Mario Spedaliere, la pista degli inquirenti: «Un raid premeditato, ora è caccia ai registi»
Non sembra uno scontro occasionale, di quelli estemporanei. Anzi. Tutt?altro. A giudicare dal luogo in cui hanno agito e dalla strategia messa in campo, la scena di guerriglia di domenica...
Non sembra uno scontro occasionale, di quelli estemporanei. Anzi. Tutt’altro. A giudicare dal luogo in cui hanno agito e dalla strategia messa in campo, la scena di guerriglia di domenica scorsa a Pozzuoli assume i contorni di un raid pianificato a tavolino. Un assalto premeditato, di quelli studiati a tavolino, per ottenere il massimo risultato: agire quando la guardia dell’avversario è bassa, contare sul fattore sorpresa.
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Ipotesi al vaglio, inchiesta condotta dai pm della Procura minorile e dai magistrati del pool reati da stadio per la Procura ordinaria, si punta a ricostruire la responsabilità dell’assalto culminata nel ferimento del tifoso del PorticiMario Spedaliere. Rissa e lesioni personali gravissime sono le ipotesi battute dagli inquirenti, grazie al lavoro dei carabinieri della compagnia di Pozzuoli, non si escludono altre traiettorie investigative. Non viene scartata, in linea teorica, neppure la pista del tentato omicidio (ipotesi che al momento non viene formalizzata in attesa di eventuali riscontri). Ma torniamo alle indagini condotte dalle due Procure al lavoro. Al momento sono otto i soggetti fermati (tre dei quali ancora minorenni). Uno solo risponde dell’accusa più grave: si chiama Emanuele Alfano, ha 19 anni, ha firmato una confessione di poche righe. Una pagina di verbale, asciutta ed essenziale, che ha fornito degli spunti investigativi utili. Il luogo dell’assalto non è stato scelto a caso; le armi usate erano state preparate con largo anticipo. Logistica, kit da hooligan, strategie. Ha spiegato Alfano: «Ci siamo mossi in via Domitiziana, incrocio viale degli Imperatori, quando un tifoso del Portici mi puntava un coltello all’altezza del viso. Mi sono ricordato che c’era una mazza nascosta che stava là, quella con la punta. Gliel’ho data in testa».
Parole che vanno analizzate una ad una. Appare chiaro il tentativo da parte del 19enne di sminuire la portata della propria condotta. Alfano ammette e si schermisce. Sembra quasi che abbia agito per legittima difesa, cosa che ovviamente non trova riscontro nelle indagini finora in corso. Fatto sta che, al netto di alcuni salti logici, ci sono dei punti del suo racconto che meritano di essere approfonditi. Siamo a pochi passi dallo svincolo della tangenziale, i tifosi del Portici stanno per lasciare il comune flegreo, quando si assiste a un’azione a tenaglia. Chi l’ha organizzata? Difficile pensare a una frizione occasionale, nata per caso. Ed è chiaro che al netto degli otto indagati, non ci siano altre responsabilità da mettere a fuoco. Mancano i nomi dei registi, degli organizzatori dell’assalto. Poi resta aperta la questione della distribuzione delle armi. Si parte sempre e comunque dal ritrovamento della clava brandita dal 19enne. Uno strumento di assalto a tutti gli effetti. Punta a forma di fungo, impugnatura maneggevole. Chi l’ha plasmata in quel modo? E chi si è occupato di sistemare la clava in un punto preciso del tracciato individuato per realizzare l’assalto? Ed è sempre Emanuele Alfano ad aggiungere un particolare non da poco, a proposito del luogo usato per nascondere l’arma dopo aver ridotto in fin di vita il supporter del Portici: «L’ho messa nei pressi della scuola Pitagora».
Il silenzio
Dunque c’era anche un piano di fuga, con una ritirata che prevedeva anche di lasciare gli «attrezzi del mestiere» in posti al sicuro.
Ma non è tutto. Gli inquirenti in queste ore ragionano anche su un altro aspetto: quello legato alla strategia del silenzio. Nei giorni precedenti al match tra Puteolana e Portici non ci sono state avvisaglie di tensione. A leggere chat e messaggi, nessun segnale di sfida. Non è un caso che l’osservatorio aveva dato via libera alla trasferta dei tifosi del Portici. Nessuno aveva fiutato il rischio di una rissa tra tifoserie rivali, perché il clima era composto. In altre occasioni, a leggere le informative per i match di Eccellenza, i segnali emersi attraverso lo studio dei canali social erano stati colti al volo. In questo caso, invece, c’è stata la consegna del silenzio. In queste ore al vaglio dei carabinieri anche le immagini delle telecamere all’interno dello stadio di Pozzuoli. È nel secondo tempo che il clima diventa rovente. Ci sono provocazioni reciproche. È il momento in cui la questione diventa di ordine pubblico. Non è in caso che in questo primissimo giro di boa investigativo, la Procura di Napoli ha messo sotto inchiesta anche un capo ultrà del Portici. Anche lo stesso Mario Spedaliere, che versa in condizioni gravi ma stazionarie nell’Ospedale delle Grazie a Pozzuoli, rischia una denuncia per rissa. Scenario complesso, il caso finisce davanti ai giudici, caccia ai registi dell’assalto.