Maratona, un pezzo di Napoli sfida i campioni a New York: «La corsa una seconda vita»
Il Mattino

Maratona, un pezzo di Napoli sfida i campioni a New York: «La corsa una seconda vita»

Lunedì 26 ottobre 2026
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Sono i 42 chilometri più belli del mondo: la partenza dal ponte di Verrazzano scaglionata per 60mila correndo sulle note della celeberrima ?New York New York? interpretata da...

Sono i 42 chilometri più belli del mondo: la partenza dal ponte di Verrazzano scaglionata per 60mila correndo sulle note della celeberrima “New York New York” interpretata da Frank Sinatra. Poi sarà Brooklyn, Queens, The Bronx, Manhattan con tutto il suo contorno di luci, colori e bande musicali.

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E se alla partenza ti prende un crampo in attesa del via, all’arrivo in Central park pensi solo a baciare la terra sotto i piedi perché la maratona di New York è quella dove vuoi semplicemente arrivare. Non conta il tempo, soprattutto per i neofiti. Contano le motivazioni. Conta quello che ti spinge a tuffarti in un sogno dove tu sei la locomotiva ed allo stesso tempo il vagone trainato. Duemila gli italiani attesi, una decina i napoletani. Corri per te stesso e per loro.

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Ai nastri di partenza

Ma loro chi? Maria Trojano l’11 novembre compirà 64 anni, e non ha dubbi «per le donne che hanno attraversato la mia stessa esperienza oncologica. Molte si lasciano andare, io arriverò allo striscione finale anche per loro». La malattia nel 2009, «mentre ero sotto la doccia, come sempre pensando alla giornata, che iniziava, lavoro, figli, tanti pensieri, così normali, così rassicuranti, scopro una nocciolina al lato del seno sinistro» ha scritto in un racconto pubblicato nel giornale dei consulenti del lavoro. «Lei ha due carcinoma - le disse l’oncologo - uno sotto il capezzolo, uno sotto l’ascella, non credo si possa salvare il seno, lei dovrà essere operata, ed avere una mastectomia». Il mondo crolla. E ancora «il tumore era di natura maligna, e dovevo sottopormi, alla chemioterapia». Dalla malattia ne uscirà con la voglia di testimoniare forza e costanza. Come i maratoneti. Il marito corricchia con la squadra di Antonio d’Apuzzo, la porta con sé ed oggi «siamo a dieci maratone corse. New York sarà l’undicesima. Ho trovato nella corsa una seconda vita, diventando anche Pink Ambassador per la Fondazione Umberto Veronesi. Molte donne mollano e rinunciano a loro stesse. Ma bisogna reagire e New York vuole dire anche questo».

Le testimonianze 

Maria ha una missione stampata sul petto perché lei è nonna Mary, il marito nonno Tony e correranno insieme verso Central park dove ad aspettarli ci saranno anche i nipotini Ezra ed Enzo. Il tempo di gioire e tornare a Napoli. «Perché, dottoressa - mi hanno detto - entro il 4 novembre si devono fare le buste paga degli stipendi». Storie di New York come quella di Gina Varricchio, direttore di Geriatria all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. «Ho corso varie maratone nella mia vita - racconta - ma è la prima volta che sono a New York. Cosa mi aspetto? La festa. Alle 5.30 mi verranno a prendere in albergo e mi porteranno sul ponte di Verrazzano dal quale partirò alle 10.30 Tutto è perfettamente organizzato. Non sfugge nulla». Anche per lei New York è un obiettivo, ma anche «il coronamento di un percorso. Ho cominciato a correre da Master sul lungomare a Napoli grazie ad Antonio d’Apuzzo che mi ha inserito nella Collana Marathon. Ero una sportiva. Poi il Covid mi ha segnato duramente. Ho trascorso mesi in un letto con una forma di encefalite molto grave dalla quale fortunatamente sono uscita. Cominciare a corricchiare prima e correre poi è stata una cosa bellissima». Ora la Maratona che diventa anche una opportunità. «Per me è la prima volta a New York. Sono con due dei miei tre figli e quest’anno non ho preso ferie. Restiamo a New York».

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