rilevante al Sud e «le opere civili ed elettromeccaniche possono creare ricadute industriali domestiche, senza dipendere necessariamente dall’acquisto di batterie dalla Cina». Poi «servono reti per gestire i flussi e collegare i nuovi siti produttivi del Sud ai principali centri di domanda nel Centro-Nord». Infine «il Paese deve rafforzare le reti di collegamento». Monti ha ricordato come dopo l’interruzione delle forniture dalla Russia siano aumentati i flussi dal Sud, dall’Algeria e quelli marittimi di gas liquido nel Mediterraneo.

Alessandro Panico, Transmission Chief Commercial Officer SVP, Prysmian, ha sostenuto che il Mezzogiorno può diventare sia un serbatoio elettrico nazionale, grazie allo sviluppo delle rinnovabili, sia un hub energetico. Ha richiamato i grandi progetti di energia rinnovabile previsti nel nord Africa, e della posizione determinante del Mezzogiorno quale polo di transito di questa energia per tutta l’Europa. Panico ha però insistito sulla necessità di tradurre le prospettive in progetti, materiali e cavi. Ha ricordato che lo stabilimento Prysmian di Arco Felice, è uno dei più importanti al mondo per la produzione di cavi sottomarini ad alta tecnologia in grado di trasportare energia ad alta capacità, ad altissime tensioni e profondità.

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