Incidente treni Spagna, i sopravvissuti all?inferno: «Urla e corpi ovunque come in un film horror»
Il Mattino

Incidente treni Spagna, i sopravvissuti all?inferno: «Urla e corpi ovunque come in un film horror»

Giovedì 29 ottobre 2026
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«Una donna è morta tra le mie braccia. Era a terra, infreddolita. Ho cercato di aiutarla, ma non c'è stato nulla da fare». La voce di Joaquín Torres si spezza...

«Una donna è morta tra le mie braccia. Era a terra, infreddolita. Ho cercato di aiutarla, ma non c'è stato nulla da fare». La voce di Joaquín Torres si spezza al telefono.

Il celebre architetto spagnolo piange mentre racconta ciò che ha visto, ciò che ha provato a fare e che, nonostante tutto, non è bastato. È sopravvissuto allo scontro tra due treni ad alta velocità, un convoglio Renfe e uno Iryo che trasportavano 554 persone, ma da quelle lamiere è uscito con immagini che difficilmente riuscirà a cancellare.

APPROFONDIMENTI Incidente treni Spagna, proseguono i soccorsiSalvaSalvata

La donna morta tra le sue braccia, le grida dei feriti, il buio dopo l'impatto. E quella domanda che torna in chi è riuscito a salvarsi: perché io sì e gli altri no? La tragedia ferroviaria avvenuta ieri in Spagna ha lasciato dietro di sé decine di vite spezzate.

Tra i superstiti anche un italiano: Antonio Narciso, studente pugliese che ha scritto sui suoi social: «Ci tengo a tranquillizzare tutti: sto bene. Mi sono messo subito a disposizione qualificandomi come volontario della Protezione civile italiana e ho aiutato chi potevo».

«Credo di essermi salvato per miracolo, perché al momento dell'impatto ero in bagno». Torres viaggiava nella carrozza numero 5, accanto alla 6, devastata dalla collisione. Era diretto a Siviglia insieme ad alcuni colleghi architetti per un appuntamento di lavoro. Un viaggio come tanti, interrotto in pochi istanti.

«Non vedevo nulla. Sentivo soltanto le urla e non sapevo se i miei colleghi fossero vivi o morti». Nel caos ha cercato di raggiungerli, poi di prestare soccorso agli altri passeggeri. Descrive le ultime carrozze come un luogo irriconoscibile. «I vagoni 7 e 8 erano un massacro». Racconta di persone intrappolate, di feriti che chiedevano aiuto, di corpi tra i rottami.

Anche lui è rimasto ferito: ha riportato una lussazione all'anca, già sottoposta in passato a interventi chirurgici per l'impianto di una protesi. Ma è il dolore degli altri a occupare quasi interamente il suo racconto. Soprattutto quello di una donna che ha provato a soccorrere e che ha visto morire senza poter fare nulla per salvarla.

Su uno dei treni viaggiava anche Manuel Bandera, noto attore spagnolo, diretto da Madrid a Siviglia per le riprese della quarta edizione del programma televisivo "La Gran Audición", in onda su Canal Sur. «È stata l'esperienza più orribile della mia vita. Mi sento come rinato», racconta.

Era nella carrozza numero 1 dell'AVE e ricorda soprattutto la violenza dell'impatto. «Sono stato sbalzato contro il sedile davanti a me. Poi ho sentito il treno sbandare e pregavo soltanto che la carrozza non si ribaltasse. Abbiamo rotto il finestrino e siamo usciti. Sembravamo degli zombie in un campo di ulivi».

Eduarda, invece, viaggiava sull'Iryo insieme ai suoi due gatti. «Ero tranquilla, poi c'è stata una frenata violentissima e sono finita in avanti insieme al sedile», ha raccontato alla trasmissione radiofonica Hoy por Hoy. È uscita illesa, ma quello che ha visto fuori dalle carrozze continua a perseguitarla.

«C'erano persone che piangevano, altre che non riuscivano a uscire. Si vedevano morti sotto i treni. Urla ovunque. Un orrore». Ricorda un uomo schiacciato sotto il convoglio, del quale riusciva a vedere soltanto le gambe. «La cosa peggiore è stata uscire e vedere tutto quello che era successo».

Gli aiuti

Jesús Jerónimo, 54 anni, stava lavorando invece al computer nella carrozza numero 2 dell'altro treno. «Ho avvertito un'accelerazione violentissima e sono finito contro il sedile davanti», ha raccontato. «Le persone venivano sbalzate via. Abbiamo capito che il treno era deragliato».

Poi la fuga, lentamente, tra i sedili e i bagagli sparsi, anche fuori dai finestrini. Proprio come racconta un muratore che lavorava in un edificio agricolo nelle vicinanze. Ha sentito lo schianto ed è corso verso i binari. «La gente cercava di uscire dai finestrini», racconta.

E mentre i sopravvissuti provano a fare i conti con ciò che hanno visto, per tante famiglie l'incubo continua. Si cercano figli, fratelli, genitori: tra cui tre italiane. Per raccogliere le segnalazioni è nato il sito "Buscar Familiares", che riunisce le richieste d'aiuto.

Una piattaforma nata dal basso e dedicata alla ricerca delle persone di cui non si hanno notizie. Un tentativo di dare voce a chi aspetta ancora una risposta.

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