Mario Spedaliere, il tifoso del Portici in coma. 19enne confessa: «L?ho colpito con una mazza»
Dice di aver reagito a una provocazione, a una sfida armata. Sostiene di essersi trovato in una sorta di vicolo cieco, al punto tale da avere una sola chance: «Un tifoso del Portici mi...
Dice di aver reagito a una provocazione, a una sfida armata. Sostiene di essersi trovato in una sorta di vicolo cieco, al punto tale da avere una sola chance: «Un tifoso del Portici mi puntava un coltello all’altezza del viso, quando mi sono ricordato che c’era una mazza nascosta. Proprio così una mazza nascosta che stava là con una punta. Me la sono ricordata e gliel’ho data in testa». Versione da prendere con le molle quella raccontata da Emanuele Alfano, classe 2007, residente a Pozzuoli. È uno degli otto indagati per il ferimento di un tifoso del Portici, il 34enne Mario Spedaliere. È indagato di rissa e di lesioni gravissime, anche se in queste ore la Procura potrebbe ipotizzare il reato di tentato omicidio. Fratello di un pentito, è l’unico degli otto indagati a non finire in cella perché soffre di una malattia che lo rende incompatibile con il carcere. Ha offerto ai carabinieri una versione che fa leva su una doppia esigenza: ammettere il reato più grave, quello di aver ridotto in fin di vita un giovane uomo giunto a Pozzuoli solo per assistere a una partita di calcio; ma sminuire la portata della propria condotta. Ammettere e ridurre il fatto di cui è stato protagonista a una sorta di eccesso di legittima difesa. Ma leggiamo cosa ha spiegato ai carabinieri della compagnia di Pozzuoli, subito dopo aver declinato le proprie generalità: «Durante la partita la tifoseria avversaria ci prendeva in giro, perché urlava dagli spalti riservati agli ospiti che ci avrebbero aspettato all’esterno, (“vi aspettiamo fuori”), al termine della partita».
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Il racconto
Poi che cosa è successo? «Una volta all’esterno dello stadio ci siamo ritrovati nella zona cosiddetta della Fiat. Io mi sono fermato di fronte a un tifoso del Portici, che mi ha puntato un coltello al viso. Mi sono ricordato che in quella zona c’era una mazza, me la sono ricordata e gliel’ho data in testa. Poi l’ho lasciata lì, dove c’è la scuola Pitagora». Poche ore dopo sarà lo stesso Alfano ad accompagnare i carabinieri a sequestrare l’arma del delitto. Una vicenda che va comunque inquadrata a partire da una premessa: non c’è alcun riscontro a proposito del fatto che Spedaliere avesse un coltello, nessuna prova di un possesso di arma da parte del giovane uomo che in questo momento lotta per la vita nell’ospedale Santa Maria delle Grazie. Resta la storia di un doppio momento di scontro, di un’azione condotta in due momenti e finalizzata a dare la caccia ai tifosi avversari. Inchiesta condotta dal pm Claudio Siracusa, spetta ai pm coordinare le indagini di carabinieri e polizia e di inquadrare le accuse a carico degli otto aggressori finiti questa mattina agli arresti.
I fermi
Otto soggetti sotto inchiesta, conviene soffermarsi sui loro profili. Gli otto arrestati comprendono 7 ultras della Puteolana oltre a un tifoso del Portici. È molto probabile che anche tra i tifosi del Portici (circa una sessantina) ci fossero soggetti bardati, travisati e armati di spranghe e oggetti contundenti. Immagini delle telecamere - in particolare quelle ricavate dal sistema di videosorveglianza di un negozio -, domenica scorsa sono state consumate almeno due aggressioni. Due raid capitanati dagli hooligan puteolani contro i supporter del Portici. Prima nei pressi del bar Up&down, poi vicino all’accesso della tangenziale (via Domitiana incrocio Viale degli Imperatori). Decine gli aggressori, una rappresaglia a colpi di spranghe e sassi che avrebbe potuto coinvolgere anche passanti o persone estranee alle dinamiche del tifo violento. Ma ecco i nomi dei soggetti fino a questo momento identificati: oltre al reo confesso Alfano, il 19enne Emanuele Barretta; i minori G.J.P.; A.G.; V.D.C.; il quasi diciottenne G.C.; Eduardo Marino (originario di Portici, classe 1988), il 19enne Gennado Pio Volpe.
La premeditazione
Rissa aggravata, lesioni personali gravissime, reati che fanno i conti con le nuove norme comprese nel decreto firmato dal governo subito dopo i fatti di Milano del 17 ottobre scorso. Ma torniamo alla confessione del 19enne. Restiamo all’arma usata per colpire Spedaliere. È una sorta di clava, un pezzo di legno lungo quasi mezzo metro, che ha una impugnatura manegevole ma che ha una punta ampia a forma di fungo. Era stata nascosta sulla strada che conduce alla tangenziale. Un indizio che suggerisce una ipotesi a senso unico: quella della premeditazione. Domenica scorsa ci sarebbe stato un agguato pianificato a tavolino, da parte di un gruppo di picchiatori che avrebbero studiato il punto in cui bloccare i tifosi avversari, ma anche i luoghi in cui disseminare oggetti contundenti. Siamo lontano dallo stadio, in un punto in cui la morsa dei controlli è inevitabilmente allentata, luogo strategico, soprattutto se ci sono armi a disposizione. Inchiesta che ora fa i conti con una confessione dell’aggressore numero uno, le immagini al vaglio dei pm e la speranza di una buona notizia dall’ospedale di Pozzuoli.