Caivano, minacce a don Patriciello. Il prefetto: «Scorta rafforzata e più controlli»
Il Mattino

Caivano, minacce a don Patriciello. Il prefetto: «Scorta rafforzata e più controlli»

Lunedì 16 febbraio 2026
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Al termine della messa di mezzogiorno, ieri, don Maurizio Patriciello, prima della benedizione, ha preso il microfono e rivolgendosi ai fedeli ha detto: «Voglio dirvi una cosa... E...

Al termine della messa di mezzogiorno, ieri, don Maurizio Patriciello, prima della benedizione, ha preso il microfono e rivolgendosi ai fedeli ha detto: «Voglio dirvi una cosa... E preferisco farlo di persona. Sabato tra la posta arrivata, tra le bollette da pagare, c’era una busta indirizzata a me, e una volta tanto anche il mio cognome era scritto correttamente. Dentro c’erano alcune foto che mi ritraevano e una della premier Giorgia Meloni, cerchiata di rosso. È un lettera minatoria». Una vicenda che sin dal mattino aveva fatto scattare l’allarme con la convocazione d’urgenza ieri sera del Comitato per l’ordine e la sicurezza con il prefetto Michele di Bari, prima in Comune poi in parrocchia, presenti il Procuratore Domenico Airoma e il vescovo di Aversa Angelo Spinillo. Deciso il potenziamento della scorta a don Patriciello e l’intensificazione dei controlli a Caivano. La situazione è ritenuta preoccupante.

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Ma torniamo alla lettera e al racconto di don Patriello ai fedeli: «Ora vi leggo il contenuto senza omettere niente... “Tu e il tuo amico giornalista Adriano Cappellari, siete delle merde. La dovete finire altrimenti penseremo noi a farvi tacere per sempre. Tieniti pronto che ve la faremo pagare. E al tuo amico giornalista devi dire di smetterla di fare il c...e perché non lo vuole capire nemmeno lui. Tenetevi pronti... bastardi, vi uccideremo. E sarà bellissimo. E non mancheremo di sistemare anche la tua amica bionda e c'è la foto di Giorgia Meloni».

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La reazione

Nella chiesa è sceso un gelido silenzio. Don Maurizio ha spiegato che il giornalista, un giovane che lavora al quotidiano veneto L’Altopiano, lo aveva conosciuto da qualche mese, e per questo si è sentito in obbligo di avvisarlo delle minacce ricevute. E qui la vicenda diventa misteriosa. Don Maurizio racconta: «Adriano Cappellari mi ha risposto: “don Maurizio sono sconvolto. Da novembre ricevo delle minacce continue nella mia abitazione tanto che ho dovuto mettere le telecamere mentre i carabinieri fanno la vigilanza sotto casa mia. Hanno mandato lettere minacciose nella mia redazione. Non so più che cosa pensare. A dicembre ho ricevuto tre proiettili in una busta per un articolo che avevo scritto”».

«Ma la cosa che più mi ha colpito – ha affermato il parroco del Parco Verde – è il fatto che anche questo giornalista aveva ricevuto già il 30 ottobre, una lettera di minacce di morte anche per me e per la premier Giorgia Meloni, identica nei caratteri di colore rosso, con il testo in maiuscolo. Sono rimasto di sasso. Incredulo. Allora gli ho chiesto come mai non mi avesse avvertito. E lui mi ha risposto di essere stato consigliato dalla polizia a non divulgare».

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Le conseguenze

Così don Maurizio è rimasto scoperto per oltre cento giorni. Eppure questo sacerdote che vive con Vangelo e Costituzione sotto braccio, negli ultimi due anni ha subito un attentato con l’ordigno piazzato di notte accanto al cancello della parrocchia di San Paolo Apostolo, a cui hanno fatto seguito cartelloni con scritte minacciose. Per non parlare della missione intimidatrice di Vincenzo De Luca, suocero del capo del clan Ciccarelli, che sempre di domenica nel corso della messa di mezzogiorno entrò in chiesa con un coltello, subito sequestrato dalla scorta e qualche mese dopo, è arrivato a consegnare a don Maurizio un proiettile mentre il sacerdote distribuiva le ostie: il giorno prima nel Parco Verde ci furono ben due stese, con decine di colpi di kalashnikov.

Prima della benedizione finale, don Maurizio ha detto che ora tra lui e il giornalista c’è «un patto di trasparenza a comunicare quanto di simile abbia a ripetersi». All’uscita della chiesa don Maurizio, che è apparso pallido e provato, con il capo coperto dal cappuccio del giaccone, ha commentato: «Non so che dire. Non riesco davvero a trovare una spiegazione», poi è salito nell’auto blindata.

Le indagini

Per gli inquirenti nessuna pista è esclusa, compresa quella che porta agli anarchici, il cui movimento ha rivendicato gli attentati alle linee dell’Alta Velocità. Sabato è toccata a quella Napoli – Roma, con ritardi superiori alle due ore. A don Maurizio la solidarietà del governatore Roberto Fico e del presidente del consiglio regionale, Massimiliano Manfredi. «Piena vicinanza a don Maurizio, alla presidente Meloni e al giornalista Cappellari. Si tratta di episodi che meritano ferma condanna», scrive Fico. «Auspico che insieme con le iniziative per la sicurezza, si realizzino quelle per il lavoro e lo sviluppo del territorio, che sono fondamentali per sottrarre ogni spazio alla criminalità», aggiunge Manfredi.

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