L'intervista a Susy Scutto: «Da Scampia agli Usa, un sogno che si avvera. Napoli è il mio tatami»
Cinque medaglie mondiali, il sogno di Los Angeles 2028 e un legame profondo con le proprie radici. Le bambine che la considerano un modello, Dio che è il suo di modello. È il mondo...
Cinque medaglie mondiali, il sogno di Los Angeles 2028 e un legame profondo con le proprie radici. Le bambine che la considerano un modello, Dio che è il suo di modello. È il mondo di Susy Scutto, 24 anni, atleta delle Fiamme gialle, e di una città, Napoli, che dopo 50 anni torna ad ospitare un evento internazionale di judo: gli Europei Under 23 da venerdì a domenica al PalaVesuvio.
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Cinque medaglie mondiali. Si sarebbe mai aspettata di arrivare fin qui?
«Sono sorpresa io stessa, se mi fermo a pensarci. Non mi concentro sui record, penso sempre alla prossima gara e a quello che posso migliorare e allora quasi non mi rendo conto dei risultati raggiunti. Sono contenta, ma sono ancora giovane e sento di poter fare tanto».
Pino Maddaloni è stato il suo idolo.
«Pino era la dimostrazione che si poteva arrivare lontano partendo dal mio stesso territorio. Poi ho avuto la fortuna di essere allenata da lui e di ricevere insegnamenti non soltanto sul tatami, ma nella vita. Se oggi sono l'atleta che sono, una parte importante del merito è sua».
Lei voleva fare ginnastica artistica. Come è arrivata al judo?
«Era uno sport costoso e non era semplice per la mia famiglia affrontare quella spesa. Ho seguito mio cugino e ho iniziato judo anche perché il Maestro Gianni Maddaloni chiedeva solo di comprare il judogi. Le lezioni erano gratis. Una volta salita sulla materassina è stato difficile scendere. Il Maestro mi ha dato un'opportunità e ha fatto lo stesso con tante famiglie. Lo sport può offrire ai ragazzi una strada, un obiettivo e la possibilità di credere in loro stessi».
Quanto è cambiata Scampia?
«Tantissimo. Crescendo ho capito quanto sia stato importante avere la mia famiglia alle spalle e persone che mi sostenessero. Non tutti hanno le stesse opportunità. Penso ai ragazzi che si aggrappano allo sport e trovano in una palestra un punto di riferimento. Pino e Gianni, con il loro lavoro, hanno aiutato tante famiglie e dato spazio al judo. Oggi sono orgogliosa di poter essere un esempio per le bambine del quartiere. Anch'io da piccola guardavo Pino e pensavo: vorrei diventare come lui. Adesso sono loro a scrivermi: “Il mio sogno è diventare come te”. È un'emozione enorme».
Il suo esempio è arrivato anche all'estero.
«Ricevo messaggi dal Kazakistan, dalla Mongolia e da tanti altri Paesi. Mi fa strano pensare che ragazzi e ragazze che non ho mai incontrato conoscano il mio percorso e mi incoraggino».
La fede è una parte centrale della sua vita.
«Credo che Dio abbia una missione per ognuno di noi e metta nel nostro cuore un dono, un sogno da coltivare. Io voglio usare le mie medaglie anche per avvicinare le persone a Dio, parlare di fede e rispetto. Tutti abbiamo qualcosa da donare: è bello scoprire il proprio talento e metterlo a disposizione degli altri. Mi colpisce che tante ragazze mi scrivano anche dopo una sconfitta. Mi mandano versetti della Bibbia e parole per invitarmi a non mollare. Mi ricordano che le persone ti sono vicine non soltanto quando vinci».
A Napoli arriveranno gli Europei Under 23. Lei ne è testimonial come Pirelli, Parlati e tanti altri judoka napoletani.
«È un momento bellissimo per lo sport ed il judo a Napoli. Ci sono tanti talenti a Napoli e a Scampia: vedere qualcuno partito da zero raggiungere certi risultati può dare coraggio a tanti giovani. Lo sport può aiutare a trasformare la rabbia in energia positiva e a riscattarsi».
Il grande obiettivo è Los Angeles 2028.
«Voglio arrivare alle Olimpiadi nelle migliori condizioni e fare il mio meglio. Ma non vado soltanto per partecipare: vado per vincerle. Prima ci sono tanti passaggi, a cominciare dai Mondiali, nei quali voglio confermarmi e continuare a vincere. Devo lavorare ogni giorno per essere pronta».