Agente ucciso 40 anni fa, la Cassazione: pena definitiva per il rapinatore killer
Il Mattino

Agente ucciso 40 anni fa, la Cassazione: pena definitiva per il rapinatore killer

Martedì 27 ottobre 2026
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Hanno stabilito che può bastare così. Che concedere ulteriori benefici a chi ha ucciso un agente durante un tentativo di rapina è oggettivamente troppo. Hanno rigettato il...

Hanno stabilito che può bastare così. Che concedere ulteriori benefici a chi ha ucciso un agente durante un tentativo di rapina è oggettivamente troppo. Hanno rigettato il ricorso dell’imputato. In fondo, 16 anni di cella per aver colpito a morte un uomo che stava facendo il suo dovere è già una condanna abbastanza soft, una sorta di minimo sindacale per chi ha avuto la possibilità di trascorrere una vita al riparo da indagini e processi.

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È così che i giudici della Suprema Corte (prima sezione) hanno rigettato il ricorso presentato la scorsa estate dai legali di Salvatore Allard. Per lui niente sconti ulteriori: diventa definitiva la condanna a sedici anni di cella per l’uomo che aveva preso parte a una rapina all’interno di una gioielleria, culminata in un tragico epilogo: l’omicidio dell’agente scelto Domenico Attianese, colpito a morte nel tentativo di sventare un assalto al negozio di gioielli sotto la propria abitazione. Una storiaccia, che oggi può fare i conti con una sentenza definitiva, almeno per quanto riguarda la posizione di uno dei due soggetti indicati come responsabili della gang.

La figlia 

Dunque, 16 anni ad Allard, mentre il complice Giovanni Rendina è stato condannato a 30 anni di reclusione ma non ancora in via definitiva. Insomma, niente ergastolo e condanna al ribasso (anche se definitiva) per il solo Allard. Facciamo un passo indietro, torniamo al secolo scorso: era il 4 dicembre del 1986, a Pianura. A guadagnare l’ingresso nella gioielleria del quartiere, un uomo dagli abiti eleganti e con fare distinto. Sembrava un manager. Riuscì a bloccare la porta automatica, mostrandosi interessato ad un regalo di Natale. Il resto è storia di un dramma indelebile. Entrarono i due complici, iniziarono a razziare il negozio, partì l’allarme, intervenne l’agente di polizia (in quel momento libero da servizio). Uno dei tre vigliacchi fece fuoco. Attianese aveva 45 anni, era sposato ed aveva dei figli. Da allora silenzio e omertà. Decisivo il lavoro del pm Maurizio De Marco, forte delle verifiche degli uomini della Mobile.

La svolta arriva grazie alla valutazione delle impronte digitali, tracce biologiche che sono state scandagliate grazie ai moderni strumenti di polizia scientifica. Scattano le manette per i due indagati (del terzo uomo, quello elegante, nessuna traccia), la storia di Allard è tutta un programma: per circa 40 anni ha taciuto. Ha vissuto in provincia di Cuneo, dove si sarebbe distinto anche per aver restituito un portafogli perduto da un passante. Spiega Carla Attianese, figlia del poliziotto eroe: «Da un punto di vista umano, bastano poche parole per tratteggiare la tragedia che ha colpito la mia famiglia. Un marito, un papà, un giovane uomo di 45 anni ucciso per futili motivi. Perché quei tre malviventi venuti nel nostro quartiere per svaligiare una gioielleria erano stati scoperti. Per scappare, avrebbero potuto fermarlo in tanti modi. Hanno scelto quello estremo e irrimediabile. Punto». Poi una valutazione del processo. Perché - si chiede Carla Attianese - nessuna confessione in quaranta anni? «La Cassazione ha quantomeno messo un punto fermo a tutto ciò, rigettando il ricorso della difesa, cosa che avrebbe ulteriormente ridotto la pena fino alla probabile beffa di non vedere scontato per l’omicidio di papà, un poliziotto, neanche un giorno di carcere. Oggi restano, scritte sulla pietra, una confessione, una condanna e una verità. Di questo la mia famiglia non può che essere sollevata. Restano però sullo sfondo anche quelle domande che continuano a parlare all’urgenza, che sappiamo non essere solo nostra, di vedere scontato fino in fondo un debito che non è solo verso la nostra famiglia, ma verso l’intera società. E che il tempo non cancella».

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