Clan Moccia, nuova svolta: tornano in cella i boss, sono stati filmati durante summit segreti
Tornano in carcere. Dopo sedici mesi, si sono presentati all?interno di caserme e di uffici matricola. Per loro è scattato il ripristino del carcere, come chiesto e ottenuto dalla...
Tornano in carcere. Dopo sedici mesi, si sono presentati all’interno di caserme e di uffici matricola. Per loro è scattato il ripristino del carcere, come chiesto e ottenuto dalla Procura di Napoli. Eccoli i vertici della famiglia Moccia, a distanza di pochi giorni dalla condanna firmata dai giudici della settima sezione penale del tribunale di Napoli: avrebbero organizzato summit clandestini tra imputati, veri e propri raduni tra i vertici della dynasty. Una violazione dei dispositivi firmati nell’estate del 2025. Dopo le condanne, dunque, le manette. Il Tribunale ha accolto la richiesta del pm della Dda di Napoli Ivana Fulco e del pm della Dna Ida Teresi (quest’ultima da due anni in forza alla Procura nazionale guidata da Gianni Melillo, che all’epoca della sua guida dell’ufficio inquirente napoletano aveva dato inizio all’inchiesta) e ha ricalibrato l’orologio della giustizia.
Pene durissime, più o meno in linea con le richieste del pool anticamorra. Dunque: si sono consegnati in caserma Antonio Moccia (condannato a 30 anni di reclusione), 24 anni per Angelo (parliamo del boss della dissociazione dei primi anni Novanta), 21 anni per Luigi; 16 anni per Gennaro, figlio di Angelo Moccia. Pochi minuti dopo il verdetto di primo grado, è stato Antonio Moccia a spiegare ai giornalisti il proprio punto di vista: «Rispetto i giudici e il loro lavoro, siamo pronti a fare appello»; e il fratello Angelo: «In altri processi siamo stati assolti, faremo appello».
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La svolta
Associazione camorristica, riciclaggio, turbativa d’asta le accuse al centro del processo. Pienamente condiviso l’assunto della Dda di Napoli: i Moccia vengono indicati come esponenti della più potente consorteria radicata sull’asse Napoli-Roma. Per anni avrebbero ripulito soldi sporchi, grazie a flussi economici infiltrati nel circuito delle imprese all’ombra degli appalti per l’ammodernamento delle reti ferroviarie. Inchiesta dei carabinieri del Ros, circa sessantamila pagine di intercettazioni, 16mila pagine di verbali di collaboratori di giustizia, un processo che ha avuto una storia complicata. Atti a Napoli nord, poi di ritorno a Napoli, vari cambi di collegio, richieste della Procura a celebrare più udienze, ma anche la disponibilità degli avvocati ad acquisire le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, senza procedere a lunghe udienze di esame e controesame. Poi tra fine luglio e inizio agosto le scarcerazioni per decorrenza dei termini di custodia cautelare: in pochi giorni lasciarono la cella gli esponenti della famiglia Moccia (decorrenza dei termini anche per Filippo Iazzetta, condannato a 21 anni di reclusione come presunto reggente del clan nato ad Afragola), oltre ad altri dieci imputati in quel periodo detenuti. Per tutti e quindici la settima sezione del Tribunale di Napoli ha stabilito il ripristino delle condanne
La saga
Una storia che parte da lontano. Dalla metà degli anni Settanta, quando la famiglia Moccia finisce al centro di una sorta di scontro interno alla cittadina di Afragola. Uno scenario di terrore che verrà ricostruito nel romanzo autobiografico da Angelo Moccia, a sua volta protagonista di una dissociazione che fece scalpore. Ricordate cosa accadde all’inizio degli anni Novanta? Angelo Moccia decise di distaccarsi dalla Nuova Famiglia, cartello nato in funzione anticutoliana che aveva contribuito a creare (forte del suo legame con Pasquale Galasso, oggi pentito), inaugurando una strategia che verrà seguita anche in altri contesti geocriminali. Secondo la Dda di Napoli, si sarebbe trattato di una manovra strumentale e di facciata, dunque poco aderente alla realtà.
La dynasty
Indagini del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli contenute nell’ordinanza con la quale la VII sezione penale del Tribunale di Napoli ha ripristinato le misure cautelari. Grazie a un sistema di videosorveglianza, sono stati filmati incontri tra il 2025 e il 2026, anche nei pressi delle abitazioni del clan Moccia. Agli atti anche reiterate visite tra alcuni imputati, riunioni con persone coinvolte altre vicende giudiziarie del sodalizio e frequentazioni con persone condannate per associazione mafiosa o altri reati. Documentati anche i contatti tra Antonio, Luigi e Gennaro Moccia e altre persone indicate nell’ordinanza, in un quadro di relazioni che, per i giudici, assume rilievo: tanto da far scattare di nuovo le manette.