Caso Domenico Caliendo, le chat degli anestesisti ?eroi?: «Venti giorni fa si poteva salvare»
Il Mattino

Caso Domenico Caliendo, le chat degli anestesisti ?eroi?: «Venti giorni fa si poteva salvare»

Lunedì 26 ottobre 2026
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Una chat di anestesisti, un gruppo chiamato ?Eroi? nel corso del quale commentano le evoluzioni del caso del piccolo Domenico Caliendo. E hanno una certezza: «Il trapianto si...

Una chat di anestesisti, un gruppo chiamato “Eroi” nel corso del quale commentano le evoluzioni del caso del piccolo Domenico Caliendo. E hanno una certezza: «Il trapianto si poteva fare, certo che si poteva fare, ma una ventina di giorni fa, ma adesso non ha più senso». È il 13 febbraio scorso, quando gli anestesisti commentano così la possibilità di sottoporre il bambino a un nuovo trapianto, rivolgendo pesanti critiche nei confronti del primario cardiochirurgo Guido Oppido. Una circostanza duramente avversata da parte di un anestesista in particolare, a leggere chat destinate a finire al vaglio degli inquirenti.

APPROFONDIMENTI

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Ma non è tutto. Stando a quanto emerso dalle note finite agli atti, si evince che sempre il 13 febbraio scorso, la amministrazione dell’Ospedale dei Colli ha notificato ad Oppido un ordine di servizio: la revoca delle ferie, chieste dallo stesso Oppido dal 12 febbraio all’otto marzo. Motivo: «La necessità di assicurare continuità assistenziale per il piccolo paziente D.C.». Parliamo del piccolo al quale era stato trapiantato un organo prelevato a Bolzano e giunto a Napoli completamente bruciato. 

Note, ordini di servizi e chat che ora attendono il vaglio del pm Giuseppe Tittaferrante, dell’aggiunto Antonio Ricci, ma anche della famiglia di Domenico, a partire dai genitori assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi.
Diversa la valutazione del diretto interessato. Assistito dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, Oppido rivendica da tempo di aver fatto di tutto per accudire il piccolo Domenico. Quanto alla richiesta di ferie - si evince dalla posizione difensiva - va ricordato che essa cade in un giorno dopo un intervento dei carabinieri del Nas al Monaldi e alcuni giorni dopo lo scoop de Il Mattino (era il sette febbraio, a firma del collega Giuseppe Crimaldi), quando la situazione interna era tutt’altro che serena. Mai Oppido avrebbe voluto lasciare l’ospedale, né era sua intenzione di smaltire le ferie. Si sarebbe limitato ad accogliere un consiglio che gli era stato fornito, per motivi di opportunità. Un consiglio probabilmente sbagliato, come emerge anche dalla perentorietà con cui la direzione del Monaldi gli revoca il periodo di ferie. 

Ma torniamo alle chat del 13 febbraio. Sette giorni dopo Domenico Caliendo morirà in terapia intensiva, dove fu trasferito il 23 dicembre 2025, dopo il fallimento del trapianto di cuore, mentre era collegato all’Ecmo. Fatto sta che le conversazioni in chat confermerebbero quanto ipotizzato dalla famiglia Caliendo e dal loro legale, secondo cui, se il piccolo in tempo utile fosse stato staccato dall’Ecmo e collegato al Berlin-Heart, il cosiddetto cuore artificiale, che consente agli organi di funzionare garantendo meno danni rispetto all’Ecmo, probabilmente avrebbe potuto essere trapiantabile una seconda volta. 

Ma dalle conversazioni però emerge che le condizioni di Domenico erano tali da rendere impossibile un nuovo trapianto: «Polmoni di pietra, insufficienza epatica e tac encefalo peggiorata». Poi c’è una frase che desta sconcerto: «E a lui cosa vuoi che interessino i dati clinici? Lui vuole solo pararsi...».

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