Torre Annunziata, preso Valentino Gionta jr: si nascondeva nel bunker con playstation e maxi-tv
Il Mattino

Torre Annunziata, preso Valentino Gionta jr: si nascondeva nel bunker con playstation e maxi-tv

Lunedì 26 ottobre 2026
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Un minuto. Tanto, secondo i test effettuati dalla polizia, sarebbe bastato a Valentino Gionta junior per sparire alla vista degli investigatori. Un gesto, un telecomando, una porta che si apre...

Un minuto. Tanto, secondo i test effettuati dalla polizia, sarebbe bastato a Valentino Gionta junior per sparire alla vista degli investigatori. Un gesto, un telecomando, una porta che si apre grazie a un motore elettrico. E poi il buio di una stanza segreta, ricavata nella sua stessa abitazione, dove continuare a nascondersi mentre fuori le forze dell’ordine lo cercavano. Dentro, un letto, una televisione, una PlayStation. E persino un’uscita di emergenza che conduceva al garage, un secondo passaggio per allontanarsi senza essere visto. È finita così, domenica mattina, la latitanza di Valentino Gionta, 35 anni, figlio di Aldo e nipote di Valentino senior, fondatore dello storico clan di Torre Annunziata.

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La cattura 

Gli agenti della Squadra Mobile di Napoli, coordinati dal primo dirigente Mario Grassia, insieme ai poliziotti del locale commissariato, lo hanno individuato nel bunker domestico in cui si sarebbe rifugiato dopo essere sfuggito al blitz del 5 ottobre. Per gli investigatori, il trentacinquenne non si sarebbe allontanato dalla città: le ricerche si sono concentrate nei pressi della sua abitazione, a poche centinaia di metri da Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan, ormai quasi completamente demolita. L’accesso al nascondiglio era ricavato nel bagno. Bastava azionare un pulsante su un telecomando per aprire la porta motorizzata e raggiungere la stanza protetta.

Rissa tra clan al centro commerciale in provincia di Napoli: arrestato il latitante Valentino Gionta jr

Il paragone evocato dagli stessi investigatori è con il bunker di Michele Zagaria, il capo dei Casalesi arrestato il 7 dicembre 2011 a Casapesenna dopo quasi sedici anni di latitanza. Due storie diverse, accomunate dalla scelta di trasformare un’abitazione in un rifugio invisibile. Per Gionta junior, però, non è la prima volta. Nel 2024 riuscì a sottrarsi alla cattura e fu arrestato dopo cinque mesi di latitanza quando i carabinieri lo individuarono in un appartamento del rione Provolera.

La rissa

La cattura arriva nell’ambito dell’inchiesta sulla violenta rissa scoppiata il 19 maggio 2025 in un noto centro commerciale di Torre Annunziata. Con l’arresto di Gionta si chiude la ricerca della decima persona coinvolta nel procedimento: il 5 ottobre sette indagati erano finiti in carcere e due ai domiciliari. Le accuse contestate comprendono, a vario titolo, rissa, rapina, violenza privata, pubblica intimidazione con l’uso di armi e detenzione e porto di armi da sparo, con l’aggravante delle modalità mafiose. Per gli inquirenti, quella rissa non fu un episodio isolato, ma una manifestazione del conflitto tra il clan Gionta e il gruppo del Quarto Sistema, attivo nel rione Penniniello. Lo scontro avrebbe avuto strascichi nelle settimane successive, attraverso azioni intimidatorie ed estorsioni finalizzate ad affermare la supremazia sul territorio.

Nell’ordinanza cautelare, il gip Marco Discepolo attribuisce a Valentino Gionta un ruolo di peso nella reazione del gruppo. Il giudice ricostruisce le pressioni sul bar della famiglia Ilardi, ritenuto vicino agli avversari, e richiama le parole che Gionta avrebbe pronunciato per lanciare un avvertimento: «Non si toccano i bravi ragazzi». Una frase che, nella lettura investigativa, si inserisce nella sequenza di ritorsioni seguite all’aggressione del figlio.

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