Meloni-Manfredi, dialogo dopo il botta e risposta: «Confronto in sede Anci». Il sindaco: «Leale collaborazione tra istituzioni»
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Governo e Comuni protagonisti della giornata politica di ieri. Una giornata dove l’epistolario tra la premier Giorgia Meloni e l’Anci si arricchisce di un’altra missiva, quella firmata - questa volta a nome di tutti gli enti locali e non solo delle Città metropolitane - dal presidente dell’Associazione dei Comuni e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Dove la richiesta di incontro con la presidente del Consiglio per parlare di caro vita, degli squilibri economici che hanno i Municipi e delle sofferenze degli amministrati viene formulata come da protocollo istituzionale. «Colgo la volontà - scrive Manfredi in risposta alla premier - e la disponibilità a un incontro a breve con l’Associazione che ho l’onore di presiedere sulle questioni poste che attengono strettamente ad un dilagante disagio sociale ed economico, in particolare nei grandi centri urbani, su cui come sindaci siamo quotidianamente esposti e sempre più preoccupati». La lettera prosegue così: «Ritengo pertanto che, sempre nel massimo rispetto del principio di reciproca e leale collaborazione fra istituzioni, il confronto possa svolgersi nella forma che Lei ritiene più utile con l’Anci e con una rappresentanza dei sindaci, come è sempre avvenuto nel passato con tutti i Governi e relativi Presidenti del Consiglio dei ministri. Rimango in attesa di in riscontro in merito e La saluto cordialmente». Sono prove di dialogo dopo lo strappo. Ora la palla è nella metà campo della Meloni che dovrà rispondere alla richiesta di incontro.
Uno scambio che si svolge mentre alla Camera dei Deputati viene presentato il rapporto curato dall’ex sottosegretario Roberto Garofoli dal titolo emblematico: «Le leve per la crescita. Coesione, competitività e modernizzazione istituzionale oltre la stagione del Pnrr». Promosso da Anci alla presenza del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, che il Pnrr lo ha riformato così come i Fondi coesione, del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e appunto Manfredi. Il tema - nella sostanza – è come rendere strutturale il metodo di spesa del Pnrr, di cui i comuni sono stati grandi beneficiari. Metodo fondato «su obiettivi definiti, tempi certi e misurazione dei risultati». Un contesto nel quale, nelle stesse ore, Meloni ha inviato un videomessaggio al Festival delle Regioni dal contenuto molto chiaro: con la riforma dei fondi di Coesione dell’allora ministro Fitto, al quale lei ha dato l’imprimatur, è cresciuta la spesa. «La collaborazione tra Stato, Regioni e Province autonome - dice la Premier - è stata decisiva anche su un altro fronte, che è quello delle politiche di coesione. Il governo ha profondamente riformato questo ambito e questo ci ha permesso di lasciarci alle spalle un vecchio e triste primato dell’Italia, quello di non saper spendere bene le risorse che arrivavano dall’Europa. Abbiamo impresso una svolta e oggi, anche grazie agli accordi di coesione, abbiamo attivato circa 60 miliardi di investimenti che ci stanno consentendo di realizzare opere, infrastrutture e progetti strategici che servono davvero ai territori e che i territori hanno proposto, condividendoli con lo Stato».
I numeri
Nel rapporto Garofoli che riguarda i Comuni - diventati protagonisti della spesa del Pnrr - emergono dati importanti su coesione sociale, competitività, modernizzazione istituzionale, divari territoriali, capitale umano e servizi essenziali. Rispetto al 2019, i tempi medi di pagamento della Pubblica amministrazione centrale sono scesi da 53 a 27 giorni. «Nella giustizia civile si legge nello studio - la durata dei procedimenti si è ridotta di circa la metà, mentre le pendenze arretrate sono diminuite del 54%. È stata inoltre razionalizzata la rete delle stazioni appaltanti, passate da oltre 38 mila a 3.823 presidi qualificati, mentre il ricorso alle procedure cartacee è sceso dal 45% del 2023 all’1% del 2025». E ancora sul fronte divari territoriali «tra il 2021 e il 2024 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,5%, a fronte del 5,8% del Centro-Nord». Toccano a Fitto le conclusioni politiche sullo studio. «Il Pnrr - racconta il vicepresidente esecutivo della Commissione europea - ha dimostrato quanto semplificazione, flessibilità e responsabilizzazione siano decisive per trasformare le risorse in risultati concreti». Per Fitto «Il rispetto dei tempi e il legame tra riforme e investimenti hanno segnato un cambio di metodo, fondamentale per raggiungere gli obiettivi e dare continuità ai risultati. Questa esperienza offre indicazioni importanti per il futuro delle politiche europee. In un contesto profondamente cambiato, servono strumenti più flessibili e capaci di rispondere alle nuove esigenze». L’ex ministro ricorda le 5 priorità sulle quali si basa la revisione delle politiche di coesione: «Acqua, casa, energia, competitività e difesa e il rapporto di Garafoli va in questa direzione. E contribuisce a individuare le priorità dell’azione pubblica, affrontando le sfide del sovrappopolamento urbano, con le esigenze legate alla casa e alla mobilità, e dello spopolamento delle aree interne. Garantire il diritto di restare nei propri territori e offrire opportunità alle nuove generazioni è essenziale per ridurre i divari e rafforzare la coesione sociale ed economica».