Monza-Napoli 1-4, la personalità di una macchina da gol: poker con Hojlund, Politano, Rafa Marin e De Bruyne
Il Mattino

Monza-Napoli 1-4, la personalità di una macchina da gol: poker con Hojlund, Politano, Rafa Marin e De Bruyne

Giovedì 29 ottobre 2026
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Undici gol nelle ultime tre partite, quelli di Monza hanno consentito al Napoli di rientrare in zona Europa, aspettando il risultato del Frosinone stasera. Si è avvicinato al Milan e ha...

Undici gol nelle ultime tre partite, quelli di Monza hanno consentito al Napoli di rientrare in zona Europa, aspettando il risultato del Frosinone stasera. Si è avvicinato al Milan e ha agganciato la Juve, sua prossima avversaria. La squadra ha indossato le maglie scure della notte di Halloween ma inizialmente non è riuscita a spaventare il Monza, che era andato in svantaggio dopo soli dieci minuti. Hojlund, saggiamente non lasciato in panchina, ha ritrovato la strada giusta a 52 giorni dalla rete all’Inter sfruttando il perfetto assist di Di Lorenzo. Ma poi il Napoli, peraltro colpito al cuore dall’infortunio di Lobotka alla caviglia, si è improvvisamente fermato. Ha creato poco in attacco e ha dato campo agli uomini di Juric, consentendo di arrivare con facilità nella trequarti. Il Napoli non ha trovato l’occasione per il raddoppio e il Monza ha segnato sfruttando una leggerezza difensiva: Politano non ha contrastato Robinson e sul suo cross Varela, marcato a distanza da Marin, ha piazzato di testa il colpo, ottavo gol in campionato per il semisconosciuto portoghese. Il Napoli ha resettato nell’intervallo e ha giocato la ripresa con personalità e qualità, sfruttando le risorse tecniche che anche in una fase di difficoltà di organico possono fare la differenza. Politano non ha i 90’ nelle gambe ma ha classe cristallina e una sua giocata ha consentito agli azzurri di tornare in vantaggio.

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Poi Rafa Marin, che nell’area del Monza si è trovato ieri sera più a suo agio rispetto a quella del Napoli, e De Bruyne, che ha accettato serenamente la panchina in ossequio al turnover e quando è stato il momento si è regalato una rete su assist di Lang, più coinvolto nella partita rispetto ad altre giornate. Tre gol in diciannove minuti, il Monza è crollato e per gli azzurri è iniziato il tiro al bersaglio perché tutti avevano una maledetta voglia di lasciare il segno – a cominciare da McTominay - perché forte era stata la delusione sabato scorso, quando la vittoria sulla Roma era sfumata nel finale. Dopo le sconfitte a Vila-Real e Venezia il Napoli aveva intrapreso la strada giusta sul piano del gioco e anche dei risultati, volendo considerare il pareggio con la Roma non disprezzabile. La presenza al sesto posto - zona Europa League - potrebbe durare poche ore, dipende dal risultato del Frosinone nel posticipo con il Lecce. Ma il ritorno alla vittoria fuori casa dopo due mesi (battuto il Genoa a fine agosto) è un’ulteriore spinta psicologica, un invito a credere in sé stessi alla vigilia di altre due trasferte. Allegri ha seguito la partita dalla tribuna e si è compiaciuto perché non vede più una squadra che si ferma al primo problema e al primo gol degli avversari. È questa convinzione che occorre per portare avanti la rimonta in campionato e recuperare posizioni in Champions League (prossima tappa tra sei giorni ad Oporto).In questo senso vanno considerati i tre punti conquistati a Monza. Sulla strada del Napoli e di Allegri c’è domenica la Juve, sconfitta in casa del Genoa.

La tormentatissima squadra di Spalletti, allenatore che sull’avambraccio ha tatuato lo scudetto azzurro della primavera 2023. Il sofferto rapporto con De Laurentiis non sarà un motivo per dimenticare quei giorni. Allegri è l’altro grande ex. Lui a Torino ha vinto tanto ma si lasciò male con la dirigenza, risolvendo il contratto dopo la conquista della Coppa Italia e la clamorosa lite con il direttore sportivo Giuntoli. È stata una partenza infelice per entrambi i tecnici, le aspettative erano differenti anche se il mercato non era stato incoraggiante per i paletti finanziari. Ma nel Napoli da qualche settimana c’è un’aria nuova. Senza farsi illusioni, certo, perché come ricorda Allegri questa squadra ha bisogno di lavorare in silenzio: sarebbero sbagliati i proclami, i progetti a lungo termine, c’è la realtà con cui confrontarsi. Spalletti e Allegri sono toscani, si rispettano ma non si amano. Max forse non ha dimenticato quando Luciano lo inseguì sulla pista dello stadio Maradona dopo i cinque gol del Napoli alla Juve nella stagione del terzo scudetto. Domenica è l’occasione giusta per ricordarglielo sul campo, con gli azzurri che sanno benissimo che a prescindere dalle posizioni di classifica e dagli obiettivi la sfida contro i bianconeri non è mai una partita qualsiasi.

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