Ddl stupri, protesta al Plebiscito: Regione e Comune uniti per il no
«Oggi la vergogna più grande è il disegno di legge che va avanti. Proprio quando abbiamo una presidente del Consiglio donna si arretra sui diritti delle donne». Lo ha...
«Oggi la vergogna più grande è il disegno di legge che va avanti. Proprio quando abbiamo una presidente del Consiglio donna si arretra sui diritti delle donne». Lo ha detto il presidente della Regione Roberto Fico a margine del presidio in piazza Plebiscito contro il ddl Bongiorno.
«Lo sappiamo che se non c’è consenso è stupro - ha proseguito - con quello che sta facendo il governo si arretra anche sulla convenzione di Istanbul, ma la Regione farà sì che si superi definitivamente nel nostro Paese una cultura maschilista». Il ddl sarà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale, come annunciato dalla consigliera del gruppo PD Mariagrazia Vitelli.
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Il presidio
“Il sesso senza libera scelta è stupro”: recitava così uno degli slogan lanciati nel corso della manifestazione a cui hanno partecipato associazioni, centri anti violenza, sindacati, istituzioni e società civile. Per Lella Palladino, vicepresidenteFondazione Una nessuna centomila: «È in gioco l’autodeterminazione delle donne, la possibilità di vivere liberamente una sessualità senza violenza e senza stupro». In piazza tante attiviste come Anna Riccardi, presidente Fondazione Famiglia di Maria che sottolinea: «Non è più pensabile che in un Paese democratico come l’Italia e una presidente del Consiglio donna dobbiamo ancora lottare perché il ddl Bongiorno non è a favore delle donne»; e Alessia Schisano, avvocato esperta in diritto di famiglia, secondo cui «la legge va rivista, perché deve essere reintrodotto il concetto di consenso, che riguarda anche l’ambito delle relazioni parentali e coniugali».
Critico lo scrittore Maurizio De Giovanni, che definisce la proposta «una stortura», sostenendo che «solo un governo a trazione maschilista e patriarcale poteva immaginare una modifica del genere». Per la senatrice Pd Valeria Valente «saranno le piazze a dire a Giorgia Meloni di fermarsi», aggiungendo che al Senato il concetto di consenso sarebbe stato sostituito con quello di «volontà contraria», con una differenza sostanziale.
Le voci
Per l’assessore regionale alle pari opportunità Claudia Pecoraro «la libertà delle donne non può essere riscritta al ribasso. Come istituzioni abbiamo il dovere di proteggere le vittime e rafforzare la giustizia». Secondo l’assessore regionale alle politiche sociali Andrea Morniroli «ogni maschio deve interrogarsi rispetto alla relazione con l’altro genere». «Questo ddl - dice Teresa Armato, presidente regionale Pd - è grave perché non protegge più le donne, ci fa arretrare». «La proposta Bongiorno non rispetta i diritti acquisiti in questi anni - tuona Bruna Fiola, consigliera regionale - le donne vanno rispettate, la nostra legislazione ci imporne di dire che dove non c’è consenso c’è reato».
«Bisogna insistere perché si ripristini ciò che è stato scippato a un progetto di legge varato in modo bipartisan», ricorda Enza Amato, presidente del Consiglio comunale. A parlare di «battaglia civile che riguarda tutti per difendere la libertà delle donne» è Nicola Ricci, segretario generale Cgil Napoli e Campania».
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«Il consenso libero e attuale inserito in un primo momento nelle modifiche dell’articolo 609 bis del codice penale non sono semplici parole, ma significa attuare un cambiamento fondamentale nei processi per stupro e nella cultura del nostro Paese», dicono Giovanni Sgambati e Camilla Iovino, rispettivamente segretario generale e regionale Uil Napoli e Campania.