Ariano Irpino, il mistero di Gerardina: i familiari contro l?archiviazione. Tre anni fa il decesso per avvelenamento
Il Mattino

Ariano Irpino, il mistero di Gerardina: i familiari contro l?archiviazione. Tre anni fa il decesso per avvelenamento

Mercoledì 28 ottobre 2026
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Non vi è ancora un responsabile per la morte di Gerardina Corsano deceduta in circostanze misteriose il 31 ottobre del 2023. A distanza di tre anni dal decesso della quarantaseienne di...

Non vi è ancora un responsabile per la morte di Gerardina Corsano deceduta in circostanze misteriose il 31 ottobre del 2023. A distanza di tre anni dal decesso della quarantaseienne di Ariano Irpino, indagano due procure: quella di Avellino e quella di Benevento. Sono due i fascicoli aperti sul decesso avvenuto per esposizione alla fosfina, un agente chimico utilizzato in agricoltura per proteggere i raccolti, così come accertato dall’esame autoptico eseguito sulla salma della donna, coniugata con Angelo Meninno, all’obitorio dell’ospedale avellinese.

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Inizialmente venne ipotizzato il decesso per botulino, le cui spore sarebbero state contenute nell’olio al peperoncino consumato in pizzeria o negli alimenti contenuti a casa. Ma gli accertamenti effettuati dai Nas di Salerno sia presso l’attività ricettiva dove cenarono i due coniugi che presso l’abitazione familiare esclusero l’ipotesi da un’intossicazione alimentare da botulino. I Nas di Salerno non trovarono alcuna irregolarità neanche nel trattamento di fosfina. Sull’operazione di bonifica effettuata qualche giorno prima del decesso di Gerardina Corsano, non emersero violazioni. Disinfestazione che venne effettuata da un’azienda specializzata con operai professionisti del settore.

Ma al momento le inchieste hanno subito una battuta d’arresto. Nonostante indaghino da anni due uffici inquirenti, quello di Benevento per competenza territoriale e quello di Avellino per delega, coinvolta dopo aver ascoltato a sommarie informazioni i familiari della donna deceduta, non vi è un colpevole. Il legale dei familiari della donna – che ha presentato opposizione all’archiviazione disposta per il medico che aveva curato Corsano al pronto soccorso – l’avvocato Gerardo Giorgione, attende sviluppi. I familiari della donna vogliono giustizia e chiedono di sapere come si è intossicata la loro congiunta. A disporre l’archiviazione per i tre indagati – il medico del pronto soccorso e i due titolari della pizzeria nella quale avevano cenato i due coniugi Meninno - il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Benevento Roberto Nuzzo nel 2025. A suo avviso, alla luce delle conclusioni contenute nella relazione medico legale «i comportamenti dei sanitari che ebbero in cura Gerardina Corsano risultano sostanzialmente corretti e privi di profili di responsabilità, non ravvisando, nello specifico, condotte che – con forza di nesso causale – potessero modificare il decorso degli eventi». Il collegio peritale composto da Carmen Sementa, Sebastiano Leone e Alessandro Santurro ha stabilito che era stato adeguato anche l’attribuzione del codice colore all’ingresso del pronto soccorso per la quarantaseienne. Ad avviso del gip, il medico finito nel registro degli indagati e difeso dall’avvocato Giuseppe Romano, per il quale è stata disposta l’archiviazione ha «coerentemente con quanto previsto da consolidate buone pratiche e da algoritmi diagnostici condivisi, attraverso un iter clinico - laboratoristico e strumentale adeguato, posti in essere il corretto inquadramento e la corretta gestione del caso».

Dunque ad avviso del collegio peritale «è stata somministrata l’adeguata terapia e, non sussistendo la concreta necessità di ulteriori approfondimenti, la paziente è stata dunque dimessa a domicilio con appropriata prescrizione farmacologica». Per quanto riguarda i titolari della pizzeria, difesi dall’avvocato Guerino Gazzella, nella quale Gerardina Corsano cenò insieme al marito e ad una coppia di amici, il gip ha stabilito che «non hanno avuto alcuna responsabilità rispetto all’evento del malore dei due coniugi e del decesso della 46enne». Tesi, confortata dagli esiti delle indagini, fra cui anche la consulenza tecnica medico legale, che ha escluso intossicazioni alimentari o cause infettive. Dunque le piste battute finora dagli inquirenti non hanno assicurato alla giustizia il responsabile del decesso della donna che nei due giorni precedenti alla sua morte venne visitata e dimessa dallo stesso ospedale insieme al marito.

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