Alessandro Alfano, il fratello dell'aggressore di Pozzuoli: «Chiedo scusa a Mario: se è stato lui a colpire deve pagare»
«Chiedo scusa a Mario e prego per lui affinché si svegli al più presto e torni a una vita normale dimenticando questo brutto episodio». Non si dà pace Alessandro...
«Chiedo scusa a Mario e prego per lui affinché si svegli al più presto e torni a una vita normale dimenticando questo brutto episodio». Non si dà pace Alessandro Alfano, fratello di Emanuele, il 19enne ultrà della Puteolana reo confesso per il ferimento di Mario Spedaliere, il tifoso del Portici che è in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Pozzuoli. Il fratello ieri mattina è stato arrestato insieme ad altre sette persone accusate di aver partecipato alla rissa durante la quale il 34enne tifoso del Portici è stato ridotto in fin di vita. Sarebbe stato proprio lui a colpirlo con una mazza da baseball alla tempia, riducendolo in fin di vita.
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Alessandro Alfano parla da una località segreta in quanto è sottoposto al programma di protezione riservato ai parenti dei collaboratori di giustizia. Alessandro ed Emanuele, infatti, sono i fratelli di Gennaro Alfano, affiliato al clan Longobardi-Pagliuca di Pozzuoli, pentitosi nel 2022. Già dal tono della voce si intuisce che non riesce a darsi pace per il fratello che ha ridotto in fin di vita Mario Spedaliere.
Avrebbe mai immaginato che potesse fare una cosa del genere?
«No, non me lo sarei mai aspettato da mio fratello. Se ha sbagliato è giusto che paghi fino in fondo per le sue responsabilità».
Cosa si sente di dire ai genitori, alla moglie e ai figli del tifoso che sta lottando contro la morte?
«Sono mortificato per quello che è accaduto. Mi dispiace tantissimo. Non riesco a darmi pace. Mario si deve svegliare, sono anche io un papà come lui ed è inaccettabile che si trovi in queste condizioni. Quel ragazzo deve vivere e prego affinché esca da questa situazione. Chiedo scusa io a Mario e alla sua famiglia se mio fratello è il colpevole del suo ferimento, delle sue condizioni».
Ha sentito suo fratello Emanuele prima che lo arrestassero?
«Si, e gli ho detto e ridetto che ha sbagliato, che non si fa tutto questo. Ripeto: se è stato lui a colpirlo con una mazza deve pagare, perché questa violenza va condannata senza alcuna attenuante. Non si può finire in coma per una partita di calcio, tutto ciò è inaccettabile. Quello che è accaduto domenica non si deve più ripetere, la violenza deve restare fuori dal calcio, dagli stadi e dai dopopartita. Lo sport deve essere divertimento, non una occasione per le violenze, per fare e farsi del male».
Che idea si è fatto degli scontri di domenica?
«A prescindere dalle colpe di mio fratello, dobbiamo vedere anche quanto hanno fatto dall’altra parte i tifosi del Portici. Questo lo dico per amore di giustizia ma ribadendo che è tutto assurdo. Dai video ho visto gente adulta con mazze e catene, c'è chi ha usato la violenza e sicuramente ancora loro hanno sbagliato. Bisogna vedere da entrambe le parti, perché non hanno sbagliato solo i tifosi della Puteolana. È stata una rissa a cui hanno partecipato tutti. Non è accettabile tutto questo. Non si possono mettere a repentaglio delle vite».
Lei non vive più a Pozzuoli, ma conosce la realtà del quartiere da cui provengono questi giovani ultrà che sono stati arrestati. Cosa vorrebbe dire a questi ragazzi?
«Io fortunatamente mi sono salvato andando via da Pozzuoli. Qualche anno fa ho aderito al programma di protezione per mio fratello e ora ho un lavoro, una famiglia e dei figli che cerco di educare nel rispetto della legalità. Purtroppo in certe zone di Pozzuoli è un inferno, il rischio di finire in certe situazioni è molto alto. A questi ragazzi dico che queste cose non si fanno, non servono. Chi usa la violenza ha sempre torto e rischia la vita, sia che uccida, sia che finisca in carcere».