Il titolare della catena Sole 365, Antonio Apuzzo: «Danni da mezzo milione: per noi un vero e proprio tsunami»
La protesta degli autotrasportatori ha lasciato dietro di sé scaffali vuoti, merci deteriorate, aziende in difficoltà e lavoratori costretti a fermarsi. Per la catena di supermercati...
La protesta degli autotrasportatori ha lasciato dietro di sé scaffali vuoti, merci deteriorate, aziende in difficoltà e lavoratori costretti a fermarsi. Per la catena di supermercati Sole365 il conto delle perdite ammonta già a mezzo milione di euro. Ma il danno, secondo Antonio Apuzzo, titolare della catena commerciale, va ben oltre quello economico. «È come se ci fosse passato uno tsunami addosso. Adesso dobbiamo ricostruire».
Qual è il bilancio di questi giorni di protesta? Quante merci avete perso e a quanto ammontano i danni?
«Non abbiamo ancora un dato preciso sulle tonnellate di prodotti andati persi, ma possiamo quantificare il danno economico in circa 500mila euro. Parliamo delle nostre perdite commerciali. In questi giorni è come se ci fosse passato uno tsunami addosso. Adesso stiamo provando a contare i danni e contemporaneamente a ricostruire, ma non abbiamo neppure il tempo per fermarci. Dobbiamo andare avanti».
Quali sono state le difficoltà maggiori per la vostra organizzazione?
«Abbiamo una struttura organizzata sulla base dei volumi di merce in uscita e dei fatturati. Oggi Sole365 conta 5.300 collaboratori. Se non abbiamo prodotti da vendere non incassiamo, ma dobbiamo comunque pagare gli stipendi e sostenere tutti i costi fissi. È una corsa contro il tempo per ripristinare le forniture e tornare alla normalità. Non si ferma soltanto la nostra attività, ma anche tutto l'indotto che lavora intorno alla distribuzione».
Quanto tempo servirà per tornare alla normalità?
«Credo che ci vorranno almeno quindici giorni. Non basta che i camion riprendano a circolare. Bisogna ricostituire le scorte, ripristinare i flussi delle merci e rimettere in moto un’organizzazione che ha subito un'interruzione pesantissima».
Come si è arrivati a questa situazione? C’erano segnali che lasciavano prevedere una paralisi della distribuzione?
«Siamo stati colti impreparati perché non immaginavamo che la protesta potesse estendersi in maniera così capillare. Anche perché noi, come altre grandi insegne della distribuzione, riconosciamo già ai trasportatori gli aumenti legati al costo del carburante. Nei nostri contratti è prevista una clausola, chiamata “fuel”, che adegua il corrispettivo quando aumenta il prezzo del gasolio. Se il carburante passa, per esempio, da un euro a un euro e trenta, riconosciamo il maggior costo della componente carburante. È una clausola che tutela il trasportatore. Per questo siamo rimasti sorpresi: quel maggior costo lo stiamo sostenendo noi».
Quali sono state le conseguenze più pesanti per la filiera produttiva e per i lavoratori?
«Il blocco dei trasporti ha provocato il fermo di diverse attività industriali e agricole. Abbiamo appena ricevuto una comunicazione da un importante produttore di caffè, che ci ha informato di aver sospeso la produzione da tre giorni. Ma il dramma più grande riguarda i lavoratori. Alcune aziende hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, altre hanno chiesto ai dipendenti di smaltire ferie. Ci sono poi i lavoratori delle cooperative, con contratti legati alle prestazioni, che semplicemente non sono stati chiamati. Sono persone che non hanno lavorato e che quindi non percepiranno quei soldi. Parliamo di categorie già particolarmente fragili. I nostri dipendenti continueranno a ricevere lo stipendio, ma per tanti altri non è così».
Anche i consumatori hanno pagato un prezzo elevato. Quali conseguenze economiche vede?
«Il danno provocato alla comunità è incalcolabile. I consumatori hanno trovato gli scaffali vuoti e, in molti casi, non hanno potuto acquistare i prodotti che comprano abitualmente. Non parlo necessariamente di aumenti dei prezzi, ma del fatto che le famiglie sono state costrette a scegliere tra quello che era rimasto disponibile, spendendo probabilmente di più. Ci sono effetti che non siamo ancora in grado di quantificare e di cui ci renderemo conto soltanto più avanti. Credo che questa situazione abbia provocato una perdita di potere d’acquisto nell’ordine di decine di milioni di euro».
Si poteva intervenire prima per evitare che la protesta si trasformasse in un’emergenza generale?
«Devo dire che ho riscontrato tantissima disponibilità da parte della politica locale e delle istituzioni, a cominciare dalle prefetture. Ci sono state molto vicine e le ringrazio. Ho visto, invece, una distanza enorme da parte del governo centrale, quasi come se non avesse compreso quello che stava accadendo oppure avesse attribuito maggiore importanza all'emergenza che contemporaneamente si stava verificando a Milano. La concomitanza delle due situazioni ha finito per oscurare quello che succedeva qui».