Alluvione di Salerno, omaggio a morti e feriti a 72 anni dal dramma: la devastante  ?malanotte? del ?54
Il Mattino

Alluvione di Salerno, omaggio a morti e feriti a 72 anni dal dramma: la devastante ?malanotte? del ?54

Lunedì 26 ottobre 2026
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Una pagina tragica il cui ricordo è ancora vivissimo. Sono passati 72 anni dall?alluvione che nella notte tra il 25 e 26 ottobre del 1954 devastò Salerno e alcuni paesi della...

Una pagina tragica il cui ricordo è ancora vivissimo. Sono passati 72 anni dall’alluvione che nella notte tra il 25 e 26 ottobre del 1954 devastò Salerno e alcuni paesi della Costiera amalfitana. Il bilancio fu di 318 vittime, di oltre 250 feriti e di circa 5.500 tra sfollati e senzatetto. Nella sola Salerno ci furono 109 morti e 56 feriti dopo che la città era stata investita dall’acqua e dalle colate di fango. Il torrente Fusandola devastò la zona di Canalone ed altre aree cittadine. Una tragedia che segnò il cambiamento urbanistico della città perché per ridare una casa alle migliaia di persone rimaste senza un tetto iniziò la costruzione di nuovi insediamenti nella zona orientale. In questo contesto, tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, prese forma la nuova Mariconda.

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Lo stemma nobiliare

Proprio a Mariconda, in via Raffaele Mauri, ieri mattina sono state ricordate le vittime dell’alluvione nei pressi della lapide apposta in occasione dei sessant’anni della tragedia, che è stata ampliata e restaurata per volere di un comitato di cittadini. Quando il consigliere comunale Gianni Fiorito l’ha scoperta ieri mattina, è apparso lo stemma nobiliare della famiglia Mariconda che prima non c’era, un leone in campo azzurro che rende la lapide ancora più legata al quartiere. Commosso il ricordo del consigliere Fiorito di quella “malanotte” che ha segnato la storia della città. «Mia nonna che viveva in via Porta Catena mi ha sempre raccontato la storia della malanotte, la ripeteva ogni volta che cadeva una forte pioggia d’ottobre, ogni 25 ottobre - ha ricordato Fiorito - Mi raccontava di quella forte pioggia che si è abbattuta su Salerno e sulla Costiera amalfitana, dei torrenti trasformati in fiumi impetuosi di fango che travolsero la città».

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«Mia nonna - ha aggiunto - mi ha trasmesso il ricordo di un popolo forte: quello dei salernitani che, dopo una tragedia immane, con centinaia di vittime, feriti e migliaia di abitazioni distrutte, cominciarono a scavare per salvare i superstiti, a soccorrere chi aveva bisogno. Un popolo forte che si strinse insieme come una famiglia, come sanno fare bene gli abitanti di Mariconda che, pur ferito, seppe rimboccarsi le maniche e ricominciare a vivere. Che il ricordo di quelle vite spezzate e di quel popolo coraggioso accenda anche in noi un animo forte, che ci dia responsabilità di prenderci cura della nostra città, di proteggere il nostro territorio e di difendere il futuro delle prossime generazioni». I Vigili del fuoco hanno poi deposto una corona commemorativa donata dal Comune. La cerimonia si è conclusa con la benedizione del monumento dedicato a padre Giovanni D’Andrea, impartita dal parroco don Antonio Pitetto. Una tragedia, dunque, che impone il dovere di ricordare quello che è successo ma anche il momento di straordinaria unità e solidarietà che si registrò. Un contributo fondamentale lo diede il clero a partire dal vescovo Demetrio Moscato. Padre Candido, cappellano dell’ospedale Ruggi, ha raccontato nelle sue memorie quello che ha vissuto nell’accogliere e nello stare accanto ai feriti. Salerno fu catapultata sulla scena nazionale. Dopo tre giorni arrivò il presidente della Repubblica Luigi Einaudi; alcuni dei principali inviati dei quotidiani nazionali, a partire da Indro Montanelli, arrivarono sulla scena della tragedia; il poeta Alfonso Gatto raccontò nei suoi reportage per Epoca il dolore per la sua terra.

Gli altri fronti

Danni e devastazioni ci furono anche in Costiera amalfitana e a Cava de’ Tirreni. Vietri sul Mare e Molina furono tra le località più colpite, Una frana devastò la frazione di Molina, mentre il torrente Bonea trascinò a valle acqua e detriti. A Maiori il torrente Reginna provocò gravi distruzioni nel centro abitato e nelle zone circostanti. A Cava de’ Tirreni i morti furono 28: ieri mattina, nella frazione di Alessia, sono stati ricordati nel corso di un momento di profonda partecipazione, iniziato con la Messa e concluso con la deposizione di un omaggio floreale, alla presenza del sindaco Raffaele Giordano e degli assessori Clelia Ferrara e Marcello Murolo.

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