Napoli, trasferimento Nuovo Policlinico. Prudenza dei camici bianchi: «Buona idea ma complessa»
Il Mattino

Napoli, trasferimento Nuovo Policlinico. Prudenza dei camici bianchi: «Buona idea ma complessa»

Lunedì 16 febbraio 2026
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L?idea del trasferimento del Nuovo Policlinico risale addirittura al 1972. E fu poi riproposta nel 2013, ai tempi della giunta Caldoro, quando l?attuale sindaco Gaetano Manfredi era...

L’idea del trasferimento del Nuovo Policlinico risale addirittura al 1972. E fu poi riproposta nel 2013, ai tempi della giunta Caldoro, quando l’attuale sindaco Gaetano Manfredi era rettore della Federico II ed Edoardo Cosenza, oggi assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità di Palazzo San Giacomo, era assessore regionale ai Lavori Pubblici.

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Tredici anni fa, la proposta si riferiva alla delocalizzazione delle strutture sanitarie a Scampia, nell’area delle Vele. Come stanno le cose oggi? È possibile pensare al trasferimento del Nuovo Policlinico in una periferia di Napoli - non necessariamente Scampia - nell’ottica anche della rigenerazione di una nuova fetta di città? Il Mattino ha coinvolto nel dibattito la vicesindaca Laura Lieto e Giovanni Esposito, direttore del dipartimento di Emergenze Cardiovascolari del Nuovo Policlinico, nonché presidente della scuola di Medicina della Federico II.

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I progetti  

Partiamo dalla considerazione del professore Giovanni Esposito, che inquadra il contesto del discorso: «Pochi mesi fa – esordisce – un protocollo d’intesa tra Regione e Federico II ha sancito l’entrata in vigore del Dea». Parliamo, cioè, del Dipartimento di Emergenza e Accettazione dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli: un pronto soccorso universitario e specializzato. «Serve dunque una revisione del Policlinico - prosegue Esposito - Oggi stiamo costruendo il pronto soccorso cardio-toraco-polmonare, che sarà completo prima dell’estate, per 15 milioni. In proposito, c’è già una richiesta inviata alla Regione per il trasferimento di Pneumologia dal Monaldi alla nuova struttura. Inoltre, stanno arrivando nuovi primari e nuovi medici». C’è già un’opera in corso, dunque, ma il discorso è articolato: «Per attivare il Dea - prosegue il presidente della Scuola di Medicina - serve un pronto soccorso generale. Dalla Regione abbiamo ricevuto un finanziamento di 6 milioni dai Fondi Coesione per progettare il Dea. Concordo con Marco Salvatore, ma solo in parte: il Policlinico è stato concepito negli anni ’70, in padiglioni separati. Vanno trovate strutture adeguate per accogliere il Dea. Le strade però sono due: riadeguare il Policlinico. O investire altrove. La vera occasione mancata è stato l’ospedale del Mare, in questo senso. Si poteva spostare lì il Nuovo Policlinico, nella fase di attivazione della struttura, ma l’ospedale ormai ha le sue risorse e le sue funzioni. Lì potevano coesistere realtà ospedaliere e universitarie».

I costi 

Costruire altrove o riadeguare il Policlinico: Esposito fa una stima dei costi delle due strategie: «Se vogliamo costruire un altro ospedale, dovrà essere ben collegato per tutti - argomenta - Non sarebbe semplice, e sarebbe più dispendioso rispetto al riadeguamento del Policlinico. Per riadeguare il Policlinico servirebbero almeno 100 milioni. Per costruire i nuovi ospedali i costi si aggirano invece intorno ai 250 milioni. Non è una scelta semplice, ma bisogna ragionarci».

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Le aree

La vicesindaca Lieto risponde sulla delocalizzazione, concentrandosi su Scampia, e in particolare sull’area delle Vele, sede proposta per il trasferimento del Nuovo Policlinico nel '13: «Per il Lotto M, dove sorgevano le Vele e resterà la Celeste – dice – abbiamo realizzato una variante urbanistica per ripristinare la destinazione residenziale. Per il lotto M sussistono altri progetti di rigenerazione: il ReStart Scampia. Per l’estate di quest’anno consegneremo i primi 150 appartamenti. Per fine ’27 avremo ultimato l’intervento, per circa 500 alloggi. L’area rappresenterà un quartiere residenziale completamente rigenerato, con spazi di aggregazione e servizi sociali. Per la Vela Celeste inizieremo ora un percorso con il territorio per studiare il destino dell'edificio».

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